Editoriale - Giugno 2019

Emergenza ambientale o business as usual?

Enrico Sassoon

04 Giugno 2019

Emergenza ambientale o business as usual?

Cosa devono fare le imprese di fronte al cambiamento climatico in atto? La domanda non è nuova dato che in un modo o nell’altro ce la si pone da almeno 30 anni. Negli anni Ottanta era addirittura nata una organizzazione che riuniva grandi aziende fortemente orientate alla sostenibilità, col nome di Business Council on Sustainable Development. Molti erano scettici, ma il muro dell’incredulità e dell’indisponibilità è stato da tempo abbattuto e oggi si tende a considerare il cambiamento climatico non più come un’ipotesi ma come una realtà in più o meno rapido divenire. E il mondo delle imprese sta realizzando azioni crescenti nel segno della sostenibilità, un po’ perché le regolamentazioni nazionali e sovranazionali lo impongono, e un po’ perché in molti casi è anche un buon affare.

Due sono gli articoli in questo numero che affrontano in modo innovativo la questione, quello di Aldy e Gianfrate e quello di Eccles e Klimenko. Il primo propone una metodologia specifica per portare le aziende a dare un prezzo alle loro emissioni di carbonio. In pratica, sostengono gli autori, il climate change non va più considerato un’eventualità possibile ma un accadimento certo. Le aziende stanno già lavorando per proteggere i propri asset e le proprie supply chain da uragani, ondate di calore, incendi e siccità che si fanno più pesanti e si sforzano di inserire nei propri calcoli questo tipo di “rischio climatico”. C'è, però, una minaccia che molti non hanno ancora considerato: è il rischio legato al carbonio, ovvero l'impatto che le policy per contrastare i cambiamenti climatici vanno a produrre sulla strategia e sui profitti. Più il surriscaldamento globale aumenta, più le aziende dovranno aspettarsi misure pubbliche che imporranno un prezzo crescente alle loro emissioni di carbonio. Per non farsi trovare impreparate, è consigliabile attivarsi ora calcolando il proprio pricing interno del carbonio per evitare un onere futuro che potrebbe rivelarsi più costoso di quanto oggi non si possa prevedere. Molte aziende lo stanno già facendo ed è un esercizio che, con le metodologie qui presentate, può essere svolto in modo efficace.

D’altronde, oggi sono sempre più numerosi gli investitori che chiedono ai report aziendali non solo chiarezza dei conti, ma anche trasparenza nelle azioni cosiddette ESG, ossia relative ad ambiente, società e governance. In molti casi, riferiscono Eccles e Klimenko, è una precondizione per l’investimento. È quanto emerge da un’indagine molto ampia compiuta dagli autori presso le più importanti realtà finanziarie del mondo, ossia i tre maggiori gestori di patrimoni (BlackRock, Vanguard e State Street) e numerosi colossali fondi pensione dei più importanti Paesi. Non solo queste istituzioni chiedono alle aziende in cui intendono investire di dimostrare in modo inequivocabile che le loro attività si svolgono in coerenza con l’esigenza della sostenibilità ambientale e sociale, ma dichiarano dati alla mano che i risultati delle aziende in questo senso più virtuose sono quasi sempre migliori di quelle meno attente ai temi del cambiamento climatico.

La sensibilità delle aziende e delle società finanziarie, assicurazioni e banche incluse, è in forte aumento, così come si intensificano i programmi europei e quelli delle maggiori istituzioni sovranazionali. La spinta per contrastare il cambiamento climatico derivante dal riscaldamento globale è certamente intensa ma su due punti siamo chiamati a riflettere. Il primo riguarda la posizione contrastante dell’America di Trump, in decisa controtendenza non solo rispetto a quasi tutti gli altri Paesi, ma anche rispetto alle principali aziende e agenzie del suo Paese. Il secondo è l’apparente asimmetria tra gli allarmi che vengono lanciati da organismi mondiali quali le Nazioni Unite (in particolare, l’IPCC – International Panel on Climate Change) sull’imminenza di cambiamenti catastrofici irreversibili, distanti non più di 10-20 anni secondo gli scenari più pessimistici presentati, e le azioni effettive di contrasto.

Se la situazione è così grave, si sostiene da molte parti, non si comprende perché i programmi di decarbonizzazione, di contenimento delle emissioni e di lotta all’effetto serra non vengano intensificati per scongiurare conseguenze catastrofiche che saranno pagate dalle future generazioni. Le quali, peraltro, dopo un lungo periodo di acquiescenza, stanno iniziando a prendere coscienza di quanto accade, mobilitandosi in misura crescente per richiedere azioni urgenti e incisive a politici distratti o poco interessati.

 

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