SOSTENIBILITÀ

L’imperativo della componente Social degli ESG

Paolo Cervini, Daniele Penati, Giovanni Aliboni

Maggio 2021

L’imperativo della componente Social degli ESG

La crescita degli indici ESG è stata sino ad oggi dominata dai temi ambientali con un focus limitato sulle questioni sociali.

Tuttavia, appare sempre più chiaro come la sostenibilità passi anche attraverso il pieno coinvolgimento delle persone e degli stakeholder, con la pandemia che ha accentuato ancor più le problematiche sociali.

 

La prospettiva finanziaria

Fino a non molto tempo fa gli investimenti sostenibili rappresentavano una nicchia all’interno del panorama della finanza; i temi del cambiamento climatico e quelli sociali quali la diseguaglianza economica stanno tuttavia assumendo un peso sempre maggiore anche da un punto di vista finanziario. Un recente rapporto di Deutsche Bank suggerisce che la “S” in ESG sarà la 'Next Big Thing' in termini di focus degli investitori.

Sta anche affermandosi la consapevolezza che le tematiche ESG siano determinanti per le performance di lungo termine di un’azienda. Lo stesso cambiamento generazionale spinge in questa direzione: gran parte della ricchezza globale sarà sempre più amministrata da Millennials e da donne; ciò favorirà l’uso di criteri improntati all’equità, all’ambiente e ai diritti umani.

Recentemente la pressione sui temi sociali è ulteriormente cresciuta. Pochi mesi dopo lo scoppio della pandemia, un gruppo di oltre 300 investitori in rappresentanza di 8,4 trilioni di dollari ha esortato le aziende a prendere provvedimenti per proteggere i lavoratori e le comunità dall'impatto del virus, fornendo ad esempio congedi retribuiti ed evitando licenziamenti.

A testimonianza dell’accelerazione di queste tendenze, i social bonds sono risultati nel 2020 la componente con il maggiore tasso di crescita all’interno della finanza sostenibile, più degli stessi green bonds.

Anche la SEC sembra voler assumere un ruolo attivo. Nel 2019 ha proposto di rendere obbligatoria la divulgazione del “Capitale Umano” da parte delle società quotate e ha appena creato una “Climate and ESG Task Force” con il compito di analizzare e verificare la correttezza dei report ESG delle società.

 

Nuovo focus da parte dei Management Thinker

Il tema è sempre più sull’agenda delle principali Business School e dei principali Professori e Ricercatori. Roger Martin della Rotman School of Management nelle sue ultime pubblicazioni ha evidenziato con forza la necessità di ripensare il modello alla base del capitalismo, con l’obiettivo di invertire i trend in atto a partire da quello sulle disuguaglianze. Dal suo punto di vista, l'ossessione per l'efficienza aziendale e per gli EPS  (Utili per Azione) sta mettendo a rischio la tenuta sociale e la stessa democrazia.

Gli economisti statunitensi William D. Nordhaus e Paul M. Romer hanno vinto il Nobel per l'Economia 2018 per aver integrato i cambiamenti climatici e le innovazioni tecnologiche nelle analisi macroeconomiche a lungo termine. Il loro lavoro ha permesso di mettere a punto metodi per rispondere a una delle domande più pressanti del nostro tempo, cioè come favorire una crescita economica che sia allo stesso tempo durevole e sostenibile.

Un’iniziativa di grande interesse è quella della Harvard Business School con il Progetto “Impact-Weighted Accounts” per promuovere la creazione di voci contabili che riflettano non solo la dimensione economica e finanziaria di un'azienda, ma anche quella sociale e ambientale. Si tratta di inserire nel Conto Economico e nello Stato Patrimoniale nuovi elementi che descrivano anche gli impatti positivi e negativi dell'azienda su dipendenti, clienti, ambiente e società nel suo complesso.

