Maggio 2020 - COACHING INTERVIEW

Bollicine un po’ sagge e un po’ pazze

Intervista di Pietro Varvello a Matteo Lunelli

03 Maggio 2020

Matteo Lunelli è presidente e amministratore delegato delle Cantine Ferrari fondate nel 1902 a Trento. All’inizio degli anni ‘50 la sua famiglia le ha rilevate dal fondatore, sviluppate e posizionate in Italia e all’estero come un’eccellenza del made in Italy. Oggi è un gruppo con un fatturato consolidato di oltre 100 milioni di euro, cresce di oltre il 5% l’anno, occupa all’incirca 300 dipendenti ed esporta un quarto del suo fatturato in una settantina di Paesi.

 

Descrivete le bollicine millesimate del vostro Trentodoc come un po’ sagge e un po’ pazze. Perché?

In questi due termini si racchiude molta della nostra filosofia: la saggezza è la tradizione secolare nel creare bollicine di qualità e nel coltivare i vigneti di montagna del Trentino; la pazzia sintetizza invece quella gioia di vivere, fatta di emozioni e socialità, che caratterizza i momenti in cui gustiamo le nostre bollicine. Sono orgoglioso che Ferrari Trentodoc sia stato scelto per brindare a tanti eventi prestigiosi del mondo delle istituzioni, dello spettacolo, della cultura e della moda e anche a grandi vittorie sportive come quella della Nazionale di calcio nel 1982.

 

Una sintesi quindi tra passato e presente?

Esattamente: questa sintesi è alla base della nostra filosofia, cioè innovare rispettando la tradizione. Credo che questo obiettivo non riguardi solo le Cantine Ferrari, ma anche tutto il nostro made in Italy che deve partire sempre da quella tradizione di eccellenze costruite nei secoli, ma nello stesso tempo deve essere presentato e raccontato in modo moderno e contemporaneo e con i linguaggi delle nuove generazioni.

 

Un obiettivo ambizioso, ma ci sono gli strumenti e le risorse per perseguirlo?

Sono fiducioso sulle nostre potenzialità: dall’inizio del 2020 sono presidente di Fondazione Altagamma, che persegue l’obiettivo di contribuire alla crescita e alla competitività delle imprese dell’industria culturale e creativa italiana. Sono queste le ambasciatrici dello stile italiano nel mondo, capaci di comunicare i valori del nostro Paese. Opereremo ad esempio attraverso la promozione del turismo in Italia, uno degli strumenti più potenti per emozionare coloro che ci visiteranno e che, una volta tornati a casa, ricorderanno quei momenti “magici” attraverso i nostri prodotti.

 

Quindi porta avanti a livello istituzionale la sua filosofia di “bello e buono stanno bene insieme”?

Sì, aggiungerei anche ben fatto, così da completare gli elementi che sono alla base del successo delle Cantine Ferrari. Questi concetti arrivano dagli insegnamenti degli antichi greci, per i quali i valori etici ed estetici dovevano stare insieme. Bellezza, arte e gusto sono per esempio gli ingredienti del percorso che parte dalla visita alla nostra cantina per portare gli ospiti a Villa Margon, una dimora risalente alla prima metà del '500 con un importante ciclo di affreschi dell’epoca e poi alla Locanda Margon, dove si può vivere l’esperienza gourmet di un ristorante stellato. E ancora al nostro Carapace in Umbria, una sorta di “scrigno” a forma di tartaruga progettato da Arnaldo Pomodoro per custodire il Montefalco Sagrantino, un vino rosso longevo e di grande potenza che si produce in quel territorio, “arcaico” e ricco di storia.

 

Giulio Ferrari, il fondatore, ha avviato la sua attività perseguendo tre obiettivi: eccellenza del prodotto, grande controllo dei processi e legame con il territorio. A quale di questi tre obiettivi si sente più vicino?

Ricerca dell’eccellenza e legame con il Trentino sono fattori ormai parte del nostro DNA. Posso garantirle che non solo io, ma anche la mia famiglia, il management e tutti i dipendenti condividiamo ancora questi obiettivi. Nelle nostre attività quotidiane li perseguiamo ogni giorno. L’eccellenza Ferrari è frutto di un territorio vocato e di tanti gesti compiuti da tutto il nostro team con attenzione, competenza e passione. Pensi ad esempio alla semplice operazione del remuage, che consiste nel far passare gradualmente le bottiglie dalla posizione orizzontale a quella verticale. Questa semplice operazione manuale richiede una manodopera specializzata e grande professionalità. Aggiungerei un altro obiettivo, nato negli ultimi anni, ma perseguito oggi con determinazione: la sostenibilità. La nostra famiglia pone particolare attenzione alla sostenibilità economica, sociale e ambientale. Quest’ultima coinvolge il rapporto con i nostri fornitori di materie prime e mira a conciliare l’obiettivo di ottenere uve di ottima qualità con la tutela dell’ambiente e della salute di chi lavora in campagna grazie a un rigido protocollo di viticoltura sostenibile di montagna.

