COACHING INTERVIEW

Le “case di lusso” dei prodotti di lusso

Intervista di Pietro Varvello ad Arturo Caprio

06 Marzo 2019

All’inizio degli anni Duemila, Arturo Caprio, presidente della Sice Previt di Segrate (MI) diversificava l’azienda edile originaria, intuendo che esisteva uno spazio di mercato per realizzare flagship store per i grandi marchi italiani e internazionali nei settori dell’alta moda e del lusso. A distanza di circa vent’anni l’azienda è oggi una realtà leader con 80 milioni di euro di fatturato e oltre 350 dipendenti.

 

Dopo Milano si è inaugurato anche l’Apple Store di Parigi, entrambi realizzati dalla Sice Previt. Su quali nuovi prestigiosi flagship store state lavorando?

Realizziamo punti vendita di grande impatto mediatico per conto dei nostri clienti, cioè marchi prestigiosi nei settori dell’alta moda e del lusso. Abbiamo una policy per la quale rendiamo note le nostre realizzazioni solo a inaugurazione avvenuta.

 

Come nasce Sice Previt?

L’azienda nasce all’inizio degli anni ’60 come impresa di ristrutturazione edile ma soprattutto di produzione dei primi prefabbricati. È di proprietà della famiglia di mia moglie Monica che, dopo la prematura scomparsa di suo padre avvenuta a metà degli anni ’80, si rimbocca le maniche e specializza l’azienda in ristrutturazioni e costruzioni edili tradizionali. L’impegno diventa via via sempre più gravoso, tanto da convincerla a cercare un socio. In quegli anni stavo sviluppando la mia impresa edile e l’idea di mettere insieme le due realtà mi sembrò un’opportunità interessante per entrambi. Quello che non avevo considerato è che lavorando insieme a Monica ho cominciato ad apprezzare non solo le sue doti imprenditoriali… e dopo poco ci siamo sposati.

 

Quando cambia la strategia della società?

Alla fine degli anni ’90, quando l’edilizia ha cominciato a rallentare, abbiamo intuito che ci fosse uno spazio nell’edilizia per il retail e coerentemente abbiamo affiancato alla competenza edile tradizionale anche la carpenteria, la falegnameria e via via i reparti marmi, vetreria, acciai, ecc. arrivando ad avere internamente tutto il ciclo produttivo che ci chiedevano i nostri clienti, sensibili ad avere in un unico interlocutore le eccellenze dell’artigianato italiano.

 

Quali sono i punti di forza che il mercato vi riconosce?

Potrei semplificare la risposta dicendo che i nostri clienti sono estremamente esigenti in termini di qualità, livelli di servizio, tempestività nell’esecuzione e assistenza post-consegna, e noi soddisfiamo queste loro esigenze. Con la crisi del 2008-2010 ci siamo mossi in controtendenza e abbiamo assunto nuovi artigiani e portato in azienda nuove competenze (come ad esempio quelle artistiche del reparto decorazione) che hanno consolidato quelle differenze che il mercato oggi ci riconosce.

 

Quale è stato il suo ruolo?

Fin da piccolo ho sempre sognato di avere un’azienda di produzione. È l’eredità che mi ha lasciato mio nonno, ingegnere e titolare di un’azienda che produceva impianti industriali, forni e inceneritori. Da giovane mi sarebbe piaciuto costruire motociclette, poi invece ho cominciato a lavorare nell’edilizia, anche se con un approccio innovativo, quasi da visionario. In alcuni casi devo ringraziare mia moglie per avermi riportato con i piedi per terra.

 

Quali caratteristiche personali l’hanno maggiormente aiutata?

La determinazione è sicuramente il mio punto di forza, che diventa però la mia debolezza quando si trasforma in testardaggine. Ho mitigato (in parte) questa mia caratteristica con gli studi in ingegneria, che mi hanno dato un metodo per affrontare i problemi, imparando che un progetto si porta avanti se ci sono elementi oggettivi, altrimenti è meglio lasciar perdere. Ma non sempre riesco a essere così razionale. E poi sono anche un inguaribile accentratore.

 

Ci sono state delle persone importanti nella sua formazione?

Mi ritengo fortunato perché ho avuto due persone importanti che mi hanno forgiato: il nonno, già citato, che mi ha trasmesso la passione per l’ingegneria e l’ambizione di costruire un’azienda di produzione tutta mia. Poi mio padre, avvocato, che mi ha insegnato il diritto inteso non solo come disciplina, ma come senso della giustizia e anche dell’onestà. Nell’avventura di Sice Previt sono poi arrivate altre persone importanti.

 

Quali?

Oltre alla presenza fondamentale di Monica, nel duplice ruolo di socia e moglie, importanti sono stati i nostri collaboratori: una targa che ci hanno regalato porta incisa la frase “non è importante che uno di noi sia il più bravo, ma è importante che sia Sice Previt la più brava”. Questa frase è quella che meglio sintetizza e interpreta la cultura della nostra azienda, dove è indispensabile il lavoro del singolo, ma il risultato finale è il frutto della squadra. In quest’ottica non abbiamo mai avuto problemi di ricambio generazionale perché, come nelle botteghe rinascimentali, i “vecchi” svolgono anche il ruolo di insegnare il mestiere a quelli più giovani.

 

Come vede l’azienda fra cinque anni?

L’azienda dovrebbe raddoppiare il suo fatturato, passando dagli attuali 80 ai 150-160 milioni di euro, con una crescita del personale significativa, anche se non proporzionale al fatturato. Questo risultato dipende da noi e dalla nostra capacità di cambiare e migrare verso un’organizzazione della produzione agile, così da rispondere in modo sempre più efficiente alle richieste dei nostri clienti. Questo cambiamento deve partire innanzitutto da me: devo imparare a delegare maggiormente ai miei collaboratori che a loro volta dovranno riorganizzare la progettazione e la produzione sia a livello di reparti interni, sia imparando ad affidarsi maggiormente ad aziende artigiane esterne (con specializzazioni particolari) con cui costruire partnership strategiche.

 

Cosa potrebbe ostacolare questo sviluppo?

Non vedo particolari ostacoli al raggiungimento di questo obiettivo. Il mercato esiste, soprattutto in Europa, Estremo Oriente e Stati Uniti. L’unico limite potrebbe essere la motivazione dei miei collaboratori: allargando il numero dei dipendenti sarà indispensabile trasferire ai nuovi entranti lo spirito dell’azienda. Il nostro è un lavoro artigianale: non voglio essere retorico, ma l’artigiano ama le sue realizzazioni e tende a migliorarle con passione e sacrificio. L’unico ostacolo è proprio questo: riuscire a trasferire alle nuove generazioni questo spirito.

 

Come fa a essere così ottimista sul mercato? Il retail appare oggi attaccato dalle nuove forme di distribuzione digitali (e-commerce, home delivery, ecc.). Non teme che il suo mercato possa avere qualche problema nel prossimo futuro?

Assolutamente no. La specializzazione di Sice Previt è quella di realizzare e fornire flagship store unici e distintivi, diversi dagli altri punti vendita più commerciali, come ad esempio quelli degli aeroporti e dei centri commerciali. Gli store che noi realizziamo sono quelli che vengono aperti nelle vie più prestigiose delle grandi capitali mondiali e che avranno, al contrario, una sempre maggiore importanza strategica. Queste “case di lusso” sono infatti parte integrante del posizionamento strategico dei grandi marchi, luoghi fisici dove la loro clientela internazionale vive esperienze di acquisto coerenti con le caratteristiche distintive dei prodotti venduti.

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