INNOVAZIONE

Digitali e sostenibili

L’emergenza sanitaria costringe la società a ripensare il modello di sviluppo e le imprese a definire nuove modalità di gestione. Il PNRR italiano ci indica alcune linee evolutive di riferimento per una ripresa efficace e responsabile.

Raffaele Gigantino

Giugno 2021

Digitali e sostenibili

In un momento come quello che stiamo vivendo, “business as usual” non è più un’opzione praticabile. Nel 2020 la vita è cambiata improvvisamente dall’oggi al domani. Con il mondo in preda alla pandemia da Covid-19, quasi tutte le attività e le relazioni quotidiane hanno assunto una forma completamente nuova, certamente più problematica del passato. Possiamo quindi dire senza ombra di dubbio che il 2020 ha portato una discontinuità nelle nostre vite.

Tuttavia, dopo un primo momento di sconforto – e senza mai dimenticare il grosso tributo in vite umane e gli altri danni che la pandemia ha prodotto e che, ahimé, sta ancora producendo – non possiamo non rilevare che essa ci ha anche posto di fronte a un senso di maggiore urgenza nell’affrontare le sfide globali e sociali che erano emerse già nel periodo pre-pandemico.

Senza la crisi attuale sarebbe stato più difficile comprendere la velocità e la portata di queste sfide: dalle disuguaglianze sistemiche, all’incertezza geopolitica, dalla sicurezza informatica e dal ruolo strategico della tecnologia, al cambiamento climatico. In altre parole, la pandemia globale ci ha reso evidente, in modo tumultuoso, quanto siamo profondamente interconnessi come esseri umani. E come sia quindi necessario immaginare nuove soluzioni, in cui l’efficacia abbia la stessa rilevanza dell’equità.

 

Un cambio di paradigma

Potremmo vedere la più grave crisi globale dal 1945 anche come uno di quegli snodi della storia in cui i trend evolutivi, che fino a un certo momento maturano lentamente, subiscono un’improvvisa accelerazione. Si sente spesso dire che dopo questa pandemia nulla sarà come prima: sul piano della responsabilità delle imprese, dell’innovazione del mercato e della gestione aziendale, è senz’altro qualcosa che dobbiamo augurarci.

L’Unione Europea mostra di credere all’esistenza e all’utilità di questo spartiacque, almeno a giudicare dal piano di rilancio Next Generation EU, un unicum nella storia europea sia per impegno finanziario, sia per l’adozione di un principio di gestione “comune” delle crisi, che cambia i paradigmi della politica fiscale europea in modo impensabile fino a oggi. Se da una parte il Next Generation EU ha l’obiettivo di riparare i danni economici e sociali immediati della crisi pandemica, è soprattutto la finalità di medio-lungo termine a evocare un forte senso di transizione da un’epoca all’altra: creare un’Europa più verde, digitale, resiliente e adeguata alle sfide presenti e future.

Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) l’Italia si appresta ad aggiudicarsi la sua parte, sfruttando il nuovo assetto dei rapporti fra Nord e Sud Europa, momentaneamente più favorevole, per affrancarsi da una situazione non ottimale. Il nostro Paese, infatti, non è soltanto uno dei più colpiti dal Covid, ma anche quello che, quando l’emergenza è iniziata, presentava maggiori fattori di penalizzazione rispetto alle media europea e, non a caso, il nostro PIL era quello che registrava le peggiori dinamiche di crescita. Detto in parole diverse, il nostro sistema è fra quelli che potrebbero acquisire maggiori vantaggi da questo cambio di passo.

Il PNRR prevede sei missioni di riferimento ed è molto significativo che su due di queste si concentri ben oltre la metà del valore complessivo dell’intero piano: si tratta della “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura" e della “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”. Il Paese, dunque, per uscire da questa situazione di svantaggio, sta puntando principalmente su due tipi di transizione, quella digitale e quella ecologica, che hanno molte connessioni fra loro. 

