STRATEGIA & CONCORRENZA


L’azienda cosmopolita

Per avere successo a livello globale le aziende devono valorizzare la diversità e la distanza anziché cercare di eliminarle

Pankaj Ghamawat

Maggio 2011

UNA CRESCITA SBILANCIATA, costellata di problemi finanziari. Le minacce protezionistiche causate da una disoccupazione costantemente elevata, in particolare nei Paesi avanzati. Tensioni, nelle nazioni ricche come in quelle povere, su divisioni etniche, religiose e linguistiche e discorsi su una nuova era di secessioni e tribalismi. Sono alcuni degli sviluppi che contraddicono la storia che eravamo abituati a sentire: una storia di mercati che si stavano integrando alla perfezione a prescindere dalle frontiere, di una tecnologia che stava cancellando le distanze e di Governi nazionali sempre meno influenti. Le conseguenze della crisi finanziaria del 2008 ci ricordano in quanti modi le differenze contano ancora. Ci portano anche a rivedere cosa significa essere un manager o un’azienda globale. Buona parte di quanto scritto dal management sul globalismo adotta l’ideale illuminista, proposto nel ‘700 dal filosofo Immanuel Kant, dell’abbandono di ogni “fedeltà alla nazione, razza ed etnia” in favore di una cittadinanza mondiale....

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