INNOVAZIONE

Progettare innovazioni inverse

I principi per creare prodotti di successo destinati ai mercati emergenti

AMOS WINER E VIJAY GOVINDARAJAN

Luglio 2015

In modo lento ma inesorabile, nelle multinazionali occidentali si sta affermando l’idea che può essere vantaggioso disegnare prodotti e servizi nelle economie in via di sviluppo e poi esportarli, con qualche aggiustamento “globale”, nei Paesi sviluppati. Questo processo, chiamato “innovazione inversa” perché  funziona in maniera opposta rispetto all’approccio tradizionale del creare prodotti innanzitutto per le economie avanzate, consente alle aziende di sfruttare al massimo le potenzialità di entrambi i mondi.  È stato descritto per la prima volta sei anni fa, in un articolo della Harvard Business Review di cui uno degli autori era Vijay Govindarajan (cfr. “Come la General Electric rivoluzione se stessa”, ottobre 2009), coautore anche di questo articolo. A dispetto della sua logica stringente, però, soltanto alcune multinazionali – in particolare Coca-Cola, General Electric, Harmon, Microsoft, Nestlé, PepsiCo, Procter & Gamble, Renault e Levi Strauss – sono riuscite a mettere in pratica l’innovazione inversa, vendendo in tutto il...

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