INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Gaia-X: un innovativo modello di mercato per prodotti digitali B2B

Un’iniziativa che coinvolge molteplici soggetti del mondo delle imprese, della ricerca, delle associazioni e delle istituzioni pubbliche con lo scopo di creare un ecosistema digitale aperto, trasparente e sicuro all’interno del quale mettere a disposizione dati e servizi digitali di nuova generazione.

Alfonso Fuggetta *

Gennaio 2022

Gaia-X: un innovativo modello di mercato per prodotti digitali B2B

Gaia-X [1] è una delle iniziative più importanti e ambiziose in corso di sviluppo a livello europeo; se ben declinata e applicata, avrà impatti profondi e dirompenti sul modo di operare delle nostre imprese e pubbliche amministrazioni e, in generale, sull’economia e sulla società.

Obiettivo di Gaia-X è indirizzare tre temi cruciali: la diffusione delle tecnologie e dei servizi cloud; la ricerca di una sovranità tecnologica da tempo compromessa; soprattutto, il supporto e la promozione dello sviluppo industriale ed economico del continente europeo.[2] Questa iniziativa si collega organicamente alla European Industrial Technology Roadmap for the next generation cloud-edge offering, elaborata da un gruppo di importanti imprese leader, pubblicata nei mesi scorsi da DG Connect dell’Unione Europea e presentata al Commissario Breton, nell’ambito della collaborazione all’Alliance for Industrial Data, Edge and Cloud.

Gaia-X è una iniziativa che coinvolge molteplici soggetti provenienti dal mondo delle imprese, della ricerca, delle associazioni e delle pubbliche istituzioni. Essa intende creare un ecosistema digitale aperto, trasparente e sicuro all’interno del quale ciascun partecipante possa mettere a disposizione e utilizzare dati e servizi digitali di nuova generazione, secondo linee guida e regole condivise, all’interno dei diversi domini applicativi e di mercato che caratterizzano la nostra società quali, ad esempio, manifattura, trasporti e mobilità, agroalimentare e agritech, servizi avanzati e finanza, educazione e cultura. L’impostazione complessiva dell’iniziativa è del tutto sinergica con quanto promosso e definito da IDSA (International Data Spaces Association[3], della quale Cefriel è hub italiano), associazione che intende definire uno standard globale per abilitare scenari di scambio dati tra molteplici soggetti economici in ottemperanza al principio della data sovereignty (sovranità del dato). 

Il presente articolo illustra le principali caratteristiche del progetto Gaia-X, proponendone una visione che, partendo dalle caratteristiche chiave del progetto, è declinata e resa concreta alla luce delle molteplici esperienze che Cefriel ha già avuto modo di sviluppare negli ultimi dieci anni nel campo dell’innovazione digitale e delle strategie per la valorizzazione e creazione di ecosistemi digitali.

 

1. Gli elementi che caratterizzano Gaia-X
Il modello complessivo proposto da Gaia-X, con riferimento all’immagine esemplificativa riportata in figura 1 (per approfondimenti si rimanda al documento Gaia-X: Technical Architecture[4]), prevede quanto segue:

·       la possibilità da parte di ciascun soggetto partecipante di valorizzare i propri asset digitali mettendoli a disposizione di altri attori, mantenendone sempre completo presidio e controllo; in questo caso il soggetto avrà il ruolo di asset provider;

·       la possibilità da parte di ciascun soggetto partecipante, in modo non alternativo rispetto a quanto descritto nel punto precedente, di utilizzare e combinare facilmente asset digitali di altri attori al fine di creare una nuova generazione di soluzioni applicative e servizi; in questo caso il soggetto avrà il ruolo di asset consumer;

·       la definizione da parte di Gaia-X di standard e linee guida di rifermento finalizzati a:

-   garantire che, da un punto di vista tecnologico, gli asset messi a disposizione da parte dei diversi attori possano facilmente “dialogare” tra loro (interoperabilità e portabilità tecnologica);

-   definire i requisiti minimi che - dal punto di vista delle componenti e delle architetture software - è necessario rispettare per creare e gestire ecosistemi digitali di questo tipo (standardizzazione architetturale dei cosiddetti federation services[5], definiti sulla base di standard esistenti e tecnologie open).