 

Transizione digitale: la tecnologia come energia positiva

La tecnologia è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale nella risoluzione delle questioni più urgenti a livello globale, ma dobbiamo gestirla in modo responsabile. Per iniziare, le istituzioni e le organizzazioni che si occupano di tecnologia devono porsi tre obiettivi generali: fornire a tutti un accesso equo alle opportunità del futuro digitale; rendere sostenibili e più efficienti le infrastrutture digitali grazie al ricorso alle energie rinnovabili; creare fiducia nelle innovazioni tecnologiche assicurandosi che siano basate su una gestione etica e responsabile, perché si possa fare affidamento su di loro mentre “inventiamo” il futuro della sanità, dell’istruzione e della società.

Per creare un valore reale per tutti, sostenibilità e business devono essere profondamente radicati l’uno nell’altro. Ecco, quindi, qualcosa per cui vale la pena di impegnarsi concretamente nei prossimi dieci anni: diffondere in modo generalizzato la banda larga facendo leva anche sulla forza del 5G, fornire protezione dagli attacchi informatici rendendo la sicurezza intrinseca nell’infrastruttura digitale, investire in ricerca per realizzare la prossima generazione di infrastrutture digitali sostenibili e facilitare l’acquisizione di competenze tecniche digitali da parte della platea più vasta possibile.

Molte organizzazioni stanno accelerando le trasformazioni digitali in corso per garantire la continuità del lavoro e dei processi. Si sono infatti rese improvvisamente conto che soltanto i flussi di entrata legati al digitale potevano resistere ai colpi della crisi e hanno affrontato la sfida di concentrarsi su quest’unica parte del portafoglio. La digitalizzazione quindi, oltre a essere oggi il fondamento primario delle politiche di intervento pubblico, costituirà l’architrave per qualsiasi strategia di evoluzione aziendale nel prossimo decennio. 

I vantaggi di un’estensione capillare della digitalizzazione sono evidenti. Per le persone, a cui il lavoro distribuito – ancora più del cosiddetto smart working – offre una migliore qualità della vita grazie a una maggiore autonomia su dove, quando e come lavorare. Per le aziende, che con la digitalizzazione hanno l’opportunità non solo di aumentare la loro resilienza, ma anche di ridurre il loro carbon footprint e aumentare l’inclusione attraverso l’accesso a un mercato dei talenti globale. Infine, per la società, che ha l’occasione di guidare cambiamenti positivi sistemici e strutturali in settori come la salute e l’istruzione.

 

Dal piano generale al perimetro del business

Per superare gli ostacoli che solo pochi mesi fa sembravano insormontabili, molte aziende stanno rispondendo con importanti evoluzioni tecnologiche e una grande flessibilità strutturale e organizzativa. L’ingrediente principale è proprio il cambio di mentalità e di prospettiva. Molto spesso, infatti, le difficoltà a muoversi verso modalità più moderne ed evolute non sono dettate da limiti di tipo oggettivo, ma da schemi preconcetti che non è sempre facile abbattere e abbandonare. Per questo le aziende hanno bisogno di disporre di due elementi fondamentali: una leadership dotata di solide esperienze e forti conoscenze in campo tecnologico e una digital foundation adeguata in grado di adattarsi e trasformarsi senza interruzioni inutili migliorando velocità e qualità nella creazione di prodotti e servizi.

I responsabili aziendali non sono mai stati coinvolti in cambiamenti così numerosi e dirompenti come negli ultimi mesi. Chi ha una conoscenza intrinseca della tecnologia e comprende come le applicazioni software aiutino ad adattarsi a qualsiasi condizione di mercato e a immaginare nuove prestazioni, detiene un vantaggio reale. Secondo una recente ricerca realizzata da Vanson Bourne, tre quarti dei leader aziendali in ambito EMEA concordano sul fatto che disporre di un bagaglio di competenze tecnologiche rappresenta un importante fattore di successo per le aziende.

