START-UP INTERVIEW

LiMiX, l’immaginazione è l’unico limite

Intervista a Francesco Pezzuoli, CEO di LiMiX

Cristina Capece

03 Aprile 2019

LiMiX nasce quattro anni fa dalla forte volontà di due studenti, Francesco Pezzuoli e Dario Corona, di portare la ricerca e le competenze coltivate nell'ambiente universitario in una nuova realtà aziendale per realizzare innovativi progetti industriali a carattere sociale. Oggi, Francesco e Dario sono a capo di una promettente start-up impegnata nella ricerca tecnologica, con particolare attenzione all’ambito del riconoscimento gestuale. Grazie al lavoro di un team caratterizzato da diverse expertise, LiMiX sta sviluppando progetti fortemente innovativi dimostrando quanto potente sia il connubio tra immaginazione e tecnologia.

 

LiMiX rappresenta un ottimo esempio di come le tecnologie più innovative - intelligenza artificiale e internet of things innanzitutto - possano essere impiegate a servizio/supporto dell’uomo. Ci spiega l’origine e il funzionamento del vostro prodotto di punta, Talking Hands?

Talking Hands è uno speciale guanto indossabile che grazie a una sofisticata tecnologia consente di tradurre in voce la lingua dei segni italiana. Questo dispositivo è stato sviluppato per migliorare la qualità della vita delle persone che non hanno il dono della voce né dell’udito. Sono circa 70 milioni gli individui nel mondo, 100 mila in Italia, che a causa di problemi comunicativi non riescono a sviluppare normali rapporti sociali e lavorativi. Le persone affette da sordità, grazie alla lettura del labiale, riescono comunque a comprendere il proprio interlocutore, mentre per chi non conosce la lingua dei segni è impossibile capire ciò che stanno comunicando. Grazie a Talking Hands, creiamo la possibilità di una comunicazione a due vie, per tutti e in ogni circostanza. Una volta indossato il guanto e collegato a uno smartphone tramite Bluetooth, Talking Hands rileva i movimenti effettuati dall’utente grazie a dei sensori che forniscono informazioni sulla flessione delle dita e a delle IMU (Inertial Mesaurement Units) che percepiscono l’orientazione della mano e dell’avambraccio. L’algoritmo di riconoscimento gestuale che abbiamo sviluppato individua la parola che l’utente vuole dire. A questo punto i dati vengono inviati allo smartphone che, attraverso un sistema di sintesi vocale, traduce i segni in voce.

 

Talking Hands, oltre a essere un valido supporto per le persone sorde, ha un impatto positivo sull’economia di tutto il sistema-Paese. Quali sono i benefici più importanti?

L’effetto principale che vogliamo ottenere è quello di permettere ai non udenti di lavorare. La possibilità di guadagnarsi un reddito significa realizzazione personale, indipendenza e libertà. Nel nostro sistema economico ci sarebbero più persone con potere di spesa e lo Stato risparmierebbe sull’erogazione di pensioni di invalidità.

A questo proposito vorrei riportare la testimonianza di Rita Antoniozzi, docente esperta dell’Istituto Statale di Istruzione Specializzata per Sordi Magarotto di Roma, che ogni giorno si misura con le problematiche derivanti dalla mancata o incompleta inclusione sociale delle persone sorde. Le sue parole descrivono perfettamente le difficoltà e le necessità latenti che potrebbero essere risolte grazie all’utilizzo di Talking Hands: «Talking Hands aiuterà le persone sorde ad uscire dal silenzio, permettendo loro una prima forma di comunicazione anche con chi non conosce la Lingua dei Segni. Talking Hands dimostra come l'attenzione degli udenti verso le problematiche di questa minoranza possa rappresentare una risorsa importante e irrinunciabile per promuoverne una possibile emancipazione. La sua diffusione e la condivisione dei progetti innovativi ad esso collegati favoriranno anche il raggiungimento di quell'autonomia che è prerogativa essenziale per la realizzazione di una piena integrazione sociale e professionale. Talking Hands migliorerà le interazioni comunicative anche in ambito didattico».

 

Lo scorso anno LiMiX si è distinta tra le finaliste più innovative del concorso Chivas Venture che premia i migliori progetti di responsabilità sociale al mondo. Cosa ha significato per voi questo riconoscimento?

