ESPERIENZE

Verso la New Mobility

Nel contesto di grandi cambiamenti infrastrutturali, il percorso di trasformazione di Autostrade per l’Italia. Grandi investimenti con al centro un uso sempre più avanzato della tecnologia per migliorare la sostenibilità e la vita delle persone.

Roberto Tomasi

Maggio 2021

Verso la New Mobility

Dagli anni della pandemia fino al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di emissioni nette zero, il mondo si appresta a vivere una serie di profondi cambiamenti. La stagione che dolorosamente ci stiamo lasciando alle spalle ha messo in luce le fragilità e le incertezze del nostro vivere contemporaneo. Ha chiamato ognuno di noi, e le nostre organizzazioni, a lavorare con più determinazione sulla propria identità e sul contributo che siamo in grado di portare alle comunità.

Delle profonde trasformazioni che si aprono dinanzi a noi, una delle più rilevanti riguarderà la mobilità. Vivremo una diversa esperienza del viaggio come conseguenza di un processo di digitalizzazione che sta già modificando numerosi settori industriali e sta iniziando a ridefinire anche quello della mobilità. Un cambiamento che non deve trovarci impreparati, né come operatori, né come Paese.

In veste di amministratore delegato del primo gruppo autostradale italiano, so che buona parte del successo di questa rivoluzione dipenderà dalla nostra capacità di guidare questo processo di trasformazione, di anticiparlo, di trasmetterlo alle nostre persone, di raccontarlo.

Anche il gruppo Autostrade per l’Italia è chiamato a ripensare se stesso. È atteso a un ruolo più alto e a una visione più ampia. Da soggetto concessionario, focalizzato sul ciclo di vita delle infrastrutture, Autostrade dovrà assumerà il ruolo di “gestore” di mobilità sostenibile, con un perimetro di azione che andrà ben al di là delle opere, ripensando il livello di competenze e il modo di lavorare.

Per cogliere questo, insieme ai miei 8.800 colleghi, abbiamo intrapreso da alcuni mesi un percorso di trasformazione. L’obiettivo è restituire al Paese una società di cui tornare a essere orgogliosi, che sappia valorizzare la rete infrastrutturale da cui transiteranno la crescita, le idee, la creatività dei prossimi anni. Un gruppo che non dimentichi mai i fatti di Genova e che viva quella pagina di dolore e di responsabilità come impegno quotidiano verso il Paese e verso le persone che viaggiano.

 

Verso la New Mobility

Mai come oggi credo che il settore del trasporto possa essere un volano per il futuro della nostra economia e della nostra competitività. Chi pensa il futuro delle infrastrutture pensa il futuro dell’Italia. È stato così da sempre, da quando – nel 1964 – l’Italia si scopriva più vicina con l’Autostrada del Sole, A1, Milano-Napoli.

Certo, il punto di partenza appare oggi complesso e i numeri, nella loro essenzialità, fotografano questa situazione. L’Italia ha un estremo bisogno di rinnovare il proprio tessuto infrastrutturale.

Gli investimenti in quest’ambito risultano decisamente inferiori rispetto al resto d’Europa (0,2% del Pil italiano verso lo 0,4% della media europea). La fragilità del territorio italiano (con oltre 7.000 comuni in aree a rischio frane/dissesto idrogeologico) insieme a un’età media della nostra rete intorno ai 50 anni, rendono tutto questo ancora più complesso.

I segnali di un profondo ripensamento del paradigma mobilità/trasporto sono già evidenti. Aumentano i veicoli condivisi (stimiamo un incremento di almeno tre volte entro il 2030, seppur rallentato dall’effetto della pandemia), così come il traffico delle merci, condizionato dalla dirompente penetrazione dell’e-commerce.

A queste trasformazioni si aggiunge anche quella che riguarderà i grandi centri urbani. Secondo un recente studio di Boston Consulting Group (BCG), l’aumento e la maggiore concentrazione degli abitanti renderà le aree urbane le vere protagoniste della New Mobility entro il 2035 (mobilità on demand, car sharing e micromobilità). Questo significa che lo spostamento di persone e merci nelle aree urbane peserà per il 18% del traffico complessivo, contro l’attuale 3%. Un aumento che porrà ulteriore pressione sul tema della congestione stradale che, già in epoca pre-Covid, presentava il conto con una media di 7 giorni all’anno persi per un viaggiatore mediamente attivo.

