Mondo formazione

Open Badge e apprendimento informale: verso una collezione digitale delle competenze

Marco Mantoan

29 Giugno 2018

L'apprendimento formale si basa sulla molteplicità di voti, esami, diplomi e certificati che, tanto nel mondo scolastico quanto in quello del lavoro, servono a garantire un certo livello di autenticazione delle competenze dell’individuo. Tutte le società di formazione – che si tratti di corsi in aula, nella singola azienda o su piattaforme digitali – rilasciano un attestato la cui validità e veridicità risiede nell’accreditamento delle società stesse come enti formativi qualificanti e ad alta professionalità: maggiore è il loro prestigio, maggiore è il valore dell’attestato rilasciato. Il riconoscimento formale è dunque il principale vantaggio dell’attestato tradizionale cartaceo, che tuttavia, data la sua natura, possiede una visibilità sostanzialmente limitata e rappresenta una forma di unicità: la società che conferisce l’attestato è la sola ad aver piena fiducia nelle qualità dell’individuo che ha formato.

In una prospettiva diversa si pongono invece gli Open Badge, uno strumento innovativo di rappresentazione digitale delle conoscenze, abilità e soft skills. Esso è stato sviluppato in linea con la Raccomandazione del Consiglio Europeo del 20 dicembre 2012 sulla convalida dell'apprendimento non formale e informale, in cui si richiede agli Stati che la validazione delle competenze acquisite al di fuori dei sistemi formali possa diventare una concreta possibilità per tutti i cittadini e sia possibile utilizzarla a fini occupazionali e di apprendimento. L’Open Badge rappresenta a tutti gli effetti un attestato digitale. All'immagine – che è la parte grafica, sempre visibile del badge – sono associati metadati contenenti la descrizione della competenza acquisita, il metodo utilizzato per verificarla, l’indicazione di chi l’ha rilasciata e l’identità di chi l’ha conseguita. L’aggettivo “open” associato ai badge si riferisce al loro formato open source leggibile da tutte le applicazioni, caratteristica che li rende indipendenti e liberamente consultabili, ma al tempo stesso sicuri, grazie a un algoritmo di hash che permette di verificare la veridicità complessiva di tutte le informazioni. Gli Open Badge possono essere raccolti in collezioni, se ne può dare diffusione attraverso i canali digitali e condividerli on-line sulle principali piattaforme social per mostrare gli obiettivi raggiunti e le proprie competenze. Particolarmente interessante è l'uso dei Badge all'interno dell'e-portfolio, un curriculum vitae digitale in grado di mostrare il percorso professionale del learner, tramite link, testi, video e altri elementi multimediali.

L’e-portfolio include chiaramente anche i titoli di studio ufficiali, ma la sua forza è quella di poter rappresentare anche singole abilità, soft skills e attività svolte in maniera informale e non formale. I Badge aumentano e reinventano qualifiche già acquisite certificandole con prove concrete, e quindi possono offrire nuove opportunità di lavoro e di istruzione.

Naturalmente, come per l’attestato cartaceo, anche chi rilascia i Digital Badge deve essere un ente qualificato. Tutto ciò implica il dover definire delle regole: mentre Mozilla Foundation e IMS Global stanno lavorando sulla produzione di specifiche per garantire l’uniformità tecnica dei Badge e per standardizzare l’Open Badge Infrastructure (OBI), non esistono ancora riferimenti normativi per regolamentare l’emissione e l’uso dei Badge, né sistemi di certificazione per dar credito ai Badge emessi. È questo che, unitamente alla scarsa conoscenza dello strumento in Italia, ha spinto ANFIA Service, insieme ad IQC, soggetto attivo nel mondo della certificazione digitale, ad aprire un confronto con potenziali parti interessate a creare una documentazione di riferimento. ANFIA Service e IQC propongono l’utilizzo del Badge Digitale nella realtà italiana per valorizzare l’informazione – intesa come metadati ricchi di contenuti – garantendone credibilità, correttezza e affidabilità. Operare questa rivoluzione culturale non sarà semplice, ma d’altra parte il mercato del lavoro e della formazione necessitano sempre più di un sistema agile, dinamico e innovativo, che sappia riconoscere competenze e qualità del capitale umano. L’era degli Open Badge, seppur agli inizi, rappresenta già un’opportunità per le aziende, i potenziali candidati, i centri di formazione e le università, e nei prossimi anni assisteremo a un sempre maggior interesse nei confronti di questo strumento.

Marco Mantoan è Amministratore Delegato di ANFIA Service - Responsabile italiano dell’IATF Oversight Office.

ANFIA Service nasce nel 1996 come Società di Servizi di ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica). Opera in diversi settori di attività, tra cui i principali sono la consulenza, la formazione, i convegni e le pubblicazioni tecniche in ambito Qualità, Ambiente, Sicurezza ed Etica. ANFIA, in qualità di membro IATF (International Automotive Task Force) in rappresentanza dell’industria nazionale, ha contribuito allo sviluppo della Specifica Tecnica ISO/TS 16949, poi diventata norma IATF 16949:2016, e ne monitora costantemente l’applicazione dello schema di certificazione in Italia. È dunque anche alla luce delle ultime indicazioni fornite da IATF che ANFIA Service progetta e aggiorna tempestivamente l’offerta formativa in area Qualità. www.anfia.it

 

 

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