Innovazione

Il ruolo strategico dei social media nel mutato contesto degli eventi

Tra i settori più colpiti dalla pandemia ci sono senza dubbio quelli venue-based, in cui si è cancellata per sempre la separazione tra online e offline. Occorre, quindi, adottare nuove modalità per aumentare il valore dell’offerta e dell’interazione in dimensioni diverse e integrate.

Chiara Piancatelli, Deborah Raccagni, Simone Masserini

Marzo 2021

Il ruolo strategico dei social media nel mutato contesto degli eventi

La capacità sistematica di innovare e riconfigurare le proprie risorse e le proprie competenze, in risposta alle mutevoli condizioni ambientali, diventa oggi una condizione imprescindibile all’interno del contesto degli eventi in cui le regole del gioco, al di là di ogni immaginazione in tempi così brevi, sono state profondamente ribaltate. Tra i settori più colpiti dalla pandemia Covid-19 troviamo quelli venue-based, in cui le misure di distanziamento sociale non sono state altro che l’acceleratore di un processo di virtualizzazione della realtà che già era in atto.

È bene sottolineare come, per quanto la velocità del cambiamento di contesto imponga ai player operanti nel settore degli eventi di ricercare delle risposte immediate e rapidità di adattamento a dinamiche digitali (speed over elegance), dall’altro lato è cruciale traguardare una visione articolata di medio-lungo termine (embrace the large view) poiché gli scenari futuri saranno ormai alterati per sempre dall’utilizzo di tool digitali, anche qualora ci sia un completo ritorno alla partecipazione fisica.

Nel medio-lungo termine, non esisterà più la separazione fra online e offline. Ciò che conta sarà la possibilità di aumentare il valore dell’offerta/evento e dell’interazione con il cliente/spettatore, utilizzando al meglio quanto offerto dai diversi touchpoint e dalle diverse dimensioni dell’esperienza. In questo contesto, le tecnologie di connessione e comunicazione, in particolare le social media platform, intese sia come social network che siti di content sharing – piattaforme digitali attraverso le quali si crea interazione sociale e veicolazione di contenuti – assumono un ruolo sempre più strategico e rappresentano strumenti chiave tramite cui gli attori del settore eventi creano valore per i clienti/spettatori. 

Quanto fatto da Gucci, famosa casa di moda operante nel settore del lusso, durante la prima Milano Digital Fashion Week (MDFW), svoltasi a luglio 2020, è stato utile per interrogarci e fornire prospettive di frontiera su come la competizione all’interno di questo specifico settore si possa giocare su terreni nuovi, che aprono le porte a eccitanti sperimentazioni di incastri tra fisico e digitale.

Secondo l’analisi svolta da Dmr Group, società attiva nel monitoraggio e analisi media dei mercati lusso e lifestyle, l’evento digitale della MDFW nella sua totalità, ha raggiunto sui social network (tra cui Facebook, Instagram, Twitter, YouTube e Weibo) 105.592.409 utenti registrati già nei giorni precedenti allo streaming dell’evento e creato un engagement di 2.013.702, raggiungendo un earned media value web e social media di 6.244.315 euro che rappresenta il 58% dell'earned media value totale della MDFW.

Tra i brand che hanno preso parte alla realizzazione di questo evento, la maison fiorentina, ispirata dal visionario direttore creativo Alessandro Michele, ha fatto dei canali social una vera occasione di business development e di costruzione di nuove e solide relazioni con i clienti/spettatori. Assegnando un ruolo trasversale ai social media, queste piattaforme non solo sono state usate dal brand come uno strumento di comunicazione in grado di creare conoscenza e anticipazione sull’evento, ma hanno giocato un ruolo cruciale anche come canale per massimizzare la reach e la connessione con i propri partecipanti.

