MONDO FORMAZIONE

APPRENDERE IL MAGICO POTERE DI RICOMINCIARE

ODILE ROBOTTI

06 Maggio 2019

Quanti amici, conoscenti e colleghi avete che negli ultimi dieci anni hanno dovuto lasciare il loro lavoro? Quante persone hanno condiviso con voi in confidenza il tormento di un licenziamento, di un cambiamento di ruolo organizzativo imposto, di un’attività che non riusciva mai ad arrivare al pareggio e doveva essere chiusa? Quanti ancora vi hanno raccontato di sentirsi, professionalmente parlando, in un vicolo cieco, frustrati e non realizzati, eppure di non riuscire a fare marcia indietro e a uscirne? E quanti altri invece vi hanno raccontato, trepidanti, di avere un’idea di business in cui credevano o un’offerta di lavoro interessante ma rischiosa, e di esitare di fronte all’azzardo, pur convinti che fosse l’occasione che aspettavano?

Le carriere prevedibili e lineari non esistono più, nascono nuove professioni e altre ne muoiono a una velocità senza precedenti, le imprese si ristrutturano e si reinventano con cicli sempre più brevi, si creano finestre di opportunità allettanti quanto rapide a dissolversi se non sono colte al volo. L’incertezza è diventata lo status quo e, allo stesso tempo, viviamo in un’era che offre grandi possibilità e in cui il mondo, almeno per certi aspetti, è stato “appiattito”. Siamo preparati a vivere in questa nuova normalità?

La domanda richiederebbe una risposta articolata; provo qui ad affrontare la questione in modo parziale, dalla prospettiva di una dimensione poco esplorata, quella della capacità di affrontare nuovi inizi. Ho scelto questa visuale particolare perché dover ricominciare molte volte nel lavoro, talora facendo il pivot su noi stessi per cambiare direzione, sarà sempre più indispensabile per restare rilevanti e capiterà spesso nel corso dell’esistenza, per necessità o per volontà, anche nella seconda metà della vita. La mia personale osservazione (basata sulla mia attività di formatrice, coach e consulente) è che la maggior parte delle persone abbia delle resistenze nel farlo, in particolare gli over 50. Ci tengo a precisare che le difficoltà degli ultra-cinquantenni hanno poco a che fare con una presunta rigidità mentale dovuta all’età e molto a che vedere con il fatto di provenire da un mondo più stabile e lineare.

Ricominciare nel lavoro non è solo un problema di competenze. Certo, sempre di più dovremo rinnovarle frequentemente e profondamente, senza dubbio il re-skilling porrà sfide senza precedenti (convertire operai in lavoratori nei servizi è più facile che convertire entrambi in programmatori), ma è solo uno degli aspetti da affrontare e non è il primo.

Ricominciare daccapo infatti non è solo questione di apprendere una nuova professione o di cambiare il modo di svolgerla. Per ricominciare bisogna accettare di ridiventare studenti, addirittura principianti, in quella che molti vivono come un’esperienza destabilizzante, a volte addirittura sentita come un declassamento e una perdita della propria identità. Questo è uno degli ostacoli principali che bloccano o fanno deragliare i nuovi inizi perché, proprio quando dovremmo attivare le nostre capacità cognitive per imparare qualcosa di nuovo, le nostre emozioni rischiano di boicottarci. Sono convinta che ciò che manca spesso non siano la flessibilità e la capacità cognitiva, ma proprio la convinzione di poter ricominciare e la volontà di farlo.

Nell’aiutare molte persone ad affrontare nuovi inizi ho capito alcune semplici verità. La prima è che saper ricominciare nel lavoro e nella vita rende più liberi di scegliere e conferisce potere, mentre la paura di cominciare daccapo è una camicia di forza che immobilizza e non permette di evolvere né di andare avanti. La seconda è che bisogna affrontare i nuovi inizi in modo consapevole e con metodo. Just do it è un bello slogan, ma qui non funziona. Analizzando vari casi ho identificato tre fasi fondamentali e consiglio di transitarle tutte, ognuno alla propria velocità.

Per chi ricomincia, spesso la partenza è la cosa più difficile. La prima fase di un nuovo inizio è la più dispendiosa di energia perché richiede di vincere la resistenza che ci tiene ancorati saldamente al passato. Per riuscirci, dobbiamo anzitutto togliere il “freno a mano”, cioè tutto ciò

che ci blocca e fare il pieno di energia, cioè imparare a ricaricarci continuamente senza aspettare che lo facciano gli altri. Qualsiasi nuovo inizio non può avere successo senza aver riempito il serbatoio di benzina.

La seconda fase è quella in cui ci si ricostruisce mettendo insieme i pezzi (a volte sono cocci perché si è rotto qualcosa) e in cui si racconta la propria nuova identità al mondo. Non sempre, ma spesso, ci sono delle ferite e bisognerebbe accoglierle, senza esitazioni e imbarazzi, nella nostra storia personale. Esse sono la ricapitolazione della nostra storia, un doloroso ma importante fondamento di ciò che siamo e andrebbero indossate con orgoglio, come medaglie. Purtroppo non tutti lo fanno e questo rende più difficile il nuovo inizio.

La terza fase è quella del rinnovamento. Ma non basta identificare e riuscire ad apprendere le nuove competenze e i nuovi comportamenti richiesti, serve anche diventare imprenditori di sé stessi, cioè prendere in mano la propria vita e carriera in modo molto proattivo e iniziare a coltivare una mentalità orientata alla crescita, cioè, secondo la teoria di Carol Dweck, professoressa di psicologia a Stanford, la capacità di vedere nelle sfide la possibilità di migliorarsi.

Dopo aver esplorato insieme ai diretti interessati diversi nuovi inizi e aver imparato da loro molte lezioni (che ho provato a distillare nel mio recente libro Il magico potere di ricominciare, Mind Edizioni, 2019), sono giunta a una conclusione: è meglio imparare a ricominciare prima di averne bisogno, in modo preventivo. Sappiamo infatti che prima o poi ci servirà e che, a quel punto, sarà meglio non avere incertezze né esitazioni ma saperlo fare con scioltezza, serenità e competenza. Nel XXI secolo saper ricominciare dovrebbe essere parte dell’alfabetizzazione di ciascuno di noi, perché ci dà potere e ci rende liberi.

Di questo tema parleremo il 15 maggio, alle 21, a Milano in un incontro presso la Casa della Cultura, in via Borgogna 3. Presenterà l’incontro il direttore di Harvard Business Review Italia Enrico Sassoon.

 

    

Odile Robotti è Amministratore unico di Learning Edge e autrice del libro di recente pubblicazione Il magico potere di ricominciare, Mind Edizioni, 2019

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