L’impostazione complessiva dell’iniziativa è pertanto interamente basata sul principio della decentralizzazione: nell’ambito di Gaia-X infatti ciascun attore eroga e gestisce in autonomia i propri asset e le proprie soluzioni, senza la presenza di una infrastruttura tecnologica centralizzata; ogni soggetto di fatto crea, condivide e fa uso di asset digitali operandoli “in periferia”.

Tale decentralizzazione prevede però che ciascun attore coinvolto recepisca gli standard e le architetture di riferimento definite da Gaia-X relativamente a molteplici aspetti, quali ad esempio le modalità condivise per la descrizione dei propri asset, gli standard tecnologici di interoperabilità da utilizzare per far sì che i propri asset possano dialogare con quelli forniti da altri attori, le modalità condivise per il monitoraggio dell’uso degli asset. In particolare, elemento portante del modello Gaia-X è la presenza, nell’ambito dei federation services (per la definizione dei quali si rimanda al documento Gaia-X: Technical Architecture), di veri e propri asset catalogue, intesi come ambienti nei quali gli asset digitali proposti da ciascun soggetto sono resi visibili all’interno di un catalogo e descritti secondo modalità condivise, così che l’offerta di asset digitali sia esplicita e i potenziali soggetti fruitori possano identificare gli scenari di utilizzo di loro interesse in modo immediato e non ambiguo.

L’interpretazione che Cefriel dà all’iniziativa Gaia-X considera e valorizza gli aspetti più di carattere tecnico, sviluppando, nel contempo e primariamente, le dimensioni del valore generato per le imprese e le amministrazioni pubbliche. In particolare, riteniamo che la natura di Gaia-X possa essere sintetizzata come un innovativo modello di mercato per prodotti digitali Business-to-Business (B2B):

·       È un mercato in quanto definisce regole e architetture software di riferimento per distribuire e scambiare prodotti digitali B2B in ambito concorrenziale ed aperto (quanto meno nella sua versione più ampia e completa, come discusso in seguito).

·       È un modello in quanto può essere istanziato in contesti ed ambiti diversi, senza legami stretti con un unico operatore.

·       È innovativo perché ha come obiettivo la distribuzione di prodotti digitali attraverso moderni meccanismi di vendita, provisioning e gestione.


2. I prodotti distribuibili in Gaia-X
Negli ultimi anni hanno avuto massima diffusione su scala globale i cosiddetti app store: veri e propri marketplace, rivolti ad una utenza prevalentemente consumer (B2C), all’interno dei quali le applicazioni – ad esempio, per smartphone – sono commercializzate e distribuite come altri tipi di prodotti “fisici”.

Analogamente, potremmo dire che anche Gaia-X propone un modello di collaborazione tra molteplici attori basato sulla presenza di uno store di prodotti digitali, ma con alcune sostanziali differenze:

·       i prodotti digitali scambiati non sono applicazioni per l’utente finale, ma asset digitali di natura diversa: tali asset digitali non sono primariamente intesi per l’utilizzo da parte di un utente finale (così come accade per le tradizionali app), ma sono principalmente utilizzati da chi sviluppa applicazioni e servizi digitali (abilitando relazioni automatizzate di tipo machine-to-machine per l’utilizzo degli asset);

·       la focalizzazione dei mercati abilitati da Gaia-X non è quindi di tipo consumer, ma business; questo implica che le relazioni di utilizzo degli asset digitali abilitate in ambito Gaia-X hanno prevalentemente natura B2B, in quanto instaurate tra soggetti economici ed istituzionali quali imprese, associazioni, pubbliche amministrazioni;

·       la standardizzazione tecnologica ed architetturale proposta da Gaia-X si focalizza soprattutto su aspetti di back-end e non di front-end; l’obiettivo complessivo, infatti, è quello di favorire la piena interoperabilità tecnologica tra i diversi sistemi e la possibilità di poter migrare da un provider di servizi infrastrutturali ad un altro senza impatti (massimizzando la portabilità e perseguendo la massimizzazione della sovranità tecnologica per tutti i soggetti coinvolti).

