LETTURE INTELLIGENTI

Ambivalenze digitali

Rosario Sica

14 Gennaio 2019

Il libro di Alfonso Fuggetta, Cittadini ai tempi di Internet, dipinge un quadro articolato dell’impatto di Internet e delle tecnologie digitali sulla società in molti dei suoi ambiti più importanti – scuola, formazione, lavoro, impresa, organizzazioni, mondo professionale, media, cultura, universo politico. L’analisi è approfondita e volta a delineare un modo più maturo e consapevole di affrontare la svolta epocale che le nuove tecnologie tendono a determinare a tutti i livelli. In molte parti il testo è ben costruito e argomentato e le sue tesi risultano pienamente convincenti. Non mancano tuttavia passaggi in cui le opinioni dell’autore appaiono meno condivisibili.

Correttamente, Fuggetta inizia la sua analisi rilevando che, come tutte le grandi innovazioni tecnologiche, Internet e il digitale portano con sé risvolti positivi e negativi. Gli aspetti negativi non sono da poco e vanno seriamente presi in conto. Tra essi l’autore include temi di cui si parla molto, come gli effetti avversi delle nuove tecnologie sui lavori tradizionali, i “pericoli” della rete, lo hate speech, le fake news e così via. Ma soprattutto l’intero testo è volto a sottolineare le forme svariate di immaturità nell’adozione del digitale che a suo avviso sono diffuse in tutto il corpo sociale e di cui scorge segni particolarmente preoccupanti proprio fra i “nativi digitali”, ovvero fra le nuove generazioni nate con le nuove tecnologie.

Al tempo stesso Fuggetta sottolinea lo straordinario valore potenziale del digitale e la portata dirompente del suo avvento. Se i risvolti negativi non vanno sottovalutati, quelli positivi meritano tutta l’attenzione del mondo dell’educazione e dell’universo politico – un’attenzione che finora non c’è stata o è stata insufficiente. Come l’autore spiega in modo efficace, tutte le visioni per le quali le competenze relative alle nuove tecnologie riguarderebbero solo ambiti specifici del sistema educativo o dell’economia sono fondamentalmente erronee. Perché in realtà, semplicemente, «oggi non è possibile essere cittadini consapevoli senza una comprensione dei fenomeni, delle dinamiche e delle dimensioni del digitale». Ciò in quanto le tecnologie digitali investono e tendono a modificare profondamente tutti i settori della società – i sistemi educativi, la natura del lavoro, i modi di fare informazione, le relazioni dei cittadini con le istituzioni, il funzionamento della politica e gli stessi concetti di cittadinanza e democrazia.

In questa prospettiva non si può che essere d’accordo con Fuggetta quando, nelle sue pagine finali, auspica l’adozione di un modello formativo capace non solo di fornire la necessaria comprensione del funzionamento delle tecnologie digitali, ma anche di sviluppare le sensibilità, competenze e attitudini utili a dominare e valorizzare il ruolo del digitale in ogni aspetto della vita quotidiana. Questo deve avvenire in parallelo con una decisa riqualificazione in tutte le imprese e amministrazioni del settore IT, al fine di favorire l’ottimizzazione dei processi, l’innovazione dei prodotti e il rinnovamento dei modelli di business. Il mondo politico ha evidentemente grandi responsabilità nel rendere possibile tutto ciò, ripensando e rafforzando le politiche a sostegno del digitale nella scuola e nell’università, quelle a sostegno delle imprese e della loro modernizzazione, e quelle relative alla diffusione equilibrata del digitale e dei suoi benefici a tutti gli strati sociali.

Quali tesi appaiono invece più discutibili? La prima è l’analisi che individua nei “nativi digitali” tratti particolarmente immaturi nei modi in cui si rapportano alle nuove tecnologie. Mentre è ovvio che l’adesione entusiastica ai social media abbia avuto come protagoniste le nuove generazioni, inducendo anche a eccessi e problemi di varia natura sul terreno di un sano sviluppo adolescenziale, resta da provare che i giovani siano in generale meno in grado degli adulti di utilizzare la rete per svolgere ricerche dotate di senso, relazionarsi fra loro o apprendere cose molto utili su come funziona il mondo.

Un secondo aspetto che desta perplessità è la critica a molte conversazioni che si svolgono sui social media in quanto carenti delle capacità di fondarsi su valide categorie del ragionamento, dalla distinzione tra analisi e sintesi alla strutturazione dei problemi all’uso del sillogismo aristotelico. L’autore ha ragione di attendersi che la scuola formi meglio i ragazzi su questo importante terreno, ma le conversazioni online non sono assemblee di accademici e i digital native non hanno certo avuto esempi di ragionamento molto evoluti dalle generazioni di adulti che per decenni hanno dato il peggio di sé in discussioni senza senso su mezzi analogici come la televisione.

Un terzo aspetto di limite è poi la sottovalutazione del rilievo delle soft skill e della collaboration. Fuggetta accenna in più passaggi al fatto che Internet consente nuove forme di condivisione, ma non considera il fatto che nelle imprese più avanzate la logica dei silos, quella che induce ogni comparto a lavorare in modo isolato e competitivo, è oggi in via di superamento proprio grazie alle tecnologie digitali. Mentre resta fondamentale che si faccia leva sulle hard skill (e in particolare sulle competenze tecnologiche), molte ricerche sottolineano come nel mondo imprenditoriale sia sempre più diffusa la consapevolezza che le pratiche collaborative consentite dai nuovi digital workplace stiano diventando fondamentali – e con esse le soft skill, ovvero le capacità relazionali e di lavoro in gruppo che le abilitano.

Con tutto questo, il libro offre una piacevole e interessante lettura. E pare utile a stimolare una buona riflessione sulle scelte che, a livello tanto individuale quanto sociale, tutti siamo e saremo tenuti a fare per far sì che il digitale apra la porta delle grandi opportunità e non quella dei disastri.

IL LIBRO

Alfonso Fuggetta, Cittadini ai tempi di Internet, Franco Angeli, Milano, 2018.

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