Dicembre 2016

Succession planning: cosa dicono le ricerche

 

La maggior parte delle aziende non è ben preparata alla sostituzione del CEO. Dai più importanti studi sulla pianificazione della successione emergono dati interessanti: una scarsa pianificazione ha serie conseguenze, la formazione dei leader produce buoni ritorni, i CEO di provenienza interna hanno nel complesso una riuscita migliore, i CEO più giovani hanno prestazioni superiori e le capacità operative contano più delle abilità interpersonali.

Eben Harrell

Dicembre 2016

Succession planning: cosa dicono le ricerche

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Se tutte le organizzazioni devono prima o poi sostituire il CEO, la maggior parte di esse non è ben preparata per farlo. In questo articolo il senior editor di Harvard Business Review, Eben Harrell, passa in rassegna gli studi più importanti sulla pianificazione della successione, contestualizzati dagli interventi di esperti. Ecco alcuni dei punti fermi della ricerca:

Benché il turnover dei CEO sia in crescita, solo il 54% dei board prepara uno specifico successore e il 39% non dispone di un candidato interno proponibile. Le conseguenze di una scarsa pianificazione sono serie: le aziende che inciampano nella ricerca del sostituto sacrificano in media 1,8 miliardi in valore per gli azionisti.
Formare i leader richiede anni ma ha il suo ritorno: i CEO che hanno effettuato un percorso di sviluppo all’interno di una “fabbrica di CEO” come GE hanno prestazioni operative migliori. I consiglieri di amministrazione però devono impegnarsi di più. La maggioranza di essi non conosce le capacità dei dirigenti al di sotto del CEO e soltanto un quarto partecipa alla loro valutazione.
La tendenza ad assumere esterni è in crescita e questi esigono in media retribuzioni più elevate. Ma gli studi indicano che i CEO di provenienza interna hanno nel complesso una riuscita migliore.
Altre ricerche si concentrano sulle caratteristiche del CEO ideale. Fino a ora hanno scoperto che i CEO più giovani hanno prestazioni superiori, che le capacità operative contano più delle abilità interpersonali e che una formazione militare li rende più onesti; tuttavia questa pista di ricerca è ancora poco battuta e non vi sono risultati consolidati.

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