Mondo Formazione

APPRENDIMENTO E SKILL COACHING

ANGELA GALLO

Settembre 2020

Nell’attuale scenario, in cui i termini cambiamento e complessità costituiscono i nostri compagni di viaggio, l’apprendimento di abilità per governare il mare della gestione dell’incertezza gioca un ruolo strategico nello sviluppo professionale e nel sistema di crescita dell’impresa stessa. E la complessità diventa ancora più intensa se il professionista è un manager che gestisce obiettivi e guida i team che devono riuscire a concretizzare risultati sfidanti. 

 

In tema di apprendimento manageriale, è importante non solo porre la riflessione sul singolo oggetto dell’apprendimento (sia esso una prassi, un’abilità, un nuovo stile di conduzione), ma anche mettere in moto nel manager una riflessione continua sulla consapevolezza del proprio metodo di apprendimento (meta-apprendimento). La vita manageriale è costellata da bisogni di apprendimento continui per sé e per i propri collaboratori, dettati da una realtà in continuo cambiamento in cui le competenze necessitano di una costante manutenzione, dell’abbandono di comportamenti disfunzionali e dell’acquisizione di nuovi.

 

L’apprendimento richiede due condizioni: l’individuazione del proprio bersaglio d’apprendimento (i cambiamenti che vogliamo realizzare) e il tempo per farlo. In relazione al binomio apprendimento-tempo, persiste però una situazione paradossale. In un’epoca in cui le richieste sono “subito e presto”, come è possibile conciliare il tempo richiesto dall’apprendimento con i ritmi incalzanti, durante giornate frenetiche, quando tutti viviamo costantemente con i “ladri di tempo” e in ansia crescente per le difficoltà quotidiane? Tutti noi incontriamo manager stanchi, pressati, disorientati.  Tutti noi conosciamo manager che non hanno mai tempo per pensare, perché sono cresciuti con l’errato condizionamento che non bisogna rimanere fermi, ma si deve agire. Il tempo per la riflessione e per l’apprendimento rischia di essere considerato tempo sottratto alla produttività.

 

Se il cuore dell’apprendimento manageriale è “imparare a imparare”, diventa fondamentale che ciascuno di noi non solo si alleni in tal senso, ma pianifichi e rispetti anche il tempo per tale allenamento. Apprendere non è un processo facile o automatico, richiede impegno e continuità d’azione. Nel processo di apprendimento vengono mobilitate energie notevoli: cognitive, relazionali ed emotive. Apprendere non è solo acquisire, ma è anche dimenticare, ossia lasciare il posto al nuovo al fine di evitare che il nostro passato conoscitivo ed esperienziale si trasformi in ostacolo e, a volte, in pregiudizi e stereotipi.

Conoscenza, abilità e consapevolezza sono le mete dell’apprendimento; esse vengono messe in moto dalla potente abilità di riflessione e di osservazione.

Ed è qui che tra le diverse leve che facilitano ed accelerano l’apprendimento e consentono il meta-apprendimento entra in gioco il coaching.

 

I percorsi di Skill Coaching accompagnano i manager nel percorso che deve facilitare l’apprendimento delle competenze e sviluppare la capacità di “imparare a imparare”. In sintesi, lo skill coaching consente di individuare una specifica competenza (la capacità bersaglio) e fornisce un metodo di apprendimento che supporta il manager nella decisione di  self development. Nella propedeutica  fase di check-up,  vengono condivisi tra coach e manager  i livelli di efficacia delle competenze chiave del ruolo ricoperto,  insieme con leve motivazionali e la sua learning agility (abilità di apprendere dall’esperienza).  Nella fase di definizione della capacità bersaglio vengono focalizzati due elementi chiave di un percorso di coaching: la creazione di una partnership tra i diversi attori coinvolti (HR, Capo, Coachee) e la motivazione intrinseca del coachee.

 

La motivazione ad apprendere ha necessità di alimentarsi della fiducia in sé e nel guardare al domani. L’apprendimento non è un fatto meccanico: implica un’elaborazione emotiva. Apprendere dall’esperienza non è soltanto un’acquisizione di dati coscienti, ma anche un’operazione fondata su elementi di ordine relazionale ed emotivo.

Nel processo di coaching pensare, apprendere, conoscere, crescere, sono realizzabili proprio perché esiste una relazione empatica. Qualunque processo conoscitivo è di natura relazionale ed emozionale: non si può pensare di generare cambiamento escludendosi dall’interazione con gli altri. La conoscenza non deriva dalla sterilità relazionale, ma dalla fertilizzazione incrociata.

L’apprendimento non si identifica con il semplice ricevere passivamente dei dati, ma neppure con la sola concettualizzazione individuale. È un processo continuo di adattamento all'ambiente, nel quale l’individuo tenta vie e formula ipotesi, per affrontare i problemi che l'ambiente gli pone.

 

Un’ultima riflessione. Apprendimento è sinonimo di gestione del cambiamento. Senza l’apprendimento il cambiamento non si realizza. Senza apprendimento non possiamo gestire l’onda, a volte impetuosa, del mare dell’incertezza. 

Angela Gallo è consulente di organizzazione aziendale nel campo dello sviluppo manageriale; ha collaborato con le principali aziende operanti nel mercato italiano e internazionale nei temi della people strategy. È esperta di percorsi  di assessment delle competenze, di metodologie di coaching e di apprendimento manageriale. Dal 2006 è Presidente di Ideamanagement Human Capital S.r.l. e dirige la Assessment e Coaching School. Autrice di diversi libri  in tema di assessment delle competenze e di sviluppo manageriale.  

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Hbr Italia

Caratteri rimanenti: 400

Edizione Digitale

Leggi Hbr Italia
anche su tablet e computer

Newsletter

Lasciaci la tua mail per essere sempre aggiornato sulle novità di HBR Italia