MONDO FORMAZIONE

Trasformazione Digitale:
nella Formazione e Sviluppo
gli esempi più virtuosi

MASSIMO BEGELLE

10 Ottobre 2019

La Trasformazione Digitale è oramai sulla bocca di tutti, è diventata una priorità aziendale, un’urgenza operativa che non solo dà origine a seminari e workshop, convegni e ricerche in proposito, ma si impone anche come cambio organizzativo e culturale all’interno delle aziende, stimolando una profonda riflessione sul percorso da tracciare per adeguarsi ed essere competitive in un domani alle porte.
Un percorso imprescindibile, che coinvolge ad ampio raggio tutta la cultura e l’organizzazione aziendale, che richiede nuove competenze e professionalità e che sta cambiando profondamente l’identità non solo delle imprese, ma anche delle professioni. Una trasformazione che viene ampiamente auspicata e trova riscontro soprattutto in alcuni ambiti aziendali – tra cui, in primo piano, la Formazione e la galassia HR – anche se, cifre alla mano, stenta ancora a decollare.

Una recente ricerca di AIDP - Associazione Italiana Direzione del Personale ha rilevato che il 76% degli intervistati è fermamente convinto che l’Intelligenza Artificiale cambierà il mondo HR e che la trasformazione è vicina. Una convinzione che, però, non trova un riscontro immediato nei numeri, che presentano una realtà dove la trasformazione digitale appare, al momento, una rivoluzione solo annunciata.

I dati della ricerca “La Digital Transformation nella Gestione delle Risorse Umane”, condotta da Bearing Point e Talent Garden su oltre 600 People Manager di imprese che operano in Italia, descrivono un panorama ancora confuso, dove il 73% dei manager ammette che all’interno dell’azienda non esiste una strategia relativa alla Digital Transformation. Una quota che però cala al 58% quando i manager coinvolti sono HR, a testimonianza di quanto la funzione HR sia più ricettiva e consapevole dell’importanza strategica di un adeguato allineamento in chiave digitale.
Ma, se dalla teoria si transita alla pratica, i risultati non sono incoraggianti: solo il 28% dei manager si percepisce in fase di sperimentazione; una quota ancora minore, il 13%, si percepisce in fase di implementazione e solo uno sparuto 3% dei manager HR – che, ricordiamolo, sono risultati comunque più sensibili e attenti alla tematica rispetto ai colleghi di altre funzioni – sente di stare integrando le diverse metodologie a livello avanzato.
E, se la cifra di un misero 3% può apparire sconfortante, l’atteggiamento più costruttivo è quello di analizzare ed esaminare i dati che disegnano elementi positivi e indicano la strada di una proficua evoluzione.

Proviamo ad analizzare e a esplorare, all’interno della galassia HR, il grande comparto dell’Apprendimento e Sviluppo, quello più ricettivo e proattivo che lancia segnali di apertura e implementazione di buon auspicio. In questi ambiti, ci si auspica un HR che riconosca il valore delle reti informali interne all’organizzazione per capitalizzarne la conoscenza generata e promuova la creazione di una vera Professional & Learning Community digitale. Adottando tale strategia, si arriva alla creazione di circoli virtuosi di apprendimento e sviluppo che non solo portano a un aumento della conoscenza, ma generano anche un forte senso di inclusione e appartenenza. E, allora, i dati diventano incoraggianti.

Secondo la recente ricerca HR Best Practice Survey 2019 di Top Employers Institute (l’ente certificatore che analizza, valuta e certifica a livello globale le aziende eccellenti per condizioni di lavoro e politiche innovative in ambito Risorse Umane), esistono infatti “isole felici” all’interno del mondo HR, dove la digitalizzazione si presenta come pratica matura e consolidata.
In ambito Formazione e Sviluppo, ad esempio, il 50% delle aziende fornisce un supporto digitale dove i dipendenti possono reperire informazioni su corsi e programmi, monitorare i propri progressi e confrontarsi con i colleghi; e il 43% dispone di Mobile Learning, ovvero erogazione di materiale di apprendimento su dispositivi mobili e App dedicate.
Cifre che portano a ben sperare, anche se rimangono comunque inferiori alla media europea, che vede il 64% di aziende attrezzate a livello digitale in ambito Formazione.
Un gap del 14% che ci si augura possa essere colmato in tempi brevi, come peraltro lascerebbero ben sperare i dati di crescita di un altro elemento relativo al “mobile learning”, ovvero l’erogazione di materiali di apprendimento su dispositivi mobili o tramite app dedicate.
Infatti, i dati italiani sono in costante crescita (+10% da un anno all’altro) e registrano soprattutto un importante 75% di apprendimento informale in azienda, che affianca o talvolta sostituisce le modalità d’aula e apre le porte a sinergie e modalità più agili e friendly. Infine, è da sottolineare un promettente 46% di dipendenti che si formano in modalità “informal learning”, per almeno 30 minuti al giorno: una formazione smart, che può verificarsi in azienda come a casa, in viaggio, in situazioni condivise che portano a confronti e sinergie fruttuosi, i quali si traducono in una crescita di conoscenza e quindi in vantaggio personale e aziendale.

 

 

Massimo Begelle è Country Manager Italia Top Employers Institute

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