Non sorprende, quindi, che la maggioranza dei responsabili aziendali ritenga che i ruoli apicali debbano essere ricoperti da persone con esperienza nel settore tecnologico. Disporre all’interno dei CdA di esperti di tecnologia aiuta anche a costruire una responsabilità collettiva per gli investimenti digitali, l’implementazione della tecnologia e, in ultima analisi, verso gli obiettivi di innovazione dell’impresa.
Se guardiamo ai business più innovativi, infatti, è probabile che dispongano di un team di executive profondamente legato alla tecnologia. Aziende come Netflix e Amazon sono all’avanguardia grazie alla loro capacità di innovazione, avendo sempre vantato leader dotati di background e istinto tecnologici fuori dal comune.

A proposito della necessità di disporre di competenze nell’ambito dello sviluppo di software, occorre sottolineare che per molte imprese la trasformazione digitale sta assumendo una nuova urgenza: spostandosi online una quota consistente del loro business, nasce la necessità di migliorare lo sviluppo di software e di farlo rapidamente. Sebbene la creazione di nuove applicazioni sia relativamente semplice, non tutte quelle esistenti sono progettate per stare al passo con le mutevoli esigenze aziendali, né si integrano facilmente con le nuove app. La cosiddetta modernizzazione del portafoglio aziendale di applicazioni è quindi diventata un fattore fondamentale per il successo di un percorso di trasformazione digitale aziendale.

Per quanto riguarda invece lo scenario Industry 4.0, che è un settore molto importante della digitalizzazione, si tratta di un tema che assume una specifica rilevanza nel panorama italiano, perché tocca da vicino la sorte delle nostre PMI che, come sappiamo, sono il motore trainante della nostra economia. Le grandi imprese, infatti, sono già avviate da tempo sul percorso dell’innovazione tecnologica; non così le realtà più piccole che, salvo brillanti eccezioni, hanno bisogno di essere coinvolte in programmi specifici di trasformazione digitale. Cloud computing, intelligenza artificiale, internet delle cose, big data e analytics devono diventare scenari quotidiani anche per le piccole realtà produttive del nostro Paese, perché possano rientrare in gioco da protagoniste, aumentando la produttività e la loro competitività su scala mondiale. La creazione di valore richiede peraltro un approccio specifico di settore poiché gli obiettivi e le sfide aziendali variano in base al mercato e persino all'azienda. Molte imprese sembrano aver già vinto la sfida culturale dell’Industria 4.0 facendo registrare un netto aumento del volume degli investimenti in macchinari e R&S. Ora occorre completare questo percorso di digitalizzazione e di innovazione dei processi produttivi e della supply chain, su cui si fonda il paradigma 4.0, facendo leva sugli incentivi previsti dal PNRR.

 

Transizione ecologica: business e sostenibilità

Anche nella sfida per uno sviluppo sostenibile, la trasformazione digitale rappresenta il principale campo di gioco. Quello della sostenibilità non è soltanto un aspetto cruciale della responsabilità sociale delle aziende, ma ha assunto oggi il valore di un’opzione strategica per il loro business, in un ambito in cui la competitività si misura sempre di più all’interno di un’economia circolare. Le aziende italiane stanno entrando in questo circuito, dove fra l’altro le certificazioni “green” si affermano come strumenti ordinari per la definizione dei requisiti e la valutazione delle aziende, anche da parte delle pubbliche amministrazioni.

Il tema è molto vasto, ma vale la pena fare un esempio che, sebbene molto specifico, ha una grande importanza e ne assumerà sempre di più con la progressiva diffusione dell’economia digitale, che toccherà la maggior parte dei settori nei prossimi anni. La trasformazione delle organizzazioni richiede infatti l’aggiornamento delle operazioni aziendali anche attraverso l’adozione di tecnologie rivoluzionarie ad alta intensità di elaborazione come blockchain, realtà virtuale, edge computing, apprendimento automatico e intelligenza artificiale: senza ulteriori investimenti in tecnologia, questo incremento della domanda di elaborazione comporterebbe un aumento altrettanto significativo del consumo di elettricità e delle emissioni.