Gucci ha saputo abbandonare una logica più tradizionale, secondo la quale i social rappresentavano esclusivamente un “mero” tool per rimanere in contatto con la propria community, realizzando contenuti in grado di suscitare nei propri follower un drenante interesse nei confronti dell’imminente sfilata digitale. Veicolando messaggi autentici, dialogando in real-time con audience diverse, aprendo le porte alle nuove logiche di influenza, non più disegnate a tavolino, ma lasciate libere di esprimersi con take over massivi in grado di catturare l’attenzione dei fan, il brand è stato in grado di attrarre le nuove generazioni a seguire e partecipare attivamente all’evento sin dalle giornate precedenti.

Creando un mix perfetto tra coerenza del marchio, innovazione e centricità del cliente, posto al vertice di un disegno comunicativo articolato su ambienti virtuali diversi, i fan del brand hanno potuto osservare e commentare i capi già a partire dalla fase di fitting, da sempre tenuta segreta a chi poi avrebbe visto la sfilata, e poi acquistarli, in real-time, durante lo show.

La casa di moda non ha fatto altro che aprire le porte del dietro le quinte dell’evento, ancor prima che la Milano Digital Fashion Week iniziasse, a coloro che sarebbero stati gli unici attori in grado di decretare il successo o meno dell’evento: i suoi clienti.

Il giorno dell’evento il brand del gruppo Kering ha presentato la collezione Epilogue tramite una diretta streaming che ha totalizzato oltre 35 milioni di visualizzazioni, diventando l’evento digitale Gucci con più visualizzazioni di sempre. Essa è stata trasmessa a partire dalle ore 8 sul sito del brand, YouTube, Twitter, Weibo e la Gucci App, e dalle ore 12 sull’account Facebook proprietario. Il video narrativo, parallelo alla diretta streaming, è andato invece in onda alle ore 14 sul sito del marchio, YouTube, Twitter, Instagram, Facebook, Weibo, la Gucci App, e sui canali ufficiali della Camera Nazionale della Moda Italiana. Le piattaforme virtuali hanno dunque sostituito la ricerca di una location unica, dove tutte le precedenti sfilate del marchio hanno preso vita, diventando la nuova venue.        

Applicando la logica dell’integrazione omnichannel, questo esempio lascia riflettere su come l’evento in sé non crea valore se non viene contornato da un frame narrativo coinvolgente e integrato.

In estrema sintesi, il caso dell’evento Gucci nella sua totalità, realizzatosi tramite l’attivazione di ambienti virtuali diversi, inclusa la campagna di comunicazione precedente alla diretta streaming di 12 ore e il backstage successivo alla realizzazione della sfilata, non è stato altro che il racconto di un dialogo tramite cui il brand ha articolato tutto il percorso di creazione di valore pre-durante-post evento, ricercando costantemente un engagement attivo dei propri follower.

Il ruolo strategico dei social media

Il contesto degli eventi è per sua natura molto articolato: dal primo concerto in uno stadio – Beatles, Shea Stadium New York, 15 agosto 1965 – fino all’ultima cerimonia di apertura di un Olimpiade – PyeongChang Olympic Stadium, 9 febbraio 2018 – il mondo degli eventi ha subito profonde trasformazioni e contaminazioni. La crescente integrazione tecnologica nelle pratiche di business e nella quotidianità del potenziale cliente/spettatore ha reso, in modo ancora più evidente all’interno del contesto eventi dettato da logiche puramente fisiche, la necessità di intraprendere una trasformazione digitale.           
Se osserviamo la realtà attuale, tenendo conto di quanto successo negli ultimi anni, ma con lo sguardo proteso al futuro, gli eventi possono essere clusterizzati in tre grandi categorie, con caratteristiche e modelli di business ben definiti:

·       Eventi tradizionali

·       Eventi virtuali

·       Eventi ibridi

Se negli eventi tradizionali la presenza fisica dello spettatore all’interno della venue era il driver principale per il successo dello stesso, in quelli ibridi e ancor di più in quelli virtuali un sapiente uso dei tool digitali gioca un ruolo cardine. La disponibilità di una tecnologia sempre meno costosa e a portata di click, combinata con una ricerca frenetica di nuovi ambienti in cui sviluppare un rapporto diretto con il cliente/spettatore, ha favorito quelle aziende che sono state in grado di guardare al nuovo contesto eventi in maniera più olistica. Questa necessità di cambiamento però, pur essendo emersa in un lasso di tempo molto breve, non ha prodotto risultati uniformi. L’integrazione degli strumenti digitali, nel processo di creazione di valore, si è tradotta, infatti, nella presa di coscienza da parte dei player operanti nel settore che un evento digitale ha caratteristiche dinamiche, modalità e logiche differenti da quelle che disegnano il percorso di pianificazione e di restituzione di un evento tradizionale.

Ecco allora l’opportunità, per gli attori in grado di uscire dalla propria comfort zone, di attualizzare il modello di business più tradizionale applicando un nuovo paradigma di costruzione e fruizione dell’evento che implica una sua ibridizzazione.

Quanto discusso finora sottolinea come il successo dell’evento sia oggi ancorato alla capacità di saper stimolare un coinvolgimento attivo di tutte le dimensioni sensoriali da parte di chi lo disegna, a prescindere dalla dimensione fisica o virtuale in cui avviene l’esperienza di consumo del cliente/spettatore. Il ruolo strategico dei social media all’interno di questo mutato contesto è attribuibile, secondo gli autori, a tre dimensioni principali, anticipate con il caso Gucci prima presentato:

a.     Social media come tool di comunicazione

b.     Social media come amplificatore dell’esperienza evento

c.      Social media come mezzo per la realizzazione dell’evento

Il social media management diventa il perno centrale attorno al quale ruota il contesto degli eventi; da un lato, perché integra la comunicazione (a), dall’altro perché attiva nuove logiche di relazione con il cliente-spettatore, amplificandone il valore creato in ottica di disegno dell’esperienza omnichannel (b), sino ad offrire spazi per costruzione di nuovi modelli di business (c). 

 

Social media come tool di comunicazione       
Quasi la metà della popolazione globale è connessa attraverso i canali social, integrando questi nuovi formati e logiche di interazione nella propria quotidianità. Risulta dunque facile comprendere come i social media, nel settore degli eventi, siano considerati tra i palcoscenici più adeguati per dialogare con potenziali clienti/spettatori, soprattutto nella fase precedente alla realizzazione dell’esperienza evento.
L’utilizzo dei social media come strumento di comunicazione può prevedere quindi l’attivazione di diverse leve, alcune più tradizionali come quella dell’advertising, altre volte a generare buzz con l’utilizzo di hashtag e creazione di teaser post o il coinvolgimento di influencer, altre ancora indirizzate all’invio di messaggi targettizzati volti alla vendita dei biglietti e quindi alla conversione, anche all’interno delle stesse piattaforme, attraverso l’utilizzo della funzione swipe-up che riporta il cliente/spettatore nella pagina e-commerce dell’evento.    
Il tutto però, deve essere fatto, veicolando, già a partire dalla fase di campagna promozionale dell’evento stesso, benefici di carattere funzionale, psicologico, di intrattenimento o sociali, come la possibilità di networking o il sentirsi parte di una comunità anche valoriale.

In questa logica, la filosofia del content marketing diventa ancor più strategica nel contesto eventi, soprattutto se ricollegata alle diverse attività e possibilità di interazione ricreata in ambienti di relazione virtuale. Il cliente/spettatore interessato a prendere parte all’evento sarà incline a entrare in contatto con i valori e le logiche dello stesso, a farsi coinvolgere in attività disegnate ad hoc e a creare contenuti user-generated già nella fase precedente a quella dell’esperienza vera e propria, ricercando un dialogo fluido con i player operanti nel settore.