A ciò si aggiunge anche quella che pare essere una delle conseguenze di lungo periodo della pandemia. Il 37% degli Italiani ha dichiarato che utilizzerà molto meno di prima i mezzi pubblici, sostituendo tale modalità di trasporto con la propria auto, la bici o le camminate. Tutti questi elementi spingono a una riflessione più ampia circa l’evoluzione delle infrastrutture necessarie per la New Mobility.

I player chiave sono chiamati ad agire per guidare il cambiamento, partendo dalla consapevolezza che questa è innanzi tutto una grande opportunità per il nostro Paese. L’Italia ha le capacità per porsi al centro di questa rivoluzione, anticipando e assecondando le tendenze globali (gli investimenti in questo ambito sono stimati intorno ai 550 miliardi di euro al 2025).

Autostrade ha pianificato investimenti per 200 milioni fino al 2024, con l’obiettivo di creare una catena virtuosa di iniziative tese ad abilitare una mobilità all’avanguardia.

Nella strategia del gruppo abbiamo individuato nove capitoli chiave per andare incontro a questa domanda: dall’introduzione dell’Augmented Fieldforce, che offre nuovi strumenti a supporto del personale operativo con l’obiettivo di aumentarne la collaborazione, alla capacità di monitoraggio per garantire un migliore livello di sicurezza e produttività. Fino al Mobility Management proattivo: lo sviluppo di nuovi strumenti che dalla ricchezza dei dati (ad es., telecamere, sensori, dati dei viaggiatori) migliorino la gestione della viabilità, la capacità di previsione, il controllo dei flussi di traffico nonché la gestione delle emergenze.

 

Come cambia il viaggio

Sulla base delle direttrici di sviluppo di cui disponiamo oggi, possiamo già immaginare il viaggio del futuro. Andando in auto da Milano a Firenze sarà sempre meno probabile imbattersi in code, cantieri non previsti, attese ai caselli. La tecnologia, tramite un sistema di analisi dei flussi di traffico per una pianificazione dei cantieri, consentirà di migliorare ogni singolo aspetto del viaggio, lavorando sulla prevedibilità degli spostamenti. Questa centralità del dato ci consentirà una migliore conoscenza dell’utenza, a cominciare dalla possibilità di comunicare e aggiornare in tempo reale il viaggiatore.

Nei prossimi anni l’esperienza del viaggio si riapproprierà di tutta la sua straordinarietà ed emozione. Tornerà a essere quello che è stato per ciascuno di noi, che è ogni giorno per molti bambini: un’esperienza di scoperta. Transiteremo dai caselli autostradali senza nemmeno accorgerci della loro presenza. Quando vorremo riposarci e mangiare qualcosa, potremo prenotare il nostro tavolo all’Autogrill più vicino, controllando l’eventuale disponibilità di tutto ciò di cui necessitiamo, evitando fermate inutili ed effettuando già l’ordine dall’auto tramite comando vocale. Prenoteremo il nostro parcheggio, lasceremo l’auto in ricarica al posto prenotato, evitando così tempo aggiuntivo per ricaricare le batterie. La gestione di tutti i pagamenti sarà collegata all’utenza della nostra auto.

Che sia un viaggio di lavoro o di ritorno a casa, arriveremo alla nostra destinazione più riposati, forse più felici e pronti a lavorare o goderci tempo di qualità con la nostra famiglia.

 

Un nuovo impegno per la sostenibilità

Nell’ambito della trasformazione della mobilità, la sostenibilità ambientale avrà un ruolo centrale. Il 16% delle emissioni mondiali è attribuibile oggi al mondo dei trasporti (terrestri e non). Tuttavia, queste non tengono in considerazione le emissioni prodotte nei processi chimici nei cosiddetti settori hard-to-abate per la produzione dei materiali necessari alla realizzazione di nuove infrastrutture. Un esempio è quello del calcestruzzo – componente rilevante nel mondo delle infrastrutture – che da solo è responsabile del 5% delle emissioni mondiali. Per supportare gli obiettivi di sostenibilità ambientale e il raggiungimento di zero emissioni al 2050, bisognerà ripensare alle tecnologie di quest’ambito, con un focus sul riutilizzo di materiali in chiave di economia circolare e sulla creazione di infrastrutture green. Il ruolo centrale delle aziende è visto non solo in ottica della migliore gestione delle emissioni di CO2 equivalente da parte delle aziende stesse, ma anche in termini di enabler per permettere al consumatore finale di ridurre le proprie emissioni.

