Marzo 2020

Tra fiducia e timore

L’Edelman Trust Barometer 2020 rivela un mondo che ha sempre più paura del futuro

Matthew Harrington e Fiorella Passoni

Marzo 2020

In Italia soltanto il 29% delle persone pensa che starà meglio nei prossimi 5 anni. E questa percezione negativa affligge buona parte dei Paesi fortemente sviluppati: i giapponesi “ottimisti” sono solo il 15%, i francesi il 19%, i tedeschi il 23%, gli inglesi il 27%, gli olandesi il 31%, gli statunitensi il 43%.  Una delle ragioni di questo timore per il futuro è rappresentato della paura di perdere rispetto e dignità: lo dichiarano il 67% degli italiani, il 64% degli spagnoli, il 62% dei francesi, il 55% degli statunitensi, il 52% dei tedeschi. Lo rileva l’edizione 2020 del Trust Barometer – la ricerca annuale che misura la fiducia realizzata da Edelman fra il 19 ottobre e il 18 novembre 2019 in 28 Paesi con interviste a 34.000 persone.

Il sistema capitalista è percepito come sostanzialmente negativo: nel mondo solo il 18% della popolazione è convinto che vada bene, il 34% non ne è sicuro, il 48% pensa che non funzioni bene, il 56% che danneggi il mondo più di quanto non giovi (in Italia la percentuale raggiunge il 61%). Prevale un senso di ingiustizia (74%) e di desiderio di cambiamento (73%). A livello mondiale l’83% della popolazione ha paura di perdere il posto per una delle seguenti ragioni: precariato, recessione, incompetenza, immigrazione, automazione, delocalizzazione.  Quest’ultima, la delocalizzazione, in Italia rappresenta la minaccia più forte, percepita dal  70% del campione. Il 61% della popolazione mondiale è spaventata dal cambiamento troppo veloce imposto dalle nuove tecnologie e ritiene che i governi non siano in grado di capirle e di regolarle (in Italia si sale al 67% per la paura del cambiamento e all’80% nella sfiducia nel governo). Per quanto riguarda i media, il 76% dichiara di temere che le notizie false “fake news” possano diventare pericolose come armi; non a caso continua la discesa dei social media, che perdono 3 punti percentuali nell’ultimo anno e 14 punti dal 2012.

Anche quest’anno resta alto in tutto il mondo il gap di fiducia fra la popolazione in generale e le élite dei rispettivi Paesi: 21 punti percentuali in Francia, 20 in Germania, 18 punti in U.K.. In Italia, in particolare, il gap è di 16 punti percentuali (64 contro 48): per la gente nessuna delle quattro istituzioni riscuote fiducia anche se le associazioni non governative guadagnano 5 punti percentuali rispetto all’anno precedente, le aziende e i media salgono di 4 punti. Solo il Governo ne perde 2. Al contrario, la fiducia nell’Unione europea è cresciuta in Italia addirittura di 9 punti percentuali (portandosi al 54%) e in generale è aumentata in 14 Paesi su 26.

Nel complesso l’Italia resta uno dei Paesi occidentali più fortemente caratterizzato dalla fiducia, che continua a crescere (3 punti in più rispetto all’anno precedente) e lo colloca al secondo posto in Europa (battuto solo dai Paesi Bassi). Da sottolineare anche che l’Italia  attribuisce un ruolo molto importante agli amministratori delegati delle aziende nel guidare il cambiamento del Paese senza attendere le decisioni del Governo: l’89% del campione chiede esplicitamente a loro di prendere posizione in merito a grandi temi quali l’impatto dell’automazione sul lavoro, l’uso etico della tecnologia, la formazione in vista dei nuovi lavori che il futuro comporta.

Analizzando più in profondità i risultati globali del sondaggio, si scopre però che nessuna delle quattro istituzioni presa in considerazione è ritenuta competente ed etica allo stesso tempo. Le imprese si aggiudicano il primo posto per competenza, ma sono ritenute poco etiche nei loro comportamenti, le Ngo’s sono etiche ma incompetenti, i media né etici né competenti. Peggio ancora i governi. In Italia la situazione non è migliore, anzi, soltanto il business sfiora l’asticella della competenza, le Ngo’s quella dell’etica, mentre media e governo sprofondano nell’incompetenza e nella mancanza di etica. Drammatico se si pensa che proprio sul terrendo dei comportamenti morali si gioca e si vince la battaglia della fiducia. Non solo, nessuna delle istituzioni è ritenuta avere una “visione” del futuro: governi 35%, media 35%, business 41%, Ngo’s 45%.

Per quanto riguarda infine i settori industriali, gli italiano premiano soltanto quello della salute, che guadagna 2 punti percentuali rispetto allo scorso anno, mentre il calo più significativo lo fa registrare quello tecnologico: meno 8 punti percentuali in Italia, 10 in Francia, 8 in Canada e in Russia, 7 negli Usa. Segno che adesso l’innovazione non promette più soltanto un continuo miglioramento nella qualità della vita, ma rappresenta anche una seria minaccia.

 

Come funziona l’Edelman Trust Barometer?

Questa è la 20° edizione dell’indagine annuale sulla fiducia e credibilità. E’ stata realizzata dalla società di ricerca Edelman Intelligence e si basa su interviste online di circa 30 minuti condotte fra il 19 ottobre e il 18 novembre 2019 in 28 Paesi. Il campione è costituito da oltre 34.000 persone residenti in 28 Paesi; per élite si intende un campione costituito da persone con età compresa fra 25 e 64 anni laureate, con un reddito che si colloca nella fascia alta (25%) del proprio Paese, abituali lettori e fruitori di informazioni.

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