FORMATORI&FORMAZIONE

Le leve che muovono le performance

Emanuele Castellani

04 Giugno 2019

Il mondo sta vivendo in maniera estenuante la ricerca di performance migliori. Le strade che si percorrono sono innovative nelle modalità più che nella tipologia: Up-skilling (training & re-training), Learning Experience e Digital Learning. Nell’ordine: una leva strategica, una scelta strategica e uno strumento strategico.
Non basta dire che il mondo si sta evolvendo. Questo lo si legge e sente ovunque. Bisogna almeno aggiungere che è la velocità di evoluzione a essere diversa e tale da risultare inafferrabile dagli esseri umani. Non riusciamo più a tenere il passo e, se non investiamo nelle competenze, siamo destinati a scomparire (non come i dinosauri… ma almeno nel senso di una tranquillizzante appetibilità nel mercato).
Questa frenesia di cambiamento la si respira nella società e nel business. La combinazione dinamica dei due fenomeni trasformisti si riflette nello specchio delle nuove sfide a cui i dipartimenti L&D sono chiamati (si veda la tabella sottostante).


Sale l’ansia dei lavoratori, che non disdegnano il confronto tra il set di competenze posseduto e messo a disposizione della propria azienda e il set di competenze richieste dal proprio ruolo. L’86% dei lavoratori ritiene che le proprie competenze non siano appieno utilizzate. Il 74% è tuttavia pronto a investire sull’apprendimento, enfatizzando il link tra competenze ed employability. Questo significa consapevolezza e pensiero strategico.

Il successo sembra passare attraverso tre semplici concetti: performance, learning experience e digital learning. Il comportamento agito è la chiave di tutto:

-       non si ottengono risultati migliori reiterando comportamenti stagnanti;

-       non esiste un sistematico e automatico condizionamento tra apprendimento e comportamento agito;

-       l’ambiente di apprendimento non riproduce le condizioni che caratterizzano quello lavorativo.

Ne deriva la necessità di rendere continua la fase di apprendimento, sovrapporre quest’ultima con la fase di lavoro e creare un’infrastruttura efficace che supporti la persona nel trasferimento di quanto appreso, preludio della sua trasformazione (in linea con quella sociale e di business). La 22° CEO Survey di PWC mette in luce come il 34% dei CEO risulti essere "estremamente preoccupato" dalla disponibilità di competenze chiave. Preoccupazione che viene riscontrata tanto in Europa quanto in Asia e in Africa. Comprensibile, più che comprensibile! Si sostiene infatti che la disponibilità di competenze abbia un impatto su:

- Innovazione… limitata
- Costi del personale… lievitati
- Standard di qualità… decrescenti
- Capacità di cogliere le opportunità… diminuita.
Perciò alla domanda su quale possa essere il miglior investimento per produrre un significativo miglioramento delle prestazioni, le risposte di circa 1.400 CEO di tutto il mondo sono:
1.     Up-skilling e re-training;
2.     Learning experience.
Tutto ciò si traduce straordinariamente in realtà attraverso l’uso del digital learning. Perché?
1.     ATAWAD. Si può imparare quando si vuole, dove si vuole e utilizzando il dispositivo preferito;
2.     Il tempo di formazione può essere aumentato ed è possibile sovrapporre apprendimento e tempi di lavoro;
3.     Consente la personalizzazione dei contenuti, adattati a esigenze specifiche, tanto a livello aziendale quanto personale;
4.     Può rappresentare una maggiore continuità di apprendimento per le nuove generazioni che quotidianamente si interfacciano con questi strumenti.
Questo è il paradosso “Humanification 4.0”: l'apprendimento digitale aumenta l'attenzione sulle persone.
Trasferire, trasferire e trasferire. Apprendere non aiuta a garantire il ROI dell’investimento in formazione. Serve supporto in fase di pratica e applicazione.
Quante volte, presi dall’entusiasmo per qualcosa appena appreso, ognuno di noi ha deciso di agire diversamente; quante volte questi buoni propositi sono andati in fumo dopo alcuni tentativi dai quali è parso che in realtà quel nuovo agire non prometteva niente di più. E invece sarebbe bastato insistere un po’ o avere qualcuno (quella “vocina” dietro la nuca) a dirci: “Provaci ancora, e prova in questo modo”.
 
Emanuele Castellani è CEO Cegos Italy and Cegos Apac.

 

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