Per tali ragioni l’impegno a cui siamo chiamati è su due fronti. Il primo è la realizzazione di azioni concrete per la riduzione delle emissioni prodotte internamente all’azienda, con target misurabili e timeline definite per essere considerati responsabili nei confronti delle comunità, della nostra utenza, degli investitori. Il secondo fronte è la definizione di prodotti e servizi diretti alla sostenibilità e alle emissioni zero, abbracciando il ruolo di abilitante e guida di un ecosistema corporate diretto verso il target sfidante del 2050.

Siamo consapevoli che dinanzi a noi si apre una stagione articolata e impegnativa. Vogliamo trasformare la rete autostradale in una vera e propria green infrastructure, mediante un significativo aumento della produzione dell’energia da fonti rinnovabili, passando dal 7% a oltre il 26% del nostro fabbisogno energetico (175 GWh/anno). Il parco fotovoltaico presente sulla rete verrà più che raddoppiato, riducendo le emissioni CO2 di 16.000 tonnellate annue. In aggiunta, per migliorare l’efficienza energetica sarà completato il piano di sostituzione degli impianti di illuminazione con l’installazione di 30.000 lampade LED nelle oltre 450 gallerie. Infine, prevediamo anche l’avvio di progetti di rimboschimento nelle aree in gestione, di modo tale da compensare per le emissioni della società. Di recente è partito il progetto di creazione di boschi urbani a Pesaro, con la progettazione dei primi 76.000 m2.

Sempre sul secondo fronte, Autostrade investirà nell’infrastruttura di supporto ai veicoli elettrici: 67 sono le aree di servizio identificate e approvate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. L’obiettivo è portare ai clienti finali colonnine di ricarica all’avanguardia, High Power Charging (HPC) fino a 350kW, che garantiscano ricariche veloci e complete di 15-20 minuti con incluso un sistema di pagamento integrato. Questo servirà a supportare il crescente numero di viaggiatori che opterà per l’acquisto di un’auto elettrica, confermato dal report di BCG che stima che le auto elettriche (battery electric e plug-in hybrid) rappresenteranno circa il 25% delle vendite al 2030.

 

Il nostro modo di lavorare

Il percorso per raggiungere la completa digitalizzazione del modello operativo dell’azienda passa attraverso l’adozione dei più avanzati strumenti tecnologici e tramite un significativo rafforzamento dell’organico e delle competenze del Gruppo nell’arco del piano industriale. Abbiamo annunciato un piano di assunzioni di circa 3.000 posti di lavoro, un terzo dei quali ingegneri. Un elemento centrale di questa strategia è la realizzazione di una piattaforma di intelligenza artificiale (AI) che consentirà di monitorare i quasi 2000 ponti e viadotti della rete autostradale.

In aggiunta, il nuovo modo di lavorare di Autostrade ha visto la creazione di più di 20 stanze Agile per sviluppare progetti innovativi, assicurando il contributo delle diverse unità aziendali e, per la prima volta, la collaborazione tra il lato business dell’azienda insieme all’IT e agli sviluppatori. Questo nuovo approccio sta consentendo di testare le innovazioni nel più breve tempo possibile tramite il rilascio dei cosiddetti Minimum Viable Product (MVP), veri e propri strumenti operativi a cui seguono successive iterazioni per aumentarne l’efficacia. L’obiettivo è migliorare la qualità del lavoro delle risorse, sostenere la produttività e ridurre – al minimo – i task routinari.

Il nuovo modo di lavorare offre diritto di cittadinanza a un approccio smart-working nel vero e proprio significato del termine, cercando di venire incontro alle esigenze più concrete delle nostre persone. Come il “diritto alla disconnessione”: 90 minuti di disconnessione nel corso della giornata lavorativa ai genitori-lavoratori per permettere loro di dedicare tempo alla gestione della didattica a distanza dei propri figli.

Tecnologia, manutenzione e investimenti: questi tre impegni rappresentano l’identità del gruppo Autostrade per l’Italia. Da qui passerà il futuro del Paese, la crescita delle nostre persone e un’idea diversa - e migliore - di mobilità.

 

 

Roberto Tomasi, Amministratore Delegato, Autostrade per l’Italia.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Hbr Italia

Caratteri rimanenti: 400

0 / 3

Free articles left

Abbonati!