Di fatto, Conto Economico e Stato Patrimoniale sono già costruiti incorporando numerose ipotesi, inclusi alcuni aspetti "arbitrari" che si sono in parte consolidati nel tempo. Si pensi a come alcuni elementi intangibili, quali la capacità di attrarre i talenti, siano già oggi valorizzati, tipicamente attraverso la formula del "goodwill” in caso di operazioni di M&A.

 

Perché la componente "S" è sfidante

Tra le componenti ESG, il fattore sociale si sta rivelando il più difficile da definire e integrare. Mentre la finanza è una disciplina fondamentalmente quantitativa, il tema ESG è spesso qualitativo e i dati disponibili sono incompleti, inconsistenti e in parte basati sulla fiducia dei report volontari delle aziende. Questi aspetti trovano particolare risalto nel caso della “S”.

Il fattore “S” non riguarda solo la limitazione di danni e rischi, ma anche e soprattutto la creazione di nuovi benefici. Ciò rende più difficile la valutazione rispetto ai fattori ambientali, che tendono a concentrarsi sulla riduzione dei danni, o a quelli relativi alla governance, che tendono a operare all'interno di quadri regolatori.

Una delle sfide principali è data dalla grande varietà di parametri che possono descrivere una problematica sociale. Non esistono veri standard quantitativi e l’impatto sociale può essere misurato da molte e diverse angolature difficilmente riportabili a dimensioni standard.

La natura qualitativa di molti programmi sociali rende difficile tradurli in KPI facilmente utilizzabili dagli investitori. Contrariamente agli aspetti ambientali, dove esistono già delle strade tracciate, nel caso della componente “S” è spesso necessario un grande sforzo innovativo per identificare e mettere a terra iniziative che abbiamo un impatto sia di business sia sociale.

 

 

 

La soluzione non può che passare dalle metriche

Nonostante la complessità della sfida, l'analisi e l'integrazione dei fattori sociali è un imperativo.

Esistono diverse pubblicazioni che intendono fornire indicazioni agli attori finanziari e alle aziende. Il “Model guidance on reporting ESG information to investors” emesso dalla “United Nations Sustainable Stock Exchanges (SSE) Initiative” è una delle pubblicazioni più complete e autorevoli. Copre l'intera gamma di fattori ESG, ma è di fatto particolarmente utile per la ricerca di riferimenti sull’ambito sociale.

Quindi, quali sono gli elementi chiave delle Social Accountability Metrics?

1.     Chiarezza dell’obiettivo

Le metriche devono essere progettate per uno scopo finale che consenta di supportare la strategia aziendale e quella di sostenibilità.

Una buona metrica in ambito sociale deve rispondere a domande sul futuro dell’azienda, del contesto nel quale è inserita, dei lavoratori e delle loro famiglie, delle comunità e degli altri attori locali. La definizione delle metriche deve quindi guardare non solo all’interno dell’organizzazione, ma anche al suo esterno.

Le domande alle quali dare risposta non possono essere “superficiali”; ad esempio, è opportuno conoscere la percentuale di donne presenti in azienda, ma anche quante di esse ritengono soddisfacente il livello di work&life balance. È importante sapere quanti giovani “Under 30” sono presenti in azienda, ma anche quanti dovranno essere assunti per sostituire le uscite per pensionamento e quali competenze saranno strategiche nei prossimi anni.

2.          Rilevanza e materialità

Altri elementi di una buona metrica sono la pertinenza rispetto alle attività aziendali e la materialità, ovvero la necessità di focalizzarsi su ciò che è davvero significativo.

Rendere concreti questi due principi non costituisce un compito facile; è necessaria una profonda conoscenza dei processi aziendali, ma anche del contesto economico, sociale e politico in cui si inseriscono le imprese; occorre considerare le diversità che caratterizzano i vari settori di attività con le rispettive filiere e catene del valore. Rilevanza e materialità devono essere accompagnate da chiarezza e confrontabilità.

