EDITORIALE - Maggio 2019

Lo tsunami d’argento

Enrico Sassoon

06 Maggio 2019

Lo tsunami d’argento

Che la popolazione mondiale stia invecchiando è noto da tempo e su questa rivista in più occasioni sono stati pubblicati articoli al riguardo. Nell’arco dei prossimi 10-20 anni il numero degli over-65 supererà quello degli under-5. In Italia e pochi altri Paesi questo sta accadendo già ora. Il fenomeno è diretta conseguenza di alcuni trend che si prestano a letture diverse. Indubbiamente non si può che essere felici del contributo determinante di una migliore medicina e di una più ricca alimentazione, anche se eccessi nella seconda fanno sì che in alcuni Paesi – in primis gli Stati Uniti – oggi si muoia più facilmente per obesità che per altre cause. I tassi di natalità sono poi crollati negli ultimi decenni, il che in sé può essere considerato un grave handicap, ma rispecchia anche un benessere di molto aumentato che ha modificato strutturalmente il rapporto costi/benefici di generare molti figli. Il welfare state, oggi in contrazione, ha a sua volta contribuito, anche se con effetti distorsivi nelle finanze pubbliche che ci si sforza di correggere, prevalentemente con scarso successo.

L’analisi potrebbe continuare ma il punto centrale è l’invecchiamento, che significa anche allungamento delle aspettative di vita e, in connessione, tendenziale prolungamento della vita lavorativa anche in virtù dell’allontanamento della soglia della pensione. Se ambedue i fenomeni sono rilevanti, il primo è addirittura eclatante. Secondo i dati disponibili, nei Paesi sviluppati, ma comunque anche in quelli emergenti, ogni anno l’aspettativa di vita cresce di un mese. I centenari si stanno moltiplicando: la generazione dei baby boomer era nata con una probabilità dell’1% di superare i 100 anni; ma oggi i millenial godono di una probabilità del 50% di diventare ultracentenari.

Anche questi sviluppi determinano valutazioni diverse. Si considera di norma che gli over 65 siano meno produttivi, necessitino di maggiore assistenza e nell’insieme comportino un rallentamento della crescita economica. Ma nei fatti non sembra che la realtà sia così fosca. Non solo gli anziani appaiono molto più attivi e produttivi di quanto non lo fossero i loro coetanei 20 o 30 anni fa, ma sviluppano doti come l’esperienza, l’equilibrio e l’accumulo di conoscenze e competenze che li rendono preziosi in ambito lavorativo. Ma il fattore ancora più positivo è che nelle mani degli ultra-65 si concentra un ampio potere d’acquisto che li rende iper appetibili per le imprese, specie di alcuni settori.

Quando prevaleva il concetto dell’anziano come male in salute, improduttivo e bisognoso di assistenza si era coniata l’espressione “tsunami d’argento” per definire un fenomeno essenzialmente negativo. Ma oggi questa visione viene ribaltata e lo tsunami d’argento comincia a essere valutato in positivo, come una forza economica di straordinario valore, destinata a intensificarsi ulteriormente. Se ne parla in termini di “silver economy” e se ne prendono gradatamente le misure. Interi settori economici si stanno modificando per servire questo segmento, e non solo nel health care e nei servizi alla persona, ma anche nel housing, nel turismo e nell’entertainment.

La società nel suo insieme non mostra però di avere bene metabolizzato questo eccezionale fenomeno, né tantomeno molte imprese che continuano a sottovalutare l’utilità dei loro dipendenti più anziani e non hanno la capacità, o la consapevolezza, per valorizzarli nel modo dovuto. Come si può leggere nello Speciale di questo numero, si tratta di un errore che può costare caro e che va compreso e ribaltato per trasformare quello che sembra un costo in una grande opportunità.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Hbr Italia

Caratteri rimanenti: 2500

Temi più seguiti

Partner center