MONDO FORMAZIONE

LE QUATTRO ABILITÀ DEL LEADER

ROBERTO CERÈ

31 Maggio 2019

Ci sono migliaia studi sulla leadership moderna. Praticamente sappiamo tutto quello che c’è da sapere su come dovrebbe essere un leader, ma resta il fatto che di leader in giro ce ne sono pochi. Come mai? Perché è difficile essere dei leader e ancor più difficile è mettere in pratica i princìpi della leadership.

Ma andiamo a vedere le definizioni di leader sulle quali bene o male tutti gli studiosi concordano. Alcune di queste sono:

•    il leader è colui che conduce;

•    il leader è colui che va per primo;

•    il leader è colui che ha la capacità di innalzare dando valore;

•    il leader fa la cosa giusta, mentre il manager fa le cose bene.

E poi c’è la definizione del generale Norman Schwarzkopf che intende la leadership come: “la capacità di mettere in condizione le persone di fare spontaneamente più di quanto farebbero”. Una definizione affascinante, che sposta l’attenzione, dal sé – del leader – all’impatto che il suo agire ha sugli altri. Ed è proprio questo l’oggetto di interesse della comunità scientifica moderna: non più lo studio della leadership come puro esercizio accademico quanto invece il suo impatto nel sistema.

Andiamo ad analizzare quali sono i quattro elementi chiave per chi ha il privilegio o l’onere della leadership e del comando. Da che cosa è costituita la leadership duratura? Da quattro elementi discriminanti:

•    Abilità personali (legate al ):  competenze, capacità, abilità.

•    Abilità relazionali (legate agli altri): capacità di influenzare, persuadere, convincere, coinvolgere.

•    Abilità strategiche (legate alla visione): capacità di pianificare, indirizzare, prospettare, conseguire obiettivi.

•    Abilità sistemiche (legate al sistema): capacità di includere gli interessi di tutti gli attori coinvolti, in modo ecologico e funzionale.

 

Abilità personali

Il leader deve essere competente, non necessariamente il migliore in ogni campo, ma nel suo settore deve possedere una preparazione completa, precisa e aggiornata.

Il leader, oltre a essere competente, deve essere capace di gestire il proprio stato emotivo. È in grado di sopportare elevati carichi di stress. Quando non riesce a cambiare il proprio stato emotivo è comunque capace di gestirlo.

Se pensiamo alle persone che hanno guadagni importanti, molto elevati, troviamo che tutte loro (imprenditori, manager, attori, rock star, atleti…) hanno una cosa in comune: la capacità di gestire carichi di stress che altri non saprebbero contenere: cantare davanti a 50.000 persone; tirare un rigore decisivo; prendere decisioni critiche; recitare davanti a una telecamera…

Potete essere i migliori del mondo, ma se nel momento dell’esecuzione vi tirate indietro perché avete paura o l’agitazione non vi consente di ricordare quello che dovete dire o dovete fare, o vi vergognate perché vi guardano tutti… non state mettendo in atto le vostre competenze.

È capitato almeno una volta a tutti gli studenti universitari di presentarsi all’esame, fare scena muta davanti alla domanda del docente, essere respinti e poi… ricordarsi la risposta dopo che la tensione era passata. Questo è accaduto perché lo studente non era nello stato mentale/emotivo giusto.

 

Abilità strategiche

Le abilità personali da sole non servono a molto se non vengono usate in funzione di una strategia. Il leader ha la capacità di porsi obiettivi strategici. Agisce in funzione di ciò che è utile. Ragiona partendo dalle conseguenze delle sue azioni sugli altri.

Pensiamo alle grandi abilità strategiche di Gandhi: fare la guerra contro l’esercito britannico avrebbe certamente portato al fallimento. Quindi ha deciso di adottare la strategia della non-violenza, non perché lui non fosse violento, ma perché diversamente avrebbe di sicuro perso. In questo modo ha attirato l’attenzione del mondo, mettendo gli inglesi in imbarazzo e quindi in condizione di doversi ritirare. Ma per realizzare questa strategia ha dovuto convincere un intero popolo, e questo ha richiesto abilità relazionali.

 

Abilità relazionali

Le capacità strategiche passano attraverso le abilità relazionali. Il leader ha la capacità di entrare in relazione con gli altri e di creare rapporti di fiducia e stima.

Con la persuasione si arriva a una soluzione vincente per entrambe le parti. Con la manipolazione solo una delle parti trova soddisfazione: il manipolatore. 

Le abilità relazionali si basano sulla capacità di farsi capire.

 

Abilità di pensiero sistemico

Il leader ha la capacità di pensare a tutto il sistema. Ci sono tre livelli di pensiero:

1.   Ego-centrico: il centro sono io: ci sono tre caramelle, le mangio tutte e tre io.

2.   Etno-centrico: il centro è il gruppo: a volte per valorizzare la mia etnia danneggio il sistema di cui faccio parte. Nelle aziende spesso ci sono lotte intestine tra reparti. Per difendere il proprio team o reparto a volte si danneggiano tra loro.

3.   Sistemico: il centro è il sistema, che viene così valorizzato: faccio gli interessi del sistema.

In natura il leone caccia esattamente il numero di gazzelle che serve per sfamare il suo branco, non una di più. Tra l’altro, vengono sacrificate solo le gazzelle più deboli, rafforzando di fatto il branco delle gazzelle, che a loro volta garantiscono la protezione dalle iene.

Le abilità di pensiero sistemico sono indice della maturità del leader. Se pensiamo a Gandhi o a Nelson Mandela, hanno avuto sicuramente un pensiero sistemico a guidare le loro decisioni che hanno rafforzato i Paesi e il mondo nel quale hanno vissuto.

Secondo la legge della varietà indispensabile, ogni sistema valorizza il componente che contribuisce al benessere del sistema stesso. In altre parole, il potere è dato a coloro che sono al servizio degli altri.

Un buon leader si chiede costantemente due cose:

•    In quale di queste quattro abilità sono più forte?

•    In quale di queste quattro abilità ho bisogno di migliorare?

 

Questi temi verranno affrontati nell’evento Leadership Academy Montecarlo (https://www.leadershipacademymicap.com)

La Leadership Academy si terrà a Montecarlo in 5 giorni intensivi dal 16 al 20 ottobre, con ospiti eccellenti.

Questa edizione è speciale perché si può partecipare con una piccola donazione destinata alla realizzazione dell’orfanotrofio per bambini sieropositivi nella città di Pangani, in Tanzania. Sarà una grande raccolta fondi: 1.800 partecipanti che per 5 giorni verranno guidati alla propria strategia di leadership, nel business e nella vita.

 

 

Roberto Cerè è presidente della Fondazione MICAP for Children ONLUS, impegnata nella realizzazione di progetti rivolti ad aiutare bambini in difficoltà. Autore best-seller con i libri Se vuoi puoi, Storie impossibili, Io ci sono e Business intelligente, è stato per anni l’executive coach della Scuderia Ferrari, di Gucci, Mattel, Benetton. Laureato in Economia aziendale, è presidente del MICAP – Master internazionale in coaching ad alte prestazioni. I suoi programmi formativi sono seguiti da migliaia di persone ogni anno.

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