Ci sono aspetti “materiali” suscettibili di ampie variazioni. Le metriche legate all’ambito Human Rights & Working Conditions costituiscono un buon esempio. Le condizioni dei lavoratori possono essere notevolmente diverse a seconda dei contesti territoriali o dei settori di attività. Un set di KPI efficaci deve fornire un buon orientamento, evidenziando le possibili oscillazioni e un adeguato posizionamento, ad esempio, rispetto a valori medi o best in class.

3.     Credibilità

Per ottenere dati robusti e realistici rispettando il principio di accountability (ovvero responsabilità nella rendicontazione) è fondamentale che i soggetti rendicontatori abbiano costruito un solido processo interno di raccolta e gestione dei dati ESG. Si tratta del risultato di un lungo processo di ingaggio delle persone e della capacità di gestire una mole significativa di dati. La tecnologia può venire in aiuto per la fase di raccolta dei dati, ma l’efficacia consiste soprattutto nel sapere leggere i dati e farne buon uso.

Infine, la credibilità delle misure è strettamente legata anche ad una valutazione esterna competente e trasparente.

4.     Inserimento in un percorso

L’approccio di miglioramento continuo delle prestazioni è alla base di qualsiasi misura. È importante porsi obiettivi concreti, ben pianificati e raggiungibili. Se non si rispettano queste condizioni vi è il rischio che venga meno il committment delle persone e quindi il raggiungimento dell’obiettivo.

Non è realistico presentarsi dall’oggi al domani come una Best Practice in ambito ESG. È invece importante che le Social Accountability Metrics siano capaci di comunicare con efficacia i progressi raggiunti e gli obiettivi futuri.

 

In sintesi, cosa possiamo imparare dall'esperienza sulle metriche "E"?

L’ambito delle metriche ambientali, sempre più oggetto di analisi e di applicazione, può essere di insegnamento anche all’ambito sociale. Possiamo ricavare le raccomandazioni più importanti, in estrema sintesi.

·      Focus sull’obiettivo con coerenza e strategia: concentrarsi su ciò che conta con un occhio di riguardo al contesto attuale e alla visione futura

·      Misurazione chiara e trasparente: si ottiene con KPI efficaci, il giusto supporto tecnologico per la gestione e il monitoraggio di dati e informazioni con audit esterni di valore

·      Logica del miglioramento continuo: il percorso deve essere tracciato con azioni e target ben visibili e pianificati a monte dell’analisi dei dati (non viceversa)

 

Guardando avanti: il contributo dell’Intelligenza Artificiale

Nuove soluzioni innovative per rafforzare il presidio sulla componente “S” stanno arrivando dall’applicazione delle tecniche di Intelligenza Artificiale (AI) e di Elaborazione del Linguaggio Naturale (NLP). L’AI può fornire strumenti potenti quali l’analisi in tempo reale di grandi volumi di dati molto diversi tra loro, da fonti sia interne che esterne all’azienda quali i Social Media e le News. La NLP può analizzare il tono e il sentiment di una comunicazione sociale o di un’intervista ai manager e dedurne l’effettivo impegno in termini sociali.

Queste tecniche si basano su reti neurali che utilizzano l’apprendimento automatico – machine learning/deep learning – e l’elaborazione del linguaggio naturale per analizzare in tempo reale moltissimi dati non strutturati per estrarre le metriche pertinenti e trasformarle in informazioni materiali.  

È necessario comunque notare come l’ambito “S” rimanga quello di più difficile interpretazione proprio per la natura intrinseca delle informazioni afferenti la sfera sociale. Si tratta quindi di una frontiera aperta per gli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale, in particolare per quanto riguarda le potenzialità di prediction e analisi delle ricadute sulla società delle politiche di un’azienda o anche, perché no, di un governo.

Paolo Cervini, Associate Partner di ECSI Consulting

Daniele Penati, Presidente di Compendia

Giovanni Aliboni, Managing Partner di e-nergica

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