Ma quali sono più nello specifico i prodotti digitali distribuibili secondo il modello Gaia-X?

Provando ad operare una razionalizzazione complessiva, possiamo dire che nell’ambito dei mercati di prodotti digitali B2B abilitati da Gaia-X è possibile identificare tre tipologie di prodotti (indicate anche nella figura 2:

 

 

·       Asset informativi scaricabili. Trattasi di asset digitali che possono essere scaricati direttamente da parte di soggetti interessati, i quali potranno poi utilizzarli per effettuare successive elaborazioni o analisi. In questa categoria di asset, ad esempio, rientrano data set pubblici, ontologie (come le descrizioni standard della struttura di dati per un dominio del mercato come la logistica o l’agritech) e altri asset scaricabili che possono essere acquisiti dal cliente.

·       Servizi applicativi richiamabili (in particolare, Application Programming Interface o API). Sono servizi esposti da erogatori di servizi e richiamabili dalle applicazioni dei clienti, secondo un paradigma di interazione di tipo machine-to-machine. Tali servizi hanno sostanzialmente la natura di connettori che consentono, in modo automatizzato, di attingere a informazioni o funzionalità erogate da altri sistemi (ad esempio, per ottenere lo storico delle transazioni bancarie effettuate da un cliente a partire dai sistemi di gestione dei conti correnti, oppure per ottenere l’ottimizzazione di una immagine grazie agli algoritmi e alle capacità computazionali fornite da sistemi di terze parti).

·       Asset infrastrutturali instanziabili (in particolare, servizi IaaS, Infrastructure as a service, e PaaS, Platform as a Service). Trattasi di prodotti digitali infrastrutturali che possono essere creati e attivati per offrire capability dedicate, ad esempio di tipo computazionale, ad un certo soggetto. Rientrano in particolare in questa categoria i servizi infrastrutturali erogati in cloud e l’erogazione di sistemi ad alta capacità computazionale (HPC - High Performance Computing).

L’insieme di attori che scambiano tra loro informazioni per mezzo di asset digitali nell’ambito di specifici domini di riferimento (ad esempio: healthcare, energy, mobility, finance, …) prende il nome di data space. All’interno di un data space alcuni attori espongono una propria offerta di dati, altri la consumano, altri ancora fungono da intermediari; le informazioni scambiate non sono memorizzate su una infrastruttura centralizzata, ma vengono gestite nei sistemi di ciascun partecipante e condivise per mezzo di asset solo quando necessario, facendo uso di standard e regole comuni.

 
3. Le possibili tipologie di mercato abilitate da Gaia-X
Alla luce anche delle esperienze maturate da Cefriel, i mercati che possono essere istanziati applicando il modello Gaia-X sono sostanzialmente di tre tipi (schematizzati nella figura 3):

 

 

 

1.     Aziendali: tipologie di mercato che abilitano la distribuzione di prodotti digitali B2B all’interno di una singola impresa o di un gruppo di imprese. In questo contesto, i partecipanti all’ecosistema sono le diverse aziende di uno stesso gruppo industriale / le diverse business line o funzioni appartenenti alla stessa azienda, le quali hanno necessità di scambiare tra loro asset diversificati al fine di creare ulteriore valore di business. Esempi di mercato di questo tipo possono essere i portali aziendali interni per lo scambio di API e data set.

