SPECIALE / IL FUTURO DEL KNOWLEDGE WORK

La terza ondata del lavoro virtuale

I lavoratori della conoscenza sono ormai senza vincoli e possono svolgere i loro compiti ovunque e in qualunque orario. Che cosa vogliono i migliori dalla vostra organizzazione?

TAMMY JOHNS E LYNDA GRATTON

Gennaio 2013

Per vedere tre decenni di evoluzione del knowledge work all’interno di una singola carriera, dovreste prendere in considerazione quella di Heidi McCulloch. Dopo la laurea in lettere e arte ha iniziato a lavorare nel marketing di varie aziende e poi è entrata in un’agenzia pubblicitaria, diventando una fornitrice esterna di imprese come quelle per cui aveva lavorato prima. Quando ha messo su famiglia, si è staccata da quell’ambiente e ha avviato un’attività imprenditoriale, ristrutturando e rivendendo una locanda storica. Alcuni anni dopo è tornata a lavorare in un’agenzia pubblicitaria, dove è arrivata al grado di vice presidente dopo aver ricoperto ruoli specialistici in team di progetto globali. E adesso? Fa la consulente, e nel luglio 2001 ha creato nel centro di Toronto un “raffinato spazio collaborativo” per persone come lei. È un’oasi per knowledge workers mobili, che possono svolgere il proprio lavoro ovunque ma gravitano sull’ambiente in cui possono svolgerlo...

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