Il caso Gucci, ad esempio, ribadisce come il brand abbia saputo sfruttare al meglio l’interesse dei giovani creando un mix perfetto tra coerenza del marchio, innovazione e centricità del cliente, posto al vertice di un disegno comunicativo articolato su touchpoint diversi, disegnati ad hoc per la veicolazione di contenuti autentici volti alla creazione di awareness.

 

Social media come amplificatori dell’esperienza evento

Nel modello di business degli eventi, specialmente in quelli tradizionali, la raccolta dei dati è sempre stata limitata e, nella maggior parte dei casi, finalizzata a operazioni di marketing di base, come l’invio di newsletter o di promozioni relative all’evento stesso. Una delle opportunità più evidenti legate al cambiamento dei diversi modelli di business è collegabile proprio alla quantità e qualità di dati che possono essere raccolti e che gli utenti sono pronti a cedere in maniera spontanea e naturale. Attraverso un uso sapiente e mirato dei social media negli eventi – tradizionali, virtuali o ibridi – l’organizzatore dell’evento sarà quindi in grado di raccogliere informazioni dettagliate e puntuali che, analizzate in tempo reale, permetteranno di avere una risposta immediata alle politiche di marketing, promozione e commerciali legate all’evento, ma anche di interazione durante e dopo la sua realizzazione.

In quest’ottica, l’utilizzo dei social media per massimizzare la connessione e il coinvolgimento dei partecipanti agli eventi può passare sia attraverso nuovi canali di comunicazione, tramite cui intercettare i desideri di un’audience in continuo movimento, sia attraverso le diverse attività e sviluppo di contenuti in grado di aumentare l’esperienza evento.   
Ciò non avviene solamente in ambienti virtuali, ma anche in ambienti fisici: l’utilizzo dei social wall, il live messaging, la creazione di contesti per la condivisione di contenuti direttamente generati dai partecipanti, quali ad esempio quello dei photo-booth o la progettazione delle cosiddette zone Instagrammabili, ne sono degli esempi. Inoltre, è possibile utilizzare i social media anche per raccogliere in tempo reale feedback sull’esperienza evento dello spettatore tramite gli strumenti polling, con l’obiettivo non solo di migliorarsi dal punto di vista progettuale, ma anche di costruire una relazione che vada oltre la chiusura del sipario sull’evento alla fine dello stesso. I social media possono essere quindi attivati per garantire una continua connessione con gli spettatori e gli stakeholder coinvolti al fine di mantenere alto l’interesse verso l’evento. Si può inoltre provare a far leva anche sulla dimensione advocacy, selezionando possibili testimonial attraverso la lettura e l’osservazione dei loro tweet, delle Instagram caption o dei Facebook post. Si viene a garantire quindi l’ottimizzazione di un modello di comunicazione che vede una efficace integrazione tra contenuti paid, earned, shared e owned.    

Social media come mezzo per la realizzazione dell’evento

Se fino a qualche mese fa il fatto che si potesse trasmettere l’evento in diretta streaming fosse considerato un add on e quindi un enhancer dell’esperienza evento, oggi  la tecnologia assume un ruolo drastico in questo settore, diventando enabler dell’evento stesso; non si può prescindere dall’utilizzo delle piattaforme virtuali in un contesto in cui gli eventi sono erogati in modalità ibrida o completamente online: Facebook è stata una delle prime piattaforme a muoversi in questa direzione tramite le room party e Zoom ha recentemente annunciato il grande investimento stanziato per la realizzazione di un software a supporto del live streaming di eventi sportivi.    
Se ampliamo la prospettiva assumendo un orizzonte temporale di medio periodo, la forma ibrida sembrerebbe essere quella maggiormente propensa a diventare la nuova normalità. Questo implica un’impossibilità di retrocedere alla logica più semplicistica dell’uso dei social a supporto delle attività di broadcasting, volte all’ampliamento della raggiungibilità dell’audience.