2.     Interaziendali: tipologie di mercato che abilitano la distribuzione di prodotti digitali B2B all’interno di specifiche filiere di imprese (supply chain). In questo contesto, i partecipanti all’ecosistema sono ben precisi soggetti economici che hanno necessità di scambiare tra loro asset digitali al fine di offrire un prodotto / servizio integrato, alla cui erogazione concorre – per la propria quota parte – ciascuno dei soggetti coinvolti. Esempi di mercato di questo tipo possono essere i portali che supportano lo scambio di API tra i soli attori appartenenti ad una determinata filiera logistica, al fine di automatizzare l'integrazione dei processi (questo è quanto già accade ad esempio nell’ambito dell’Ecosistema di Malpensa Cargo City[6] che, come Cefriel, abbiamo contribuito a realizzare).

3.     Aperti: tipologie di mercato che abilitano la distribuzione di prodotti digitali B2B potenzialmente a tutti i soggetti economici interessati, anche non noti a priori. In questo contesto, la partecipazione all’ecosistema è normalmente regolamentata da un contratto di adesione, ma non presenta particolari restrizioni se non il vincolo di dover rispettare le regole e le linee guida definite. Esempio di mercato di questo tipo è l'Ecosistema Digitale E015[7], nato in vista dell’esposizione universale Expo Milano 2015 con il coordinamento tecnico-scientifico di Cefriel e ad oggi operato, sempre con il coinvolgimento di Cefriel, da parte di Regione Lombardia. 

Per le imprese e le istituzioni, questi tre modelli di mercato rappresentano altrettante opportunità di creazione di valore derivante dallo scambio di dati digitali, che altrimenti rimarrebbero sottoutilizzati in “silos” informativi separati e non comunicanti.

Nel modello relativo al perimetro aziendale, i dati non presentano problemi di potenziale conflitto di interessi sui diritti di proprietà intellettuale: ciò semplifica il flusso informativo interfunzionale, ma non garantisce che si creino sufficienti incentivi a effettuare uno scambio effettivo. Le architetture a ecosistema applicate a gruppi aziendali non solo abbattono i costi di transazione tra le diverse aree titolari dei dati, ma – rendendo espliciti a tutti gli attori i benefici derivanti dall’aggregazione e dall’elaborazione dei dati stessi - genera esternalità positive in tutto il perimetro organizzativo, innescando un circolo virtuoso grazie a meccanismi di imitazione ed estensione delle catene di scambio.

Nel perimetro interaziendale, lo scambio informativo si basa su logiche sia di tipo collaborativo sia di tipo competitivo, e deve tenere conto delle asimmetrie dei diritti di proprietà dei dati. In questi casi le architetture a ecosistema digitale distribuito consentono di minimizzare le resistenze dei diversi soggetti di una filiera alla condivisione del dato, compensandole con le efficienze di standardizzazione, e in molti casi anche con la riduzione del rischio o con la mitigazione del livello di incertezza che possono venire garantite dall’attore capo-filiera. Una configurazione a ecosistema digitale di filiera presenta quindi potenziali benefici anche dal punto di vista finanziario, consentendo di costruire modelli di rating “data driven” relativi a tutta la catena, nei quali i dati originati e garantiti dal capo-filiera svolgono il ruolo di collaterale a garanzia, migliorando il merito di credito di tutta la catena di fornitura e costituendo quindi un chiaro incentivo all’interscambio informativo in modalità distribuita e standardizzata da parte di tutti i membri.

Infine, nel modello a perimetro aperto, i diritti di proprietà sono spesso risolti tramite approcci di tipo “open data” e gli attori non sono necessariamente legati ex ante da relazioni reciproche. Qui le architetture a ecosistema presentano il beneficio di favorire aggregazioni creative di soggetti diversi, minimizzando tempi e costi per la pattuizione relativa all’accesso reciproco ai dati e fornendo una sintassi standardizzata. L’effetto complessivo è la creazione di una nuova categoria di “beni informativi pubblici” che contribuiscono a migliorare sia la produttività dei soggetti privati partecipanti o comunque beneficiari, sia il social welfare generato da istituzioni pubbliche.

