Le fabbriche di talenti del lusso

I metodi che aziende del calibro di LVMH, Kering e Richemont utilizzano per formare stilisti e manager

ANDREW SHIPILOV E FRÉDÉRIC GODART

Luglio 2015

Cinquant’anni fa, la moda e il settore del lusso erano dominati da aziende familiari e stilisti-imprenditori. Oggi la maggior parte dei marchi e delle etichette principali è controllata da una manciata di gruppi: fra questi, il più grande per fatturato è LVMH, che possiede Moët & Chandon e Louis Vuitton; gli altri due colossi sono Richemont, proprietario di Cartier e Chloé, e Kering (ex PPR), che controlla Gucci e Saint Laurent. In una certa misura, il successo di questi gruppi sembra smentire precetti consolidati del management. Una rilevante quantità di ricerche suggerisce che le aziende rendano al meglio quando si concentrano su un’area specifica di business o competenze. La diversificazione generalmente non aggiunge valore, a meno che il risparmio di costi non sia significativo e non ci siano sinergie operative fra i reparti, cosa che per i gruppi del lusso non avviene sempre. Nel loro portafoglio di attività è inclusa...

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