MONDO FORMAZIONE

Il valore della memoria e dell’apprendimento continuo nell’innovazione personale

FERRUCCIO FIORDISPINI

12 Agosto 2019

Esattamente 10 anni fa scrissi per Harvard Business Review un articolo dal titolo “Il paradossale percorso della formazione”, dove sostenevo che, se la carriera lavorativa deve prolungarsi per cinque decenni e più, occorrerà prepararsi ad ammettere una o più pause pluriennali e a cambiare radicalmente lavori e tipologie di impiego.

Soprattutto sostenevo che lo schema rigido delle tre età (giovani=studi; adulti=lavoro; anziani=pensione), modello tipico delle società sviluppate del XX secolo, non è più sostenibile, sia dal punto di vista finanziario sia da quello sociale, oltre che umano.

Mi domandavo se non fosse necessario impostare un percorso educativo permanente che prevedesse continui “ritorni a scuola”, a 30 anni, a 40, a 50, a 60 ecc. Non mi riferivo alla semplice e riduttiva “formazione permanente”, incentrata su un paio di giornate di tipo semi-motivazionale oppure brevi lezioni per acquisire i tanto vituperati “crediti” o, peggio ancora, pseudo aggiornamenti online di un paio d’ore. Mi riferivo a una vera e propria rivoluzione del sistema educativo, per far sì che le persone a tutte le età frequentassero dei lunghi, seri e consistenti programmi formativi di riqualificazione e, direi, di “innovazione continua personale”.

Credo che questa prospettiva sia più attuale che mai, malgrado il simpatico aforisma enunciato da Jack Ma, che circola abbondantemente sui social network. Il mitico fondatore del gigante cinese Alibaba, infatti, suggerisce di scandire le fasi della vita in modo sagace e pragmatico, ma un po’ troppo schematico, concludendo che dai 60 anni in poi la priorità è il proprio benessere, fisico e mentale. “Andate al mare!”, ci esorta, aspettandosi probabilmente facili grida di approvazione corale.

Avere una vita attiva oltre i 60 anni (non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche e soprattutto da quello educativo) non significa non poter andare al mare… anzi.

Anche Lynda Gratton e Andrew Scott, nel loro recente libro The 100-year life, sostengono che la rapida crescita della speranza media di vita verso i 100 anni porterà gli individui a dover impostare la vita stessa in più fasi; le nuove strutture delle relazioni familiari e il fatto che l'età non sarà più un elemento discriminante inizieranno a sovvertire l’isolazionismo generazionale tipico del classico schema a tre fasi.

In una vita in tre fasi ci sono due passaggi chiave: dall'istruzione all'occupazione e dall'occupazione alla pensione. Con più fasi ci saranno inevitabilmente più transizioni. Esattamente ciò che dicevo io dieci anni fa.

Possiamo concordare sull’esigenza che le persone siano in grado di reinventarsi continuamente, soprattutto siano in grado di apprendere cose nuove fino a tarda età, assai oltre i 60 anni.

Molti però ritengono che la mente di un anziano non sia in grado di apprendere come quella di un giovane. Mi voglio perciò soffermare sul tema dell’apprendimento (anche quello di tipo formale), utile e indispensabile a qualunque età, con un’importanza e un impatto addirittura crescenti all’aumentare dell’età stessa. E di come le moderne neuroscienze siano in grado di dimostrare questa affermazione.

Prendiamo il caso della memoria, uno degli elementi fondamentali del processo di apprendimento. È emerso, grazie ai più recenti studi sul funzionamento del cervello, che invecchiando non dobbiamo aspettarci solo perdite di memoria. L’età avrebbe più a che fare con una ristrutturazione della memoria che con una sua demolizione.

Come scrive la neuroscienziata tedesca Hannah Monyer, nel suo libro La memoria geniale, la memoria, quando invecchia, non rappresenta un ostacolo per la nostra vita, ma anzi un elemento che ci aiuta a gestire adeguatamente i compiti stabiliti e a portarli a termine. Essa si dimostra una specie di agente del nostro futuro. Monyer usa una brillante metafora per spiegare questo concetto: “Immaginate di riempire il frigorifero di ogni ben di Dio, prendete un libro di ricette e, quando riaprite lo sportello, scoprite che all’interno non ci sono più le cose come le avevate disposte... ora sono tutte in perfetto ordine e pronte all’uso in base al piatto che volete preparare”.

La memoria funziona proprio così: non esiste per nascondere il vissuto dentro ai suoi “cassetti” e per tenerlo lì, bensì per rielaborarlo costantemente e quindi renderlo utile per il futuro; segue una logica che guarda avanti, anche e soprattutto quando ha a che fare con cose che abbiamo vissuto in precedenza e che diamo per concluse da un pezzo.

È evidente che con il crescere dell’età la ricchezza, la varietà e la qualità degli ingredienti “stipati nel frigorifero” aumenta. Nuovi elementi, nuove conoscenze, nuove nozioni arricchiscono il “frigorifero” e lo rendono ancora più interessante e foriero di idee e soluzioni.

Tutto ciò può sembrare di un’ovvietà disarmante. In realtà l’orientamento generale dei datori di lavoro, delle rappresentanze sindacali e del mondo della politica è quello di sminuire il ruolo dei lavoratori anziani e talvolta di incentivare in tutti i modi la loro espulsione e il pensionamento. Come minimo, vige uno scetticismo assoluto sulla necessità di investire nella formazione e nello sviluppo di lavoratori anziani. Nulla di più sbagliato, per i motivi suddetti. 

Peraltro, non va neanche commesso l’errore opposto, ossia quello di pretendere che i circuiti neuronali delle persone adulte e over 60 si comportino esattamente come quelli dei quindicenni.

Per creare nuove sinapsi e nuove connessioni neuronali mielinate, e quindi robuste e veloci, in altri termini per apprendere in modo efficace ed efficiente, il cervello di un adulto ha bisogno di forti stimoli motivazionali ed emotivi. I neuroni, che altro non sono che “pompe” elettriche che scaricano neurotrasmettitori, hanno bisogno di stimoli forti per accendersi quando non sono più così giovani. È necessario perciò progettare programmi e interventi formativi di tipo esperienziale, coinvolgenti, con forte interazione sociale e interpersonale

Per parlare di memoria, di opportunità di apprendimento e di rigenerazione a tutte le età, Emergenetics organizza un convegno a Milano il 18 ottobre: www.emergenetics.com/italy/memoria-geniale/

Ferruccio Fiordispini è Country Manager e Master Trainer di Emergenetics, strumenti e metodi basati sulle neuroscienze per lo sviluppo e la valutazione del personale. Una lunga carriera come dirigente d’azienda, in Italia e all’estero; è stato direttore della business school fondata dalla Scuola Sant'Anna di Pisa e presidente del Centro Studi sul Turismo di Assisi. Laurea in Economia a Perugia e MBA a Milano; ex ufficiale istruttore all’Accademia della Guardia di Finanza; è formatore internazionale di AFS Intercultura.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Hbr Italia

Caratteri rimanenti: 2500

Temi più seguiti

Partner center