 

Nella sua azienda familiare che spazio trova il management?

La famiglia ha la grande responsabilità di essere garante dei “valori” dell’azienda. Anche se sono coinvolto nella gestione insieme ai miei cugini Alessandro, Camilla e Marcello, gran parte dei processi sono in mano a un management capace e motivato, la cui autonomia di gestione è garantita da una governance chiara e condivisa.

 

Quali sono le caratteristiche della sua gestione che hanno maggiormente contribuito a questo successo?

Non mi piace parlare di me, preferisco che lo facciano gli altri, nel bene e nelle critiche. Posso però dirle che mi ritengo fortunato perché lavoro in un settore che mi appassiona e, soprattutto, che mi consente di girare il mondo e conoscere tante persone con le loro culture e i loro valori. In questi incontri cerco sempre di costruire nuovi rapporti e nuove esperienze che porto in azienda in modo da condividerle con i miei collaboratori.

 

Almeno mi descriva un risultato della sua gestione che la rende orgoglioso.

Sicuramente è il fatto di vedere riconosciuta da opinion leader internazionali l’eccellenza del marchio Ferrari e delle nostre produzioni. A livello mondiale ci confrontiamo con un gigante che si chiama champagne, percepito come un’icona del lusso, per molti inarrivabile e da secoli presente in tutto il mondo. Questo confronto ci ha spronato a fare sempre meglio e nell’ultimo decennio siamo riusciti a ritagliarci un notevole spazio a livello internazionale. Con i numerosi riconoscimenti ottenuti, tra i quali il recente titolo di Sparkling Wine Producer of the Year, le Cantine Ferrari hanno dimostrato che l’eccellenza nelle bollicine non è monopolio di una sola regione. Con oltre un secolo di storia e un territorio unico e vocato, sono orgoglioso di aver portato Ferrari nel mondo come un ambasciatore dell’arte di vivere italiana.

 

Ha qualche rimpianto?

Più che rimpianti, al momento, ho ancora due obiettivi da raggiungere. Il primo riguarda la crescita ulteriore del Gruppo Lunelli, anche attraverso nuove acquisizioni. Dopo la cantina Bisol a Valdobbiadene vorremmo proseguire un percorso di crescita per linee esterne, ma non è facile trovare sul mercato aziende in linea con le nostre aspettative. L’altro riguarda le difficoltà che ho incontrato fino a oggi nell’entrare seriamente nel mercato cinese, promuovere la nostra produzione e far apprezzare la nostra qualità. Sono comunque fiducioso su entrambi gli obiettivi. Prima mi ha chiesto quali sono gli aspetti del mio carattere che trasferisco nella gestione dell’azienda. Come avrà capito c’è sicuramente la passione, ma anche una grande determinazione e impegno nel perseguire i miei obiettivi.

Come vede le Cantine Ferrari fra cinque anni?

Non avrei molti dubbi nel dirle che vedo un’azienda sempre più internazionale e sempre più sostenibile. I nostri vini prima di essere venduti devono essere fatti conoscere e quindi nei prossimi anni continuerò a presentare il vino italiano e associarlo a uno stile di vita fatto di gioia di vivere, ma anche di arte e bellezza. Inoltre, la nostra azienda si presenterà sempre più sostenibile sia a livello sociale, sia a livello ambientale. Il vino è frutto della terra e il territorio va tutelato e preservato. È una ricchezza che si tramanda da secoli e che noi abbiamo la grande responsabilità di passare alle nuove generazioni nei suoi valori, ma anche in quelle sue caratteristiche naturali che lo rendono il compagno ideale dei momenti più belli e celebrativi.

 

Con le Coaching Interview, Harvard Business Review Italia propone un modo nuovo di incontrare i personaggi del mondo dell’impresa, manager e imprenditori, che riflettono sui fattori che hanno determinato il loro successo. Sono interviste realizzate con l’approccio del coaching e senza uno schema prefissato, che utilizzano ascolto e domande che stimolano gli interlocutori a raccontare gli elementi chiave della loro storia professionale.

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