Deve essere inoltre sottolineato che l’interpretazione di Gaia-X come innovativo modello di mercato per prodotti digitali B2B risulta del tutto coerente con la European Strategy for Data [8] e più in generale con i recenti strumenti di regolamentazione in corso di definizione a livello dell’Unione Europea.

La European Strategy for Data, infatti, identifica nei dati una risorsa essenziale per la crescita economica, la competitività, l’innovazione e il progresso sociale del nostro continente e per questo motivo intende promuovere la creazione di veri e propri “market of data”. I data spaces costituiranno il motore primo di tali mercati e consentiranno a un numero sempre più ampio di soggetti di poter rendere disponibili le proprie informazioni, mantenendone al tempo stesso completo controllo.

Sul piano della regolamentazione, la Commissione Europea ha recentemente proposto il Data Governance Act [9], che costituisce di fatto un primo elemento concreto per l’attuazione della European Strategy for Data. Esso, infatti, indica un framework di riferimento per abilitare il riuso di specifiche categorie di dati, in ottemperanza al principio della sovranità del dato (secondo il quale chi mette a disposizione le proprie informazioni ad altri soggetti non ne deve perdere il controllo). Il Data Governance Act costituisce un elemento fondamentale della strategia digitale dell’Unione Europea, la quale – grazie anche alla definizione di altri strumenti di regolamentazione quali ad esempio il Digital Markets Act (per la regolamentazione dei principi di economia industriale dei mercati digitali) e il Digital Services Act [10] (per la definizione dei meccanismi di controllo nell’ambito dell’erogazione di servizi digitali) – intende assicurare ai cittadini europei il pieno rispetto dei propri diritti fondamentali anche nell’ambito dell’utilizzo delle moderne piattaforme online. A questi regolamenti si affiancherà a breve anche un Data Act che mirerà a facilitare e promuovere lo scambio e la condivisione dei dati B2G (Business to Government).

In tale contesto, Gaia-X rappresenta certamente un’opportunità concreta non solo per supportare l’attuazione della European Strategy for Data, ma anche per creare le “fondamenta” dell’intera strategia europea per la regolamentazione dei moderni mercati digitali B2B.

 
4. Cefriel e lo sviluppo di mercati per prodotti B2B
Da tempo Cefriel aiuta i propri interlocutori a progettare, creare, far crescere e gestire mercati di prodotti digitali B2B, intesi come ambienti regolamentati di collaborazione all’interno dei quali molteplici soggetti possono instaurare relazioni basate sullo scambio di asset.

L’approccio che da oltre dieci anni Cefriel propone ai propri clienti è del tutto coerente con il modello Gaia-X e per certi versi ne costituisce un vero e proprio precursore.

A partire dall’esperienza dell’Ecosistema Digitale E015, avviata in vista dell’esposizione universale Expo Milano 2015 e ad oggi ancora attiva - con il coinvolgimento di Cefriel in veste di coordinatore tecnico scientifico, Cefriel ha messo a punto un proprio framework operativo per la costruzione di ecosistemi digitali, il Digital Ecosystem Toolkit TM”.

Grazie al Digital Ecosystem Toolkit TM non solo è possibile attivare nuovi mercati di prodotti digitali B2B, in piena coerenza logica con il modello Gaia-X, ma – con il supporto e l’expertise di Cefriel:

·       ne viene favorita una crescita costante, in termini di progressivo e incrementale popolamento del mercato (nuovi prodotti digitali B2B messi a disposizione per l’instaurazione di relazioni, a partire da asset di valore già disponibili o in corso di realizzazione);

·       ne viene garantita la gestione continuativa, anche attraverso la definizione di precisi ruoli organizzativi in carico di definire le regole di collaborazione e gli standard di riferimento del mercato, mettere a disposizione gli elementi chiave per abilitarne il funzionamento, gestire i processi propri di funzionamento dell’iniziativa e la relazione con la community, indirizzare l’evoluzione progressiva del mercato;

·       ne viene promossa l’adozione diffusa, attraverso azioni costanti di promozione e ingaggio volte ad ampliare l’insieme dei soggetti coinvolti nel mercato e a favorire l’identificazione di scenari d’uso degli asset che possano sbloccare ulteriore valore per il business.

