EDITORIALE

Questioni di civiltà

Enrico Sassoon

04 Dicembre 2019

  Questioni di civiltà

Lo Speciale di questo numero parla di donne, potere e influenza e l’autrice, Melinda Gates, ne ha in abbondanza. Questo la rende adatta a trattare la questione, perché ne ha cognizione di causa, o ne mina la credibilità, perché solo chi ha fame può adeguatamente raccontare cosa significhi avere la pancia vuota? I lettori giudicheranno, ma Melinda non si nasconde dietro fili d’erba e ammette la possibile contraddizione. Detto questo, dopo tanti anni di battaglie il tema resta rilevante. Qui viene affrontato oltre che dalla signora Gates anche da quattro autorevoli professional italiane come Emma Marcegaglia, Monica Poggio, Maria Pierdicchi e Barbara Cominelli.

Potere e influenza non coincidono necessariamente con uno status più avanzato per le donne, né nella società né nel mondo del lavoro. Non se ne deve fare un mito né è opportuno che si creino al riguardo un clima e un punto di vista conflittuali con l’universo maschile, che invece ne ha tradizionalmente in abbondanza. Ma eludere il tema non aiuterebbe perché se anche le donne negli Stati Uniti hanno raggiunto nel mondo del lavoro una sostanziale parità di presenza con gli uomini, i diversi gap legati al genere sono ancora ampi e talvolta massicci. In Europa, poi, siamo ancora abbastanza lontani dal 50% e in Italia lo siamo drammaticamente, per cui i divari risultano ancora più accentuati.

Colmare questi divari non è una questione solo femminile, perché riguarda allo stesso modo la componente maschile e si connota alla fine come una questione di civiltà. Occorre puntare alla parità di genere non solo per una questione di opportunità, ma soprattutto per un valore civile di ordine generale in mancanza del quale la società ne risulta indebolita e compromessa. Così come per altre situazioni di disparità innescate da diversità di altro tipo, perseguire uguaglianza di opportunità e di posizione costituisce un obiettivo minimo da raggiungere il prima possibile. In questo senso, si può argomentare che potere e influenza costituiscano più un indicatore o uno strumento che non un obiettivo in sé.

In ogni caso, solo dopo avere ristabilito questo grado “minimo” di civiltà possiamo decentemente parlare anche dei benefici che una maggiore partecipazione delle donne nel mondo del lavoro può generare, citare dati e numeri, ricerche che calcolano e dimostrano che imprese con donne al comando ottengono maggiore stabilità e risultati migliori, realizzano maggiore equità di trattamento tra i dipendenti e portano più rapidamente a chiudere i divari retributivi.

Si dovrebbe pensare che, dopo decenni di confronti e di battaglie, la consapevolezza di questa esigenza di civiltà non possa che essere generalmente condivisa. Al contrario, occorre essere ben coscienti delle barriere informali che risorgono quando quelle formali vengono abbattute, dei diaframmi superiori come i soffitti di cristallo, ma anche di quelli laterali che rallentano o bloccano la partecipazione femminile nel mondo del lavoro perché le isteresi legate ai modelli di ruolo limitano la stessa disponibilità di molte donne a compiere i passi professionalizzanti auspicabili e auspicati.

Nei fatti, poi, la questione femminile rientra in un ambito molto più ampio e articolato, strettamente connesso anche se non immediatamente visibile. È paradossale per esempio rilevare che un numero sempre più alto di imprese e di top manager si dichiarino propensi a superare modelli di business finalizzati alla massimizzazione del valore per gli azionisti per spostare il baricentro verso l’economia degli stakeholder ma risultino in fondo pigri, o indifferenti, nel trattare la questione femminile nelle loro aziende.

Siamo entrati in una nuova epoca dove cresce la domanda di maggiore eguaglianza, inclusività, attenzione alle nuove generazioni, al territorio, alle comunità e all’ambiente ed è fuori discussione che la parità di genere si ponga come premessa per molti di questi obiettivi.

Certamente, come sostiene Melinda Gates, la parità di genere è alla nostra portata. Ma occorre essere consapevoli e persuasi che l’obiettivo riguarda allo stesso modo il mondo femminile e quello maschile e che ritardi e mancate realizzazioni danneggiano non solo le donne ma anche gli uomini e l’insieme della nostra società.

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