MONDO FORMAZIONE

Perché l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire la leadership umana

FERRUCCIO FIORDISPINI

23 Ottobre 2019

Di questi tempi infiamma il dibattito sull’intelligenza artificiale, in grado di sostituire, a detta di molti, intere categorie di competenze professionali e lavorative. Stavolta, si sostiene, non avverrà ciò che in realtà è avvenuto nel corso della storia, in particolare negli ultimi due secoli di spettacolare accelerazione tecnologica. Stavolta nuovi mestieri non sostituiranno i vecchi (come successe, tanto per fare uno degli innumerevoli possibili esempi, con i maniscalchi sostituiti dai meccanici, col passaggio dalle carrozze trainate da cavalli alle automobili). Stavolta, si sostiene ancora, l’intelligenza artificiale sostituirà in via definitiva la maggior parte dei mestieri, lasciando milioni o addirittura miliardi di persone senza lavoro (e perciò senza reddito).

In effetti, l’intelligenza artificiale non è soltanto un mix di tecnologie sofisticatissime a disposizione degli esseri umani, tuttavia da questi controllate. Essa è ormai in grado di autoapprendere, ossia di apprendere da se stessa oltre che dall’ambiente esterno e dall’interazione tra gli elementi tecnologici che la compongono, come fosse un organismo autonomo e vivo (vi ricordate HAL nel celebre film 2001 Odissea nello spazio?).

Ebbene, tutto ciò è effettivamente possibile, ma credo che vadano analizzati con maggiore attenzione gli impatti sui ruoli professionali. Ad esempio, nel caso dei ruoli di management (intesi ad ampio spettro, dall’amministratore delegato al direttore di un negozio o alla caposala ospedaliera), l’impatto sarà necessariamente parziale. Sempre e comunque.

Mi spiego meglio: secondo una delle più efficaci e chiare teorie di management (Fayol), le funzioni manageriali si possono sintetizzare in 4 categorie: pianificazione, organizzazione, guida, controllo.

Tutti i manager (ossia tutti coloro che raggiungono i propri obiettivi lavorativi mediante il contributo di un team di collaboratori), nessuno escluso, svolgono quelle 4 funzioni.

Nelle funzioni di pianificazione, organizzazione e controllo i manager saranno sempre più affiancati, se non sostituiti, da “organismi” dotati di intelligenza artificiale, le cui performance inevitabilmente competeranno con – o addirittura sovrasteranno – quelle umane. Ciò è inevitabile, a causa della smisurata maggiore capacità e velocità nell’acquisire e nel gestire enormi masse di dati. Lo stesso motivo per cui ormai da anni nessun giocatore di scacchi è in grado di competere con un computer. Il quale riesce a pianificare le proprie strategie, a organizzare i propri pezzi, a controllare gli effetti delle proprie mosse sulla scacchiera in modo assai più efficace di qualunque super campione umano.

Ma il ruolo di guida, che sostanzialmente si estrinseca nel concetto di leadership, quello no. Quello non sarà mai svolto efficacemente da un computer, da nessun organismo dotato della più strepitosa intelligenza artificiale. E ciò non è dovuto al fatto che esso non sarebbe in grado di apprendere e svilupparsi anche su questo fronte di competenze, ma perché non sarebbe mai in grado di interfacciarsi in modo efficace con la mente umana. La quale è in realtà fondamentalmente irrazionale, governata da meccanismi che sfuggono a qualsiasi logica, suscettibile e imprevedibile.

Il cervello umano, che sostanzialmente è lo stesso da almeno 60 mila anni (epoca in cui molti studiosi collocano la probabile “rivoluzione cognitiva” che ha prodotto la sofisticata capacità di linguaggio che ci contraddistingue), è un complesso organo che funziona su basi elettrochimiche, di una complessità incommensurabile. Funzioni di governo del metabolismo e del sistema immunitario si combinano con le emozioni che invadono incessantemente le nostre esperienze cognitive e con i pensieri logici e immaginativi che in buona parte si creano nella nostra corteccia cerebrale.

Riuscire a influenzare positivamente questi cervelli, in termini di motivazioni, emozioni, passioni, consensi, fiducia, sentimenti, ossia esercitare una leadership attiva e positiva, è possibile solo per altri cervelli umani. In grado di percepire gli stessi mix psicologici e cognitivi.

Una macchina sarà in grado di esercitare una leadership efficace solo su un’altra macchina, che pensa in modo logico e percepisce in modo oggettivo.

La mente umana non pensa quasi mai in modo puramente logico e razionale, e più che percezioni sperimenta “appercezioni” (ossia percezioni trasfigurate dai propri stati mentali, talvolta del tutto soggettivi e allucinanti).

È proprio l’irrazionalità del nostro cervello che ci rende così creativi, e che ha permesso all’uomo di inventare soluzioni nuove per risolvere gli innumerevoli problemi che questi ha affrontato sin dall’alba dei tempi, dall’invenzione della ruota alla stessa creazione dell’intelligenza artificiale.

Per concludere, il ruolo di manager non verrà mai sostituito, perché le menti umane hanno bisogno di altre menti umane. Ma i manager dovranno imparare, soprattutto, se non esclusivamente, ad affinare le proprie competenze di leadership. Sarà questa la grande e forse unica vera competenza che li contraddistinguerà.

Per allenare la leadership, ritengo che sia fondamentale allenare la consapevolezza di quanto ciascuno di noi sia unico nel modo di pensare e nel modo di comportarsi. E di come sia necessario – per costruire relazioni efficaci e uno stile di leadership sostenibile in ogni circostanza – riconoscere, comprendere e rispettare le differenze, le attitudini e i talenti che ognuno può mettere a fattor comune nel lavoro di squadra. Su questo tipo di allenamento per i leader, noi di Emergenetics abbiamo costruito format dedicati, ad alto contenuto esperienziale e fortemente coinvolgenti: per saperne di più e per partecipare alla prossima edizione del 28 novembre a Milano  https://www.emergenetics.com/italy/motm/

 

 

Ferruccio Fiordispini è Country Manager e Master Trainer di Emergenetics, strumenti e metodi basati sulle neuroscienze per lo sviluppo e la valutazione del personale. Una lunga carriera come dirigente d’azienda, in Italia e all’estero; è stato direttore della business school fondata dalla Scuola Sant'Anna di Pisa e presidente del Centro Studi sul Turismo di Assisi. Laurea in Economia a Perugia e MBA a Milano; ex ufficiale istruttore all’Accademia della Guardia di Finanza; è formatore internazionale di AFS Intercultura.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Hbr Italia

Caratteri rimanenti: 2500

Temi più seguiti