Si inseriscono in questo contesto nuovi player (OTT), che fanno leva sulle potenzialità del digitale e su dinamiche tipicamente social per offrire ai fan-clienti/spettatori esperienze di fruizione sempre più personalizzate e ingaggianti. L’evoluzione della tecnologia a supporto del web (banda larga) e la diffusione dei device mobili ha offerto nuove modalità e occasioni di consumo dei contenuti legati agli eventi, ampliandone la fruizione sia nel tempo – non più solo nelle giornate dell’evento stesso – sia nello spazio – al di fuori della venue o in mobilità. Inoltre, la fruizione si è arricchita di possibilità nuove di interazione sociale, interazione con diversi attori (event organizer, sponsor, performer), sia online sia nelle venue. Ci si è dunque resi conto di come, in determinate condizioni, il mezzo – il social media – diventi contemporaneamente anche lo scopo: l’evento.

Quello che sembrava un paradosso è in realtà molto più reale e sotto gli occhi di tutti i player operanti nel settore. Ad aprile del 2020, più di 12 milioni di persone hanno partecipato al concerto di Travis Scott all’interno del videogioco Fortnite. Il gioco, nato nel 2017, è edito dalla Epic Games e rientra nella categoria Battle Royale dove, individui o gruppi di giocatori combattono avversari in un mondo aperto, facendo affidamento su qualunque arma riescano a trovare. Per l’occasione, Fortnite ha sospeso in parte le attività core del gioco e trasformato il suo mondo virtuale in un grande palcoscenico dove gli utenti potevano accedere e assistere al concerto sopracitato. Questo evento ha letteralmente soppiantato il paradigma mezzo-scopo, creando a tutti gli effetti un momento esperienziale unico, esperibile solo all’interno della piattaforma stessa. Inutile dire che, grazie al progetto con Epic Games, il successo e la visibilità di Travis Scott (come quella di Marshmello, il dj che per primo nel 2019 si è prestato ad un coinvolgimento dentro Fortnite) sono cresciuti esponenzialmente raggiungendo un pubblico molto più eterogeneo e trasversale. Inoltre, a conferma della multidimensionalità di questa tipologia di eventi, Nike, uno degli sponsor dell’artista protagonista dell’evento, ha utilizzato questo concerto online per lanciare sul mercato un nuovo modello di sneaker appositamente disegnato per gli utenti del videogioco, richiamandone colori e pattern grafici. Questa versione esclusiva di sneaker è stata anche integrata all’interno del gioco, rendendola immediatamente disponibile per un acquisto in-game, aspetto core del modello di business degli e-sports.

 

Implicazioni manageriali

Da quanto discusso emerge come sia fondamentale, nel contesto degli eventi, abbandonare la visione semplicistica secondo la quale creare un evento digitale significhi portare online un evento tradizionale, poiché ciò non farebbe altro che originare un prodotto inconsistente nella sua creazione di valore. Il format digitale rappresenta un’enorme opportunità in questo settore, ma è sempre più evidente che per saperla cogliere serve cambiare punto di vista, adottare una prospettiva cliente-spettatore centrica e usare gli strumenti digitali sfruttandone le loro potenzialità lungo tutto il percorso di creazione di valore.