Nel corso delle esperienze già svolte o in corso di svolgimento, Cefriel ha supportato i propri clienti a trasformare differenziati asset tecnologici in veri e propri prodotti di business (first class objects), definendo un chiaro e preciso percorso grazie al quale tali asset vengono descritti e gestiti considerando molteplici aspetti – aggiuntivi e complementari alla dimensione tecnologica, intrinsecamente già presidiata: ownership di business (product ownership dell’asset), ciclo di vita, termini e condizioni di business per l’utilizzo dell’asset.

L’approccio proposto da Cefriel per supportare l’attivazione, crescita e gestione di mercati digitali B2B è del tutto coerente con il modello Gaia-X, in quanto gli elementi fondamentali del Digital Ecosystem ToolkitTM trovano corresponsione logica con i capisaldi caratterizzanti tale iniziativa:

·       Linee Guida grazie alle quali poter descrivere i propri prodotti non solo in termini tecnici, ma anche e soprattutto a beneficio di utenti di business;

·       Standard di riferimento per la piena interoperabilità tecnologica degli asset B2B, identificati e selezionati a partire da standard tecnologici e applicativi già esistenti e maturi;

·       Processi operativi e ruoli organizzativi di riferimento per gestire l’ecosistema e per supportare l’interazione omogenea tra i diversi attori coinvolti (ad esempio: processi per l’adesione alla community, processi per la pubblicazione di nuovi asset digitali, processi per la richiesta d’uso di asset digitali esistenti);

·       Un ambiente online già disponibile ed attivabile as-a-service per accelerare la costruzione del mercato, il quale mette a disposizione il catalogo degli asset disponibili (asset catalogue) e supporta i processi cardine di funzionamento dell’ecosistema;

·       Approcci strutturati per l’identificazione di use-case di business basati sull’uso di asset digitali B2B (sia con approccio top-down che bottom-up) e per il costante coinvolgimento di nuovi attori all’interno della community dell’ecosistema.

Il Digital Ecosystem ToolkitTM ed i servizi professionali messi a disposizione da Cefriel rappresentano un’opportunità concreta per l’adozione del modello Gaia-X; essi possono essere attivati facilmente ed incrementalmente e costituiscono un approccio “lightweight” complementare e sinergico con eventuali iniziative tecnologiche già in corso di sviluppo.

Cefriel non solo supporta i propri partner nel creare le fondamenta di un ecosistema digitale, ma accompagna i propri interlocutori nel progressivo percorso di crescita, gestione e diffusione dell’iniziativa, in piena coerenza logica con il modello Gaia-X.

 
 

* Alla scrittura di questo articolo hanno contribuito: Michele Bonardi, Maurizio Brioschi, Carlo Alberto Carnevale Maffè, Fabiano Cattaneo, Nadia Fabrizio, Gianluca Ripa, Marco Rocco, Nadia Scandelli, Laura Sfardini. Un ringraziamento ad Antonio Perrucci per i suoi commenti alla versione preliminare del presente lavoro. (Articolo originariamente pubblicato sul numero 344 del 18/10/2021 di Astrid Rassegna.



[1] https://www.gaia-x.eu/
[2] A cura di Maurizio Dècina, Alfonso Fuggetta e Antonio Perrucci, “L’industria del cloud ed il ruolo dell’Italia nell’ambito del progetto Gaia-X”, Astrid Rassegna, n. 338 (9/2021).
[3] https://internationaldataspaces.org/
[4] https://www.data-infrastructure.eu/GAIAX/Redaktion/EN/Publications/gaia-x-technical-architecture.pdf
[5] https://www.gxfs.de/
[6] https://www.milanomalpensacargo.eu/it/smart-city
[7] https://www.e015.regione.lombardia.it/
[8] https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/strategy-data
[9] https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/data-governance-act
[10] https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/digital-services-act-package

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