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Insegnare il Fintech: come formare i manager all’innovazione finanziaria

MICHELE GIORNI

24 Gennaio 2019

Fintech: un vocabolo che sta lentamente entrando nel gergo comune eppure il vero significato del termine sfugge ai più. Di cosa si tratta esattamente?

Il termine Fintech è figlio della rivoluzione digitale che stiamo vivendo. In realtà esso è il risultato della fusione di due parole: finance e technology. Significa letteralmente “fare finanza” facendo ricorso alla tecnologia. È innegabile come la tecnologia stia cambiando le abitudini di consumo, contaminando settori che sembravano ormai maturi, come ad esempio l’industria dei servizi finanziari.

Il mercato è in grande fermento e gli operatori del Fintech sono estremamente vivaci. Certamente, non mancano i detrattori. Questi spesso sostengono che fruire di servizi finanziari sfruttando rete e tecnologie smart possa rappresentare un pericolo, diminuendo il livello di sicurezza offerta. Tuttavia è bene ricordare come anche i Fintech si debbano muovere nel binario della normativa vigente sottostando ai controlli degli organi di vigilanza (Consob e Banca d’Italia).

Questi soggetti offrono una moltitudine di prodotti che possono essere ricondotti ad alcune principali categorie: peer to peer lending, invoice trading, dynamic discounting, crowdfunding, insurtech. Partiamo con il peer to peer lending: questi operatori si occupano di fare prestiti (lending) creando un ponte tra persone che hanno disponibilità liquide da investire e soggetti che desiderano investire risorse. Il tutto ovviamente avviene in maniera spersonalizzata attraverso una piattaforma web. Pioniere in questo segmento è il sito inglese Zopa che già nel lontano 2005 ebbe l’idea di disintermediare i prestiti personali. Ad oggi Zopa comunica di aver finanziato clienti per un ammontare superiore a 3 miliardi di sterline. Tuttavia non mancano esempi locali come Borsa del Credito e Prestiamoci.

Altro segmento è quello occupato dall’invoice trading. Letteralmente significa commercio di fatture. Si tratta quindi di uno strumento fintech rivolto alle aziende: questo consente di smobilizzare fatture in maniera innovativa. Anche in questo caso la piattaforma ha l’obiettivo di fare da filtro tra prestatore e richiedente. In buona sostanza, viene realizzato un meccanismo di asta fatture ove il richiedente offre il proprio credito a una moltitudine di soggetti interessati all’acquisto, fissando un prezzo base d’asta. La cessione può avvenire anche al pro-soluto (quindi il rischio di mancato incasso del credito ricade definitivamente sull’acquirente). La cessione del credito pro-soluto rappresenta inoltre un’interessante opportunità per l’impresa, in particolar modo se finalizzata in prossimità della chiusura dell’esercizio. Di fatto, i principi contabili prevedono un’eliminazione del credito ceduto dal bilancio con conseguenze rilevanti: ad esempio, si avrebbe un minor capitale investito con un miglioramento del ROI (Return on Investment). Oppure questa soluzione potrebbe condurre alla mancata rottura di un covenant, come ad esempio il rapporto tra PFN/Ebitda.

Il dynamic discounting è invece una tipologia di fintech dedicato alle aziende molto liquide che hanno l’esigenza di ottenere una remunerazione interessante sulle proprie disponibilità. Semplificando, questi operatori hanno ideato delle piattaforme che consentono di proporre a ciascun fornitore l’opzione: mantenere la dilazione accordata a suo tempo oppure ottenere subito il pagamento (dietro la rinuncia a parte del margine da parte del fornitore stesso). Il sistema viene definito dinamico poiché al fornitore vengono offerte anche soluzioni ibride che prevedono, ad esempio, la rinuncia parziale alla dilazione (es. da 60 a 30 giorni) con conseguenze minori sullo sconto da concedere.

Il crowdfunding è forse il più noto degli strumenti anche se la traduzione dall’inglese non aiuta (“finanziamento collettivo”). Anche qui vi sono soggetti che sono disposti a investire risorse, ma è interessante sapere che la remunerazione può assumere diverse sembianze: si va dalla classica corresponsione di interessi, alla consegna di un prodotto finito o servizio (reward crowdfunding). Vi è infine l’equity crowdfunding che prevede che il finanziatore riceva delle quote azionarie con diritti patrimoniali connessi.

La rivoluzione digitale ha contaminato anche il tradizionale mercato delle assicurazioni: interessante il caso di Poleecy, l’app per le micro assicurazioni di tutti i giorni. È una nuova forma di assicurazione insurtech che consente all’utente di assicurarsi ovunque e in qualsiasi momento, basata su tecnologia blockchain. Ci si può assicurare per qualsiasi cosa: viaggi, trekking, viaggi aerei, attacchi informatici.

È importante però non fermarsi alla superficie. Insegnare il Fin.Tech significa portare ad andare oltre la superficie. Ad esempio, queste soluzioni pagano lo scotto di avere costi mediamente più elevati rispetto al credito tradizionale (si raggiungono soglie del 7/8%). Soluzione quindi per aziende con scarso merito di credito? Certamente no! Allora come può essere utile questo canale e come usufruirne?

Si rifletta sul seguente caso reale. Un’impresa molto sana ha acquisito da procedura concorsuale un ramo d’azienda al valore di 400.000 euro. Si rammenta che il pagamento alla curatela deve avvenire antro 60 giorni dall’aggiudicazione. La banca tradizionale di riferimento dell’impresa, contattata a suo tempo, si era resa disponibile per finanziare 300.000 euro. Avendo poi raccolto tutta la documentazione del caso (business plan post acquisizione, bilanci dell’acquirente e dell’acquisita, due diligence report, dettaglio banche e affidamenti di entrambe le società, dichiarazioni dei redditi) a 15 giorni dal pagamento non rispondeva ancora mettendo l’imprenditore in difficoltà. Questi, stanco di aspettare l’esito e desideroso di non rischiare di perdere la caparra già versata (il 20% dell’importo di aggiudicazione), ha poi ottenuto in 12 giorni liquidità da un fintech (tasso 7,5% annuo) per sei mesi, nell’attesa di una delibera positiva da parte dell’istituto di credito tradizionale (tasso 2,90%).

L’esempio riportato ci insegna che rendere edotti sul tema Fin.Tech significa anzitutto conoscere profondamente le nuove soluzioni ma anche saper far vedere metodi creativi per usufruire di questo ventaglio di strumenti. In definitiva, il Fintech rappresenta una risposta flessibile a un mercato sempre più dinamico dove gli imprenditori necessitano di soluzioni efficaci e sempre più tempestive.

 

Michele Giorni è Partner di inFinance (www.infinance.it). Dottore commercialista e revisore contabile, è analista finanziario, formatore e consulente. Laureato in Economia Aziendale, svolge attività di formazione in corporate finance nelle aziende e presso i maggiori gruppi bancari italiani. Specializzato in crisi di impresa e ristrutturazioni, si occupa di distressed companies e turnaround management. È co-autore dei libri Il profitto è un’opinione. La cassa è un fatto e L’altro modo di redigere il business plan (Mind Edizioni)

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