Il ripensare la creazione di valore all’interno del contesto eventi passa per tre fasi fondamentali: per prima cosa è necessario comprendere chi è il cliente-spettatore da soddisfare e come poter addirittura anticipare i suoi desideri di socializzazione e networking in una logica di creazione di valore predittiva. In questa direzione, la virtualizzazione del settore evento ha permesso la tracciabilità del comportamento del cliente-spettatore come non era mai stato fattibile in precedenza. Le logiche proprie dell’uso di big & small data sottolineano come oggi sia possibile imparare dai dati di social intelligence e adattare/sviluppare eventi in linea con le aspettative dei suoi spettatori in tempo reale. 
La seconda fase implica l’assimilazione del concetto di piattaforma virtuale come nuova venue in un’ottica di breve termine. La selezione della giusta piattaforma tramite cui erogare l’evento diventa una scelta strategica determinante: essa non solo rappresenta il contenitore dell’evento, e quindi dovrà essere in grado di offrire una performance tecnica in linea con le aspettative di un’audience istruita e dinamica, ma dovrà anche garantire la veicolazione di contenuti fruibili e un’esperienza di usabilità di tutte le caratteristiche dell’ambiente virtuale al cliente-spettatore. Non sarà dunque solamente il nuovo place to be, ma anche l’arena competitiva in cui ricreare eventi esperienziali unici nella loro essenza virtuale.    
Proseguendo in questa direzione, l’amplificazione dell’interazione tra player e cliente-spettatore, grazie alle piattaforme social media, permette di ragionare in termini di dialogo omnichannel che aiuta l’azienda responsabile del “disegno evento a 360 gradi” di lavorare su una nuova dimensione di engagement, di immaginare e riprogettare l’esperienza evento – pre-durante e post – raggiungendo un livello di personalizzazione elevato per ciascun cliente-spettatore e far leva su uno storytelling in grado di creare un valore aumentato.

Ancora una volta sottolineiamo quanto questo rapporto one-to-one azienda-spettatore attivi un virtuoso circolo di raccolta dati che si autoalimenta e che dà modo ai player operanti nel settore di usare informazioni in tempo reale sui propri clienti-spettatori, con il fine di una modellizzazione individuale del valore creato per ciascuno spettatore. Per quanto rimanga aperta la questione sulla sostenibilità di tale relazione, ad oggi questo livello di tracciabilità permette di osservare in maniera puntuale quante persone hanno interagito, chattato o partecipato a momenti programmati all’interno della piattaforma virtuale, dando un reale riscontro sulla capacità di generazione di valore a tutti gli stakeholder del contesto preso in esame.

Esula dall’obiettivo di questo articolo, ma è doveroso far luce su un aspetto che sarà tema di ragionamenti futuri: l’effetto collaterale derivante dall’eccesso di liberalizzazione dell’uso del canale digitale potrebbe portare a una perdita di controllo del contenuto ad esso afferente. Aprire le porte aziendali a una comunicazione che passa attraverso un massiccio uso delle piattaforme social implica una forte presa di coscienza, da parte dei player operanti nel contesto eventi, di quelli che sono i rischi connessi congiuntamente allo sviluppo di skill per la gestione di dinamiche di recovery service e crisis management. Senza tali competenze, concedere un’eccessiva proattività al cliente spettatore, con l’obiettivo di includerlo in un disegno di evento volto alla creazione di un valore aumentato, potrebbe tradursi nell’effetto contrario e, dunque, nella produzione di disvalore per tutti gli stakeholder coinvolti nel contesto.

Inoltre, un ultimo elemento risulta centrale ai fini di una creazione di valore autentica in questo nuovo scenario: è necessario che i player attivi nel contesto eventi siano in grado di applicare la logica follow-through azienda-cliente spettatore lungo tutto l’event-journey. Tale concetto si articola intorno a tre elementi cardine:

·       Il team

·       L’approccio creativo

·       L’esperienza per i partecipanti

Come in molte realtà legate all’intrattenimento, l’elemento umano è uno dei fattori chiave per il successo. Parlando di eventi digitali, è vitale, assumendo una prospettiva business, avere al tavolo un team di persone con una capacità di visione ampia e un’ottima conoscenza di tutti gli strumenti che oggi il mondo digitale mette a disposizione. Accanto a queste competenze tecniche è determinante però, avere profili all’interno del team dotati di un’elevata componente empatica, che permetta di rompere la distanza creata da uno schermo sia nella fase precedente all’esperienza di consumo, sia nelle fasi successive.

