INNOVAZIONE

Il futuro del lavoro: cosa c’è dietro l’angolo, e come dovremmo prepararci?

Terence Tse e Mark Esposito

17 Ottobre 2019

Quando pensate al futuro del lavoro, cosa vi viene in mente? Robot che vi portano via il posto? Imprenditori che tagliano posti di lavoro nel tentativo disperato di ridurre i costi? Professionisti delle STEM (scienza, tecnologia, engineering e matematica) che diventano il cuore pulsante dell’impresa, rendendo inutile tutto il resto? O cos’altro ancora?

Per nostra fortuna, questi miti popolari sono stati sfatati in larga misura. Ma c’è ancora una notevole incertezza sul futuro dell’ambiente di lavoro e su ciò che dovremmo aspettarci. In questo articolo presentiamo tre dei cambiamenti più significativi che il futuro del lavoro apporterà e spieghiamo cosa possono fare i professional per prepararsi adeguatamente al cambiamento.

L’automazione e altre forme di intelligenza artificiale (IA) cambieranno il ruolo degli esseri umani nell’ambiente di lavoro. Notate l’assenza di titoli terrorizzanti o apocalittici (nello stile di Fortune). Mentre eliminerà un buon numero di posti di lavoro, l’IA ne creerà nel contempo molti altri che prima non esistevano. In questo senso, la tecnologia IA si può considerare più un alleato o un facilitatore che una minaccia. Pensiamo per esempio alle fabbriche. A un certo punto le macchine assumeranno senza dubbio il controllo dell’intera linea di produzione, ma di conseguenza si creeranno altri posti di lavoro per la necessità di gestirle e di tenerle in efficienza.

Un altro esempio riguarda il settore dei servizi finanziari. Nel reparto mutui, le grandi banche hanno decine di team che dedicano il proprio tempo ad analizzare le informazioni sui clienti per la concessione del prestito. Questi team possono passare ore a verificare e a inserire manualmente i dati nei sistemi informativi della banca, e non di rado l’input è pieno di errori causati da digitazioni sbagliate. Con l’automazione del flusso operativo, la banca può accelerare il processo di approvazione, ridurre sensibilmente i costi e lasciare ai dipendenti più tempo per focalizzarsi su compiti che richiedono competenze esclusivamente umane, come la capacità di gestire le relazioni con i clienti.

Ci piace considerare l’AI non solo e non tanto una tecnologia, quanto piuttosto un assistente intelligente, un algoritmo intelligente, o un asset intelligente. Ragionando in questi termini si rimuove la connotazione negativa che si accompagna immeritatamente all’IA e ne modifica la percezione, da tecnologia destinata ad azzerare il ruolo degli esseri umani nell’ambiente di lavoro a tecnologia che permette loro di essere più creativi e più utili.

Assisteremo all’ascesa della “gig economy” e all’evoluzione dell’ambiente di lavoro tradizionale. Con l’avvento dell’IA, vedremo proliferare la gig economy, in cui sempre più professionisti lavoreranno come freelance, curando progetti per tante aziende diverse. Anche se per ora questo mutamento mette i freelance in condizione di svantaggio (rendendo più problematico l’accesso alle pensioni e ai mutui), possiamo solo aspettarci che il trend in atto si rafforzi ulteriormente, perché assicura benefici importanti a grandi aziende che vogliono ridurre i costi ingaggiando appaltatori esterni. In positivo, la gig economy darà ulteriore flessibilità al lavoro dei professional, una flessibilità che non conoscevamo in passato. Invece di restare incatenati a un orario fisso 9-17, durante il quale dovevano svolgere un numero limitato di compiti con responsabilità altrettanto limitate, essi potranno sfruttare tutta una serie di opportunità che si rispondono ai bisogni e agli stili specifici di ciascuno.

Assisteremo anche all’evoluzione di quello che consideriamo l’ambiente di lavoro tradizionale. In presenza di un numero sempre maggiore di freelance, appaltatori esterni e lavoratori a distanza, l’ufficio diventerà più che altro un punto di incontro e un hub, anziché una destinazione quotidiana obbligatoria. Con i progressi della tecnologia e la sempre maggiore disponibilità di Internet in tutte le parti del mondo, per i colleghi sarà sempre più facile, meno costoso e più conveniente tenersi in contatto tramite supporti video e teleconferenze. Non sarà inusuale vedere intere aziende gestite da team sparsi in giro per il mondo.

Ci sarà una nuova enfasi sulle competenze soft. Mentre le macchine potrebbero sostituire gli esseri umani in altri compiti rudimentali e ripetitivi, ci sarà sempre più bisogno di competenze che i robot non sono semplicemente in grado di esplicare. Empatia, collaborazione e problem solving sono tutte skill fondamentali per il successo di qualunque azienda, e non implementabili solo attraverso la tecnologia.

Creatività e comunicazione sono presumibilmente le due componenti umane più importanti da sviluppare in funzione delle nuove realtà lavorative. Stando a una ricerca del Creative Industries Policy and Evidence Centre (PEC), “la creatività viene identificata costantemente come il predittore più significativo della probabilità di crescita dell’occupazione tra oggi e il 2030”. Le capacità di comunicazione vengono messe costantemente in luce. Anche se non è una vera sorpresa tenuto conto del ruolo primario che riveste la comunicazione verbale nel mondo del lavoro di oggi, la capacità di negoziare, risolvere problemi e ed esprimersi efficacemente diventerà ancora più prioritaria in ambienti internazionali e interculturali.

Come possiamo prepararci ad affrontare il futuro del lavoro?

La prima cosa che possiamo fare è capire qual è, cosa significa e, soprattutto, che cosa non significa per la società. Leggendo questo articolo siete già un passo avanti! Prima riusciremo a confutare i miti che circondano l’ambiente di lavoro del futuro, più saremo attrezzati per attuare i necessari adattamenti.

Secondo, dobbiamo adattare la nostra concezione di quello che è un sentiero di carriera tradizionale. Con il progressivo appiattimento della struttura organizzativa e la tendenza sempre più marcata a cercare competenze all’esterno, il modello ormai antiquato del lavoro a vita sparirà ben presto, lasciandoci più occasioni per sfruttare i nostri talenti e le nostre conoscenze in tanti campi diversi.

Infine, dovremmo perseguire tutti l’educazione permanente e la continua acquisizione di nuove skill. Sia che si tratti di competenze hard come la codifica e il design grafico, sia che si tratti di competenze intangibili come il management e la gestione dei conflitti, mantenere un know-how aggiornato sarà la chiave per restare rilevanti in questo mercato altamente competitivo.

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