Non è noto a tutti, ma una delle principali preoccupazioni in termini di emissioni di CO2 è rappresentata dal consumo di energia dei data center. Occorre quindi indirizzare parte delle risorse disponibili alla decarbonizzazione dell’infrastruttura digitale: per raggiungere questo obiettivo la virtualizzazione dei data center e il cloud computing possono svolgere un ruolo fondamentale. Il continuo miglioramento delle tecnologie di virtualizzazione consente infatti di eseguire molti più calcoli con meno energia: insieme a una più efficace gestione e all’ottimizzazione delle operazioni e degli aggiornamenti hardware, permette di aumentare sia la produttività sia efficienza energetica nelle operazioni IT.

Ovviamente questo efficientamento non produrrebbe risultati se non fosse accompagnato da un costante aumento del numero di data center alimentati da energia rinnovabile, spostando la domanda di calcolo verso luoghi a minore intensità di carbonio della rete elettrica.

Questo e molti altri esempi simili sono la prova di come la tecnologia rappresenta la soluzione della maggior parte dei problemi attuali, persino di quelli che essa stessa crea, ed è in grado di fornire un contributo significativo sia allo sviluppo economico sia, nello stesso tempo, alla sostenibilità. Le aziende italiane hanno oggi la grande occasione di entrare a pieno titolo in questa nuova economia digitale e circolare. Non mancano capacità, voglia di sperimentare, flessibilità e talenti: ora abbiamo anche la possibilità di accedere alle risorse straordinarie del PNRR.

 

Un’opportunità da non sprecare

Lo scenario che abbiamo cercato di delineare sinteticamente, descrivendo alcuni dei possibili percorsi da seguire, ha il solo scopo di fornire un’idea di massima delle linee strategiche su cui indirizzare le risorse che abbiamo a disposizione, nonché una maggiore del quadro evolutivo globale. Molti altri se ne potrebbero definire ma, in ogni caso, l’esperienza ci sta abituando a non fare troppo affidamento su previsioni e tendenze stabili. Ogni scenario potrebbe cambiare rapidamente, costringendoci a nuove analisi, ma è possibile tuttavia affermare una cosa con certezza: il digitale è la chiave di questa svolta ed è un campo in cui il l’Italia ha grandi margini di evoluzione ed efficientamento.

La ripartenza del Paese non può prescindere dall’attuazione del PNRR – dall’execution, come si dice nel mondo anglosassone – e dalla possibilità di sfruttare al meglio questi investimenti. Tuttavia, perché i suoi obiettivi sistemici siano alla nostra portata, occorre che tutte le aziende abbiano l’effettiva opportunità di accedervi, in base alle condizioni e ai requisiti stabiliti. Dobbiamo infatti allontanare il rischio che si ripetano alcuni esempi del passato, quando gli investimenti si sono diretti prevalentemente verso le grandi organizzazioni che dispongono di strutture in grado di affrontare adeguatamente la complessità burocratica che spesso costituisce una barriera all’ingresso di programmi di questa natura. È necessario quindi aiutare le realtà di minori dimensioni a superare questo ostacolo, perché sono proprio loro che hanno maggiormente bisogno di questo sostegno: solo con una rete di PMI digitalizzate possiamo sperare che il nostro sistema ritrovi non soltanto un rilancio immediato da questa emergenza, ma soprattutto avvii un nuovo ciclo positivo dopo decenni non esaltanti.

 

Raffaele Gigantino è Country Manager di VMware Italia. In questo ruolo, contribuisce a supportare la crescita delle attività italiane di VMware aiutando le imprese e le organizzazioni governative del Paese ad abbracciare e accelerare la trasformazione digitale. Gigantino porta con sé oltre 15 anni di esperienza in numerose aziende IT di successo. Prima di approdare in VMware, è stato Director Solution Sales per Data e Artificial Intelligence - Cloud & Enterprise per l’area Western Europe in Microsoft, gestendo un team di oltre 100 professionisti. Precedentemente, sempre in Microsoft, ha ricoperto il ruolo di Direttore Vendite per la Pubblica Amministrazione Centrale. Gigantino ha una laurea in Ingegneria Elettronica conseguita all’Università di Salerno.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Hbr Italia

Caratteri rimanenti: 400