Maggio 2020 - Speciale

Combattere le molestie sessuali

Autori vari

03 Maggio 2020

Combattere le molestie sessuali

Nel 1977 Catharine MacKinnon affermò che le molestie sul posto di lavoro rappresentano una discriminazione sessuale. Nel 1991 la testimonianza di Anita Hill davanti al Congresso aumentò enormemente la consapevolezza del problema nell’opinione pubblica. Ma esso è lungi dall’essere superato, come ha dimostrato il movimento #MeToo. Ecco alcuni modi per contrastarlo.

 

Perché i programmi contro gli abusi non funzionano e cosa fare per migliorarli
Frank Dobbin e Alexandra Kalev

Fin dagli anni ‘70 negli Stati Uniti la maggior parte delle organizzazioni ha cercato di affrontare il problema delle molestie sessuali (o di proteggersi dalle relative azioni legali) introducendo programmi di formazione obbligatoria e procedure di denuncia formali. Malgrado ciò, ancora oggi il 40% delle donne si dice vittima di molestie sessuali sul posto di lavoro. E il numero è invariato dagli anni ’80. Sulla base di uno studio condotto su oltre 800 aziende statunitensi, gli autori raccomandano innanzitutto consapevolezza negli spettatori e formazione per i manager, azioni che sono in grado di coinvolgere tutti i partecipanti nello sforzo di combattere le molestie. Sostengono anche che alle procedure formali di denuncia andrebbero affiancati la risoluzione volontaria delle dispute e un ufficio ombudsman che possa gestire le denunce di molestia accanto alle vittime.

 

Più potere ai manager per bloccare le molestie
Adrienne Lawrence

Analista legale e autrice di Staying in the Game: The Playbook for Beating Workplace Sexual Harassment, Lawrence racconta come due suoi precedenti datori di lavoro hanno reagito alle sue segnalazioni di molestie. Nel primo caso, diversi membri dell’ufficio HR raccolsero la sua denuncia e condussero un’indagine che però non sfociò in nulla e non comportò nessuna sanzione per il molestatore (lei lasciò l’azienda). Nel secondo, il manager convocò immediatamente il molestatore e gli intimò di smetterla, cosa che lui fece. Lawrence si serve di questi esempi per sostenere che spesso l’approccio investigativo “vecchia maniera” non riesce a proteggere le donne e a stroncare le molestie, cosa che per le vittime è tipicamente l’obiettivo primario. Propone allora un nuovo approccio in cui i manager gestiscono il problema in prima persona, puntando più sulla sua soluzione che sulla punizione del responsabile.  

 

“Se qualcosa non quadra, dovete farvi sentire”
Asha Santos

Avvocato del lavoro, da quando il movimento #MeToo ha generato un maggiore bisogno di formazione mirata alle soluzioni, Santos tiene nelle grandi aziende workshop incentrati sulla necessità di intervento da parte di chi è testimone di molestie. Nella nostra intervista descrive il contenuto dei suoi seminari, le modalità con cui le persone che assistono a una molestia possono intervenire, quali sono le situazioni che devono risvegliare in loro un campanello di allarme e altro ancora.

Che cosa succede quando un dipendente si rivolge all’ombudsman?
Charles L. Howard

L’autore, executive director della International Ombudsman Association, scrive: «L’ombudsman è per chi ha difficoltà sul posto di lavoro un esperto che lo ascolta, un’integrazione ai canali formali nel raggiungere chi ha autorità per intervenire nonché, per i manager, una straordinaria risorsa per ampliare la conoscenza che hanno della vita lavorativa e della cultura della loro azienda». Il processo che vede coinvolto l’ombudsman è interamente confidenziale; interviene solo con il consenso del lavoratore e tutto potrebbe limitarsi alla discussione delle opzioni a sua disposizione e delle loro potenziali conseguenze.

prezzo 5,00

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Hbr Italia

Caratteri rimanenti: 2500

Temi più seguiti