EDITORIALE

Tra evoluzione e rivoluzione

Enrico Sassoon

Giugno 2022

Tra evoluzione e rivoluzione

Quello del lavoro è certamente uno dei temi oggi più trattati, sia negli studi sull’impresa sia nell’opinione pubblica. Non potrebbe essere altrimenti data l’importanza che riveste per la vita e il benessere delle collettività e, soprattutto, dati i rapidi ed estesi cambiamenti che si stanno verificando. In questo numero ci occupiamo di lavoro, e di organizzazione, in molti articoli e sotto i principali punti di vista. Consideriamone tre.

Il primo riguarda la compresenza di più generazioni in azienda a un livello che non si era mai visto in passato. Si tratta di cinque generazioni che, in linea di massima, riescono a collaborare abbastanza bene, nonostante le differenze di età, competenze ed esperienze. Ma che ogni tanto entrano in conflitto, per motivi culturali, ma anche per ragioni materiali. Lo Speciale di questo numero realizza un’ampia indagine sul tema, basata sulle più recenti ricerche sul campo. E, anche se le indagini non finiscono mai, appare particolarmente utile perché tende a ridimensionare alcuni luoghi comuni abbastanza diffusi. Uno di questi vorrebbe che gli obiettivi delle giovani generazioni siano in sé particolarmente diversi rispetto a quelli delle generazioni precedenti, che tendano a prevalere la ricerca di senso nel lavoro e il perseguimento di realizzazione individuale e valoriale con minore attenzione agli aspetti di denaro e carriera. Negli articoli di questo numero si tende a qualificare queste affermazioni, oggi decisamente assai popolari. Nei fatti, queste differenze non sembrerebbero così marcate come i dibattiti un po’ sbrigativi tendono a mettere in luce. E, se conflitto intergenerazionale deve essere, di norma si produce per motivi più legati alle personalità coinvolte o a rapporti mal gestiti che non a visioni del mondo eccessivamente divaricate.

Un secondo punto da considerare riguarda ciò che va sotto il nome di Great Resignation, ossia l’indubitabile aumento di dimissioni non forzate, o del tutto volontarie, che si è verificato sulla scia del nuovo modo di lavorare, quello che sta tra presenza e remoto, anche chiamato famigliarmente phygital o ibrido. I motivi di questa ondata di dimissioni stanno ora emergendo con maggiore chiarezza e indicano realtà diverse da quelle di norma richiamate. Alla base del fenomeno c’è certamente una maggiore tendenza, specie tra i più giovani, a lasciare posti di lavoro fortemente distonici rispetto alle aspirazioni e alle attese, ma con una componente assai concreta di ricerca di migliori opportunità, che si esprimono anche in trattamenti economici migliori, maggiore libertà personale e migliore ripartizione dei carichi di lavoro rispetto alla vita privata. Non una rivoluzione, dunque, ma un’evoluzione in un percorso già in atto anche prima che i lockdown facessero sperimentare apparenti gradi di libertà rispetto al contesto tradizionale.

La terza considerazione è connessa alle due precedenti e riguarda mutamenti in atto nell’insieme del mercato del lavoro. Qui rientrano in gioco le generazioni poiché, a un estremo, si nota nelle nuove leve di lavoratori una maggiore disinvoltura rispetto al passato nel considerare il rapporto con l’organizzazione di riferimento. Non siamo negli Stati Uniti, dove c’è facilità a dare le dimissioni o ad accettare licenziamenti perché il dinamismo del mercato del lavoro è tale da assicurare nuove opportunità nel giro di pochi mesi. Ma anche in Italia è possibile notare segni di un maggiore dinamismo che consente di prendere decisioni più svincolate rispetto al passato. Tanto più che è ben noto che vi sono centinaia di migliaia di posizioni non coperte per il ben noto mismatch fra domanda e offerta.

L’altro estremo è poi rappresentato dalle “vecchie” generazioni. Gli over-55, ma sempre più anche gli over-60, non sono più considerati dalle aziende come un peso di cui sgravarsi bensì, in misura crescente, come un patrimonio da valorizzare. La vita umana si allunga e, anche dopo la pensione, è possibile vivere una vita attiva che faccia leva su competenze ed esperienze, e che può portare alle aziende il beneficio delle prime e alle nuove generazioni il vantaggio delle seconde. Anche questo è un quadro in evoluzione, pur se in questo caso si potrebbe anche parlare di una vera e propria rivoluzione, quella d’argento, che riporta nel mondo del lavoro persone e valori che contribuiscono a rinsaldare il patto tra generazioni.

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