SISTEMA ITALIA

Elezioni europee all’insegna dell’incertezza

Renato Mannheimer

03 Aprile 2019

In vista delle elezioni europee del 26 maggio prossimo può essere utile ricordare i risultati delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, che hanno sconvolto lo scenario politico del nostro Paese, e rivolgere l’attenzione alle vicende successive dell’anno trascorso in termini di mutamenti del quadro politico, così come emerge dai sondaggi d’opinione.

Quella del marzo scorso è stata una vera rivoluzione, i cui effetti sul piano della distribuzione degli eletti in Parlamento hanno reso inizialmente assai problematica la formazione di una qualsiasi maggioranza di governo. Ma a quella vicenda ha fatto seguito, nei mesi che si sono succeduti da allora, un altro forte stravolgimento dei rapporti di forza tra i diversi partiti, che ha mutato nuovamente il quadro politico.

Anzitutto perché nel corso di quest’anno, ma specialmente negli ultimi mesi, è fortemente declinato il consenso per il M5S. Che è stato il grande vincitore delle elezioni dell’anno scorso, ottenendo quasi il 33%, con un particolare successo nelle regioni meridionali. Un consenso che, come tutti gli studi successivi al voto hanno mostrato, era determinato perlopiù da quello che il Censis ha definito il “rancore sociale” e, conseguentemente dalla voglia di novità, di una rappresentanza politica rinnovata e diversa, nei programmi e, specialmente, nelle persone. Ma la successiva esperienza di governo ha in buona parte deluso le aspettative. Tanto che, secondo i sondaggi, il seguito elettorale del M5S è andato progressivamente calando. Già in autunno era sceso sotto il 30%, per collocarsi a metà marzo al 21%, dunque pericolosamente vicino alla soglia “psicologica” del 20%. Un andamento peraltro confermato dai disastrosi (per il M5S) risultati delle recenti consultazioni regionali in Abruzzo e, specialmente in Sardegna (ove i grillini sono scesi sotto il 10%). Questo declino è stato indubbiamente favorito dall’assenza di un personaggio popolare come Grillo e dalla debolezza dello stile di leadership di Di Maio.

Ed è proprio la capacità di leadership che, in questi dodici mesi, ha premiato Salvini. Che, a fronte del 17% ottenuto il 4 marzo ha visto progressivamente accrescere il seguito del suo partito, valicando il 30% già nel corso dell’estate e attestandosi in questo periodo addirittura attorno al 36%. Il successo di Salvini è derivato anche dalla sua comunicazione e, in particolare, della presenza continua sui social media (con interventi anche più volte al giorno predisposti dall’equipe di specialisti di cui dispone) e dalla individuazione di volta in volta di

un “nemico” (gli immigrati, l’UE, la Francia, i malavitosi) contro cui mobilita, assai più efficacemente dei grillini, il “rancore sociale” di cui si è detto.

Il leader leghista ha sottratto voti in modo trasversale a tutti gli altri partiti. Al M5S (ma, secondo buona parte delle stime dei flussi elettorali, una parte dei voti persi dai grillini si sono diretti anche verso il Pd e, in misura maggiore, verso l’astensione) e, specialmente, a Forza Italia.

Il partito di Berlusconi aveva visto alle politiche dell’anno scorso un risultato forse inferiore ad alcune aspettative, ma tutto sommato accettabile (14%). Nei mesi successivi però ha subito, come si è detto, un drenaggio in particolare dalla Lega, scendendo talvolta addirittura sotto l’8% e assestandosi poi attorno al 9-10%, con un calo specie nelle regioni meridionali del Paese.

Ma il vero sconfitto delle elezioni del 4 marzo è stato certamente il Pd, che è sceso in quella occasione sino a sotto il 19%. L’indebolimento è proseguito nei mesi successivi, portando in autunno il partito del Nazareno a superare di poco il 16%. Tuttavia, secondo la gran parte dei sondaggi disponibili, è in atto nelle ultime settimane una risalita, dovuta all’afflusso di una (piccola) parte di “pentiti” del M5S, che farebbero assestare oggi il Pd tra il 18 e il 19%, un dato simile, dunque, a quello ottenuto alle politiche dell’anno scorso.

In conclusione c’è da dire, però, che i tutti questi dati sul seguito attuale delle diverse forze in campo derivano dalle analisi dei sondaggi di opinione. Che, pur essendo svolti nella maggior parte dei casi con grande accuratezza, non sempre riescono a prevedere correttamente le scelte degli elettori, specie perché una larga parte di questi ultimi, fino al 50%, è tuttora indecisa sul partito da votare effettivamente. Le elezioni europee del 26 maggio, costituiranno dunque il vero test della nuova distribuzione delle preferenze degli italiani. E potranno portare a nuove, rilevanti sorprese, esattamente come è accaduto un anno fa, in occasione delle politiche.

 

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