LE PERSONE AL CENTRO

Robot, intelligenza artificiale e lavoro in Italia

Umberto Frigelli

06 Marzo 2019

Nel settembre 2017 Vladimir Putin, parlando a 16.000 studenti per l’inaugurazione dell’anno scolastico russo, affermò: «Chi svilupperà la migliore intelligenza artificiale, diventerà il padrone del mondo». Nuove tecnologie digitali, robot e intelligenza artificiale (IA) stanno configurando il nuovo paradigma produttivo della quarta rivoluzione industriale, modificando processi produttivi, mansioni, servizi e culture organizzative.

Consapevoli dell’impatto che l’innovazione tecnologica e la robotizzazione possono avere sul mondo del lavoro, AIDP e Lablaw hanno promosso il primo rapporto su robot, intelligenza artificiale e lavoro in Italia. L’intento è quello di approfondire lo scenario, monitorare nel tempo la realtà del fenomeno e la sua percezione, e produrre un quadro dell’impatto della digitalizzazione nelle organizzazioni italiane.

La ricerca, realizzata da Doxa, ha visto un approfondimento della letteratura esistente e la somministrazione di un questionario a imprenditori e manager di più di 300 aziende, metà delle quali “robotizzate” e metà “non robotizzate”, e a un terzo campione di circa 1.000 lavoratori. I risultati evidenziano dati importanti e significativi. Nel contesto mondiale il mercato dei robot è in espansione e si stima l’installazione di tre miliardi di robot entro il 2020. L’Italia è al 2° posto in Europa e al 7° posto nel mondo come stock di robot installati. Il mercato della IA è ancora in fase iniziale in Italia, ma nei prossimi cinque anni si prevede un tasso medio annuo di crescita del 65%.

Dalla ricerca emerge che nelle aziende robotizzate il 75% dei manager e imprenditori ritiene complessivamente positivo l’impatto della RPA (Robotic Process Automation). Questo dato è confermato dai lavoratori, con un 67% favorevole e solo un 8% contrario alla digitalizzazione dei processi produttivi. Robot e IA nelle aziende robotizzate integrano e forniscono ausilio al lavoro svolto dalle persone, sostituiscono attività prima svolte da dipendenti e svolgono attività prima non realizzate. L’automazione impatta positivamente su carico di lavoro, sicurezza sul posto di lavoro e condizioni dei lavoratori e, con impatti meno evidenti, anche sul clima aziendale e sui rapporti tra dipendenti e azienda.

In parallelo all’introduzione di robot e IA, sono normalmente introdotte modifiche alle condizioni di lavoro, di cui le più frequenti sono flessibilità dell’orario lavorativo, riorganizzazione degli spazi, servizi per il benessere dei lavoratori e possibilità di smartworking. L’adozione di tecnologie IA e robot ha forti ripercussioni sull’aumento della produttività, stimato dal 57% degli intervistati come moderato o considerevole.

La RPA però richiede alle imprese un maggiore focus su aggiornamento, riqualificazione del personale e un cambiamento dei ruoli per adeguarsi ai mutamenti dell’organizzazione del lavoro. Tra chi ha già inserito RPA, si evidenziano infatti criticità da superare tra cui la necessità di formazione, la ridefinizione del modello organizzativo, la mancanza di adeguate professionalità e una certa resistenza culturale al cambiamento.

È interessante però notare come manager e imprenditori di aziende non robotizzate hanno prefigurazioni diverse, che spesso non rispecchiano il dato di realtà. Per esempio, chi non ha ancora inserito robot o IA sovrastima le difficoltà di implementazione, sottostima i tempi per essere a regime e prefigura un impatto negativo sulle risorse umane, maggiore di quanto accada effettivamente nelle aziende che hanno già sperimentato forme di RPA. In generale i dati della ricerca evidenziano come la percezione di chi ha già utilizzato robot e IA in azienda è più positiva e meno preoccupata di chi non ha ancora introdotto RPA nelle proprie aziende.

Infine, va evidenziato come non manchino le preoccupazioni sull’impatto che l’RPA può avere sull’occupazione. Imprenditori, manager e lavoratori, condividono una percezione positiva dell’impatto dell’RPA e differiscono solo sulla valutazione che ci siano anche impatti positivi sull’occupazione. Tutte e tre le popolazioni coinvolte nella ricerca concordano sul fatto che l’RPA non potrà mai sostituire il lavoro svolto dalle persone e che ci sia una forte necessità di una nuova legislazione per regolamentare la materia.

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