L’approccio creativo è il cuore di ogni momento esperienziale: l’equilibrata combinazione degli elementi che si susseguono creando un continuum in cui lo spettatore si identifica perdendosi, determina la riuscita di un qualunque evento. Per un evento digitale, questa capacità di miscelare nella maniera più organica e stimolante possibile elementi di intrattenimento e coinvolgimento coordinati ed equilibrati, diventa ancora più determinante.

L’esperienza dell’utente diventa infine il termometro attraverso il quale un evento misura i propri successi o insuccessi. Interazioni, commenti, scambi peer-to-peer, reward, product placement, momenti di riflessione e la conseguente capacità di dosarli, sono tutti elementi che contribuiscono a formare questa esperienza.

Potremmo dire quindi che lo sforzo dei player operanti nel settore eventi, proteso verso la creazione di un valore aumentato dal supporto degli strumenti digitali, sia quello di disegnare un evento che garantisca una partecipazione attiva degli utenti al di là della realtà in cui si consuma l’esperienza, e che sappia renderla ingaggiante, facendo leva sia sugli elementi endogeni dello strumento digitale insieme a un forte impulso creativo.

Chiara Piancatelli, SDA Bocconi School of Management. Deborah Raccagni, Università Commerciale Luigi Bocconi. Simone Masserini, Co-Founder studio20131.com.

 

 

GLOSSARIO

 

Caption: è la parte testuale di un post sui social, riportata al di sotto (o sopra, a seconda del social media utilizzato) delle immagini caricate. La traduzione italiana di questa parola inglese ormai diventata di uso comune è “didascalia”. L’obiettivo di queste frasi non è solo quello di arricchire di significato l’immagine stessa, ma è anche quello di catturare l’attenzione del pubblico. La caption serve per dare agli utenti la possibilità di capire cosa sta per vedere e, quando possibile, include una call to action, gli hashtag e i link ad altri contenuti.

 

Earned Media: rappresenta la categoria di canali comunicativi caratterizzata da una copertura gratuita e generata spontaneamente dal bacino di utenza. È una tipologia di marketing creata da terzi esterni al brand, che non vengono direttamente indirizzati al loro comportamento o pagati in alcun modo per le azioni che compiono. Può essere definito come il “passaparola” online, “quando i clienti diventano il canale”.

 

OTT: l’acronimo significa “over-the-top” e rappresenta un servizio di streaming multimediale offerto direttamente agli spettatori tramite Internet.

 

Photo booth: tale parola si riferisce al set a tema che richiama le caratteristiche iconiche del brand e permette ai partecipanti di farsi fotografie-selfie durante l’evento. Ha l’obiettivo di far creare (intrattenendo) contenuto ai partecipanti che può essere poi condiviso spontaneamente sui social. Rappresenta anche un memorabilia dell’evento stesso.

 

Polling: sondaggio che può essere inserito in post o storie con l’obiettivo di raccogliere l’opinione dei follower/partecipanti in tempo reale su un determinato aspetto.

 

Social wall: è un grande schermo piatto sopra il quale vengono mostrati in tempo reale messaggi (filtrati) che i partecipanti a un evento inviano o pubblicano con un #hashtag sui propri profili social. L’obiettivo principale è di aumentare il coinvolgimento dei partecipanti a un evento e nello stesso tempo aumentare la visibilità di brand/sponsor.

 

Swipe-up: è un verbo frasale inglese che significa letteralmente “scorrere verso l’alto” e sui social viene collegato a una funzione che permette di legare una storia a un link web, con l’obiettivo di arricchirla di contenuti o portare l’utente direttamente ad informarsi/acquistare il(i) prodotto(i) presentati.

 

Teaser post: rappresenta una campagna pubblicitaria preliminare, effettuata tramite post su social media. Si caratterizza per essere di forte impatto e ha come principale obiettivo quello di suscitare la curiosità dell’utente senza però rivelare la natura né il nome o la marca del prodotto pubblicizzato. Si utilizza per anticipare la campagna principale e fornisce un’informazione minima per giocare con la mente e le emozioni, per creare aspettativa.

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