Essere tra i sei migliori imprenditori sociali al mondo è stato il punto di partenza. L’intero percorso fatto con Chivas Venture è stato per noi di grande valore. Il concorso ci ha permesso di frequentare tre giorni di formazione alla Oxford University all’interno del The Skoll Centre for Social Entrepreneurship.

Durante gli incontri abbiamo parlato di responsabilità sociale e di come creare un’azienda sostenibile che al contempo generi dei ricavi. Inoltre, abbiamo appreso modelli e metodi di misurazione dell’impatto sociale del business. Davvero impagabile la condivisione di esperienze con altri 27 imprenditori sociali di tutto il mondo!

 

LiMiX lavora anche su altri progetti tra cui esoscheletri, turbine eoliche e un innovativo veicolo elettrico e termico (Belumbury Dany). A che punto è lo sviluppo di questi prodotti?

LiMiX, oltre ad essere una giovane start-up, è uno spin-off universitario, in questo senso racchiude in sé il know how di un gruppo di ricerca che esisteva già da decenni con expertise di diversi ricercatori e professori dell’Università di Camerino. Per molti di questi progetti abbiamo fatto principalmente da consulenti e abbiamo sviluppato le applicazioni che le aziende stesse ci chiedevano. Citiamo ad esempio il progetto Softwind (su fondi MIUR PRIN) per l'ottimizzazione delle prestazioni delle turbine eoliche di grandi dimensioni. Softwind punta al raggiungimento di una maggiore efficienza migliorando al contempo la sostenibilità della turbina con un occhio di riguardo all'impatto ambientale. L’obiettivo del progetto è ottenere un significativo abbassamento del costo dell'energia su due fronti: da un lato aumentando le prestazioni tecnologiche, l’affidabilità e la durata della vita degli impianti, dall’altro diminuendo gli interventi e i costi di manutenzione. La Belumbury Dany è un innovativo quadriciclo pesante con doppia trazione, elettrica e termica. Il nostro gruppo di ricerca, in collaborazione con EOS S.p.A., ha sviluppato il design e ottimizzato il crash-box frontale studiando i diversi possibili materiali e le possibili geometrie.

 

Quali prospettive vede per il futuro di LiMiX? Prevede lo sviluppo di altre innovazioni a carattere sociale?

Il nostro obiettivo è utilizzare l’ecosistema che abbiamo creato intorno a Talking Hands per risolvere moltissimi altri problemi. Ad esempio, abbiamo già sviluppato una demo dove una persona colpita da ictus può utilizzare Talking Hands collegato ad un sistema di realtà virtuale commerciale - per commerciale intendo un sistema che si può tranquillamente acquistare oggi sul mercato come un “oculus rift” - per la propria riabilitazione. Il medico può tenere traccia delle performance della persona che si sta riabilitando.

Talking Hands può essere usato anche da persone che utilizzano la sedia a rotelle per controllare con i gesti il proprio impianto domotico. Stiamo creando una vera e propria piattaforma per sviluppare diverse soluzioni innovative. Il limite è solo nella nostra immaginazione.

 

LA START-UP: LiMiX

LiMiX, giovane e dinamica start-up italiana fondata nel marzo 2015 a Camerino nelle Marche, opera nel settore della ricerca tecnologica, con particolare attenzione all’ambito del riconoscimento gestuale. Il progetto di punta è Talking Hands: un dispositivo indossabile che consente la traduzione della LIS (lingua dei segni italiana) in voce tramite uno smartphone. Grazie all’elevato livello innovativo e al forte impatto sociale di Talking Hands, LiMiX ha vinto numerosi riconoscimenti e avviato collaborazioni con altre aziende italiane.

 

IL FRONTMAN: FRANCESCO PEZZUOLI

CLASSE: 1991  

FORMAZIONE: Laurea in Software and Systems for Industry

POSIZIONE ATTUALE: CEO LiMiX, PhD Student Unicam, Docente a Contratto UNICAM

HIGHLIGHTS: Esperto in riconoscimento gestuale, Imprenditoria sociale, tecnologia, ingegneria e sensori di misurazione inerziali (IMU).

 

Con la rubrica Start-up Interview, HBR Italia avvia un nuovo ciclo di interviste con lo scopo di presentare giovani imprese innovative con potenziale di crescita. Segnalazioni e candidature possono essere inviate alla redazione della rivista e verranno valutate in modo imparziale e indipendente (capece@hbritalia.it).

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