SISTEMA ITALIA

Italiani sempre più tiepidi con l’Europa

Renato Mannheimer

14 Gennaio 2019

L'Europa è sempre di più al centro dell'attenzione del dibattito politico, con i relativi e ovvi riflessi mediatici, ed è ragionevole attendersi che le discussioni in merito si intensifichino sempre più in vista delle elezioni di fine maggio, che dovranno disegnare il nuovo Parlamento della Unione Europea. Sull'Europa – sull’idea stessa di integrazione internazionale e sulle modalità concrete con cui questa si è attuata - si scontrano sovente opposti punti di vista, presenti nell’opinione pubblica di tutte i 28 Paesi che formano la UE.

I sostenitori più convinti dell’unificazione e dell’integrazione economica, politica e sociale ne sottolineano l'importanza; gli italiani, in particolare, ritengono che essa abbia validamente aiutato il nostro Paese in molte circostanze. Sul fronte opposto, i detrattori percepiscono l’UE come una istituzione sostanzialmente burocratica, con vincoli spesso inutili o dannosi. Esistono anche molte posizioni intermedie: assai diffusa, ad esempio, quella che esprime un forte sostegno all'ideale di un’integrazione europea ma critica severamente l'attuale funzionamento dell'UE. Spesso, al riconoscimento della capacità di mantenere la stabilità monetaria, viene affiancata la critica di non sapere stimolare e gestire efficacemente la crescita e lo sviluppo economico, o l’equità sociale.
Oltre che all'istituzione in sé, molti commenti negativi vengono rivolti ai singoli governanti europei, accusati spesso di mantenere una visione di breve periodo, di favorire di fatto alcuni Stati a scapito di altri e di essere sovente più attenti all’equilibrio economico che ai valori e alle istanze sociali.

Tutto ciò ha comportato, come è noto, implicazioni politiche di grande rilievo come il rafforzamento in diversi contesti di posizioni nazionaliste o populiste. Orientamenti che si trovano in una parte della leadership politica del nostro e di molti altri Paesi europei. In Italia, il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha impostato su questo tema buona parte della campagna elettorale e della comunicazione in atto in questi mesi. Ma i politici riprendono spesso sentimenti e atteggiamenti diffusi nella popolazione e tendono ad accentuarli.
In questo quadro, è significativo rilevare come l'Italia sia, nella sua opinione pubblica, tra i Paesi più critici nei confronti dell’UE. Dopo essere stata, nei primi tempi della creazione della Comunità Europea, una tra le nazioni ove la popolazione sosteneva con maggiore entusiasmo il progetto comunitario, l’Italia è oggi tra i Paesi più scettici, sino, in certi casi, a mettere in discussione la stessa idea di unità europea. Questo mutamento di opinione è avvenuto in coincidenza con la crisi economica che, a partire grossomodo dal 2008, ha colpito tutto il mondo e con l’accusa, a torto o a ragione, ai vertici UE di non avere saputo frenarne gli effetti devastanti nel nostro Paese.
Lo stato dell’opinione pubblica italiana, anche a confronto con quella di altri Paesi, è efficacemente messo in luce dai risultati delle rilevazioni dell’Eurobarometro, il sondaggio periodico condotto dall'Unione Europea sulla popolazione dei 28 Stati membri.

Ad esempio, un significativo indicatore del distacco e della disaffezione degli italiani si rileva del giudizio generale espresso sulla nostra appartenenza all’UE. Mentre il 62% degli europei nel loro insieme la ritiene una cosa positiva, solo il 42% degli italiani è di questo parere. Si tratta, comunque della maggioranza relativa, a fronte di appena il 18% che giudica l’appartenenza all’UE una cosa negativa, ma a fronte anche di un grandissimo numero di indecisi (37%). Resta il fatto che la quota di sostenitori della UE in Italia corrisponde a uno tra i valori più bassi riscontrabili: solo in Cecoslovacchia sono più critici che da noi.
Lo stesso atteggiamento sfavorevole, ancora più accentuato, si rileva se si chiede un bilancio complessivo, positivo o negativo, della nostra condizione di appartenenza all’UE. In questo caso, addirittura la maggioranza relativa (45%) dà un giudizio negativo della nostra esperienza di membri dell’Unione. È il valore più alto riscontrabile all'interno di tutti i Paesi membri (la media dei critici in Europa è del 24%).

Non appare casuale, dunque, il fatto che la maggioranza assoluta degli intervistati in Italia (58%) dichiari di ritenere che le cose all'interno dell'Unione Europea vadano in una direzione sbagliata. In ciò accompagnato peraltro dalla metà dei cittadini (50%) dell'insieme dei Paesi membri. Insomma, al di là dell'identità europea condivisa (assai meno in Italia), l'atteggiamento critico nei confronti delle politiche concretamente adottate dall’UE è comune a molte altre nazioni, spesso però per motivi diversi. 
In definitiva, l’opinione pubblica italiana è tra le più ostili all’UE nel suo attuale andamento, anche se vuole comunque continuare a farne parte e, specialmente, vuole rimanere nell’Euro. Auspicando però un cambiamento nel funzionamento dell’Unione europea nel suo complesso. 

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