Marzo 2020

Sfide complesse

Enrico Sassoon

04 Marzo 2020

Sfide complesse

La pandemia globale che si sta facendo strada in un numero crescente di Paesi imporrà un ulteriore costo da pagare in termini di crescita e di posti di lavoro in un contesto già carico di incertezze a causa delle frizioni commerciali, dei processi di trasformazione digitale, dei connessi conflitti per il predominio nelle tecnologie chiave del futuro e del cambiamento accelerato dei modelli di business delle imprese. È un quadro sempre più complesso quello nel quale tutte le aziende - dalle mega-piattaforme tecnologiche alle piccole start-up - si devono muovere cercando di non sbagliare la prossima mossa e tenendo la barra diritta verso l’obiettivo. Che, in ogni caso, resta quello di essere profittevoli ma senza dimenticare di mantenere al centro le persone, vera risorsa fondamentale di ogni iniziativa economica.

In questo numero la capacità di coniugare profittabilità e responsabilità è al centro dell’attenzione. Ed è ormai chiaro che se la sensibilità contemporanea è sempre più orientata verso la sostenibilità dell’azienda nel senso più ampio possibile, ossia economico, sociale e ambientale, riuscire a perseguire questi obiettivi in un clima di rallentamento economico, conflittualità commerciali e difficoltà logistiche non appare un esercizio fra i più semplici.

Come ricordano Nooy e Govindarajan nel loro articolo, il modello di capitalismo all’interno del quale si è finora operato è sotto pressione. Ai leader d’impresa si chiede in modo sempre più pressante di non limitarsi a inseguire gli obiettivi di breve e brevissimo termine, a partire dall’ossessione per i risultati trimestrali che, peraltro, è spesso pretesa dagli analisti e dai mercati finanziari. Occorre guardare sia ai risultati di lungo termine sia a tutti quei soggetti che hanno riferimento con l’impresa, dunque i dipendenti, i clienti, i fornitori, ma anche le comunità e l’ambiente. Il cambiamento climatico è un ulteriore elemento di pressione i cui costi stanno salendo rapidamente, ed è probabile che in futuro si scopra che le pandemie vecchie e nuove rientrino in qualche modo nel quadro.

L’esperienza di Nooy in PepsiCo è di grande significato, ma ormai queste testimonianze si stanno moltiplicando dato che, come si è detto, il mondo va in questa direzione. PepsiCo è una di quelle grandi realtà che negli ultimi anni è riuscita a contemperare un elevato ritorno finanziario con una crescente attenzione alla sostenibilità nel senso più ampio. Una strategia attiva da anni e definita Performance with Purpose, che ha portato i risultati sperati e che viene ora proposta a modello alle altre aziende del mondo. Non dissimilmente da quanto, in Italia, si sta sperimentando in una dinamica impresa di pubblica utilità, il Gruppo Hera, sotto la guida di Stefano Venier, come emerge dal suo contributo sul “purpose”.

Nello stesso filone si pone l’articolo di Battilana e colleghi, intitolato non casualmente “Duplice obiettivo”, dove si sostiene una volta ancora, in una sintesi di grande efficacia, la necessità del cambiamento: occorre tirare il freno sulla ricerca ossessiva del profitto finanziario e dedicare maggiore cura all’impatto che si produce sugli stakeholder. Anche in questo contributo si sottolinea che la responsabilità d’impresa vista come elemento accessorio non basta più di fronte alla chiara evidenza di diseguaglianze crescenti e sempre più avvertibili effetti dei mutamenti ambientali e climatici.

Sfide complesse dunque, e che non si limitano all’esclusivo perimetro della singola impresa, dato che ormai è da considerare connaturata all’attività dell’organizzazione non solo la propria sostenibilità, ma anche quella della supply chain che la alimenta. L’azienda che si avvale di un network di fornitura ha infatti ormai l’onere aggiuntivo di assicurarsi che anche i fornitori rispettino le norme sociali e ambientali che essa propone al mercato come proprie. Episodi anche noti del recente passato – chi non ricorda i casi di Nike e Adidas, ma anche di Apple, HP e Benetton – rendono evidente quanto trascurare la supply chain possa comportare responsabilità anche molto gravi, da evitare con estrema cura.

 

Buona lettura!

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