Verso nuovi orizzonti del possibile

Presentato a Milano, in un affollato convegno di The Ruling Companies, il nuovo rapporto di Progetto Macrotrends, uno studio sui trend del futuro dedicato ai decision maker a ogni livello.

Progetto Macrotrends è lo studio annuale realizzato da Harvard Business Review Italia e The Ruling Companies Association che analizza i trend futuri in diversi ambiti. Lo studio, l’unico in Italia con questa ampiezza, è intitolato quest'anno “Nuovi orizzonti del possibile”, e offre al lettore un quadro estremamente vasto e approfondito delle tendenze future in campo tecnologico, economico-finanziario, politico e ambientale. Il 9 novembre a Milano, in un convegno con oltre 350 partecipanti, sono stati presentati i risultati dell’edizione 2017, curata da Enrico Sassoon e realizzata grazie ai contributi di oltre 30 autori, tra cui Umberto Bertelè, Elio Catania, Andrea Granelli, Paolo Magri, Alberto Martinelli, Mark Esposito, Euro Beinat, Bruno Lamborghini, Rony Hamaui, Oscar Di Montigny, Michele Parisatto, Stefano Scabbio, Stefano Venier e Tomaso Tommasi di Vignano.

Lo studio Macrotrends 2017 è stato realizzato grazie al supporto di quattro importanti aziende che credono fermamente nel progetto: KPMG, Gruppo Hera, ManpowerGroup, Banca Mediolanum. I portavoce di questi sponsor hanno aperto il convegno spiegando l’importanza di guardare al futuro per le aziende.

Secondo Michele Parisatto (Managing Partner, KPMG Advisory) le aziende dovrebbero dedicare più tempo all'innovazione affrontando i cambiamenti con logiche di ecosistema e condivisione. Le tecnologie devono essere meglio integrate nei processi aziendali, per questo bisogna promuovere una nuova cultura e nuove competenze attraverso piani di formazione adeguati. Le persone rimangono comunque al centro dell'impresa e i cambiamenti vanno gestiti e analizzati partendo dal business e non dalla tecnologia.

Progetto Macrotrends fornisce, secondo Stefano Scabbio (Presidente Area Mediterranea, Nord ed Est Europa, ManpowerGroup), numerosi spunti e idee per individui e aziende che puntano al miglioramento. É arrivato il momento di cambiare il modo di fare impresa, servono skill e modelli di business adeguati al contesto attuale. Aziende e istituzioni devono adoperarsi per favorire lo sviluppo di talenti che abbiano competenze hard e soft in linea con l'ambiente in continua evoluzione.

Stefano Venier (Amministratore Delegato, HeraGroup) sottolinea quanto il ritmo frenetico del cambiamento imponga uno sforzo di riflessione sui diversi fenomeni per capire i segnali attuali e riconoscere i trend del futuro. Le aziende devono usare la capacità di visioning offerta dal Progetto Macrotrends per identificare i possibili scenari e attivarsi da subito prendendo decisioni orientate. 

Lo studio contiene una panoramica sugli scenari futuri in quattro ambiti – tecnologico e d'impresa, economico e finanziario, geopolitico e ambientale - e per ciascuno di essi offre spunti utili e di diretta applicazione per le aziende. Enrico Sassoon ha riassunto in 10 punti i principali macrotrends emersi:

 

Equilibri geo-politici globali: più rischi, meno certezze, maggiore instabilità. Proseguono i grandi fenomeni migratori, con le loro conseguenze. Persistenza del populismo e dei movimenti populisti.

Scenario economico mondiale: si allentano gli accordi internazionali, si attenua l’integrazione, si accentua la regionalizzazione e ritorna il protezionismo commerciale. Tornano i rischi di una nuova crisi finanziaria.

Politiche economiche: arriva ad esaurimento la fase di espansione monetaria; le politiche fiscali restano condizionate dall'alto livello dei debiti pubblici. Crescono le nuove diseguaglianze.

Impatto della tecnologia: sviluppo esponenziale della tecnologia digitale; soluzioni combinatorie; ibridazione e cross-fertilizzazione.

Automazione. Machine learning, robot intelligenti, intelligenza artificiale e singolarità tecnologica. I problemi etici del rapporto uomo-macchina.

Cyber-sicurezza. Esplosione dei temi legati a sicurezza e privacy e al cyber-crime. Sale il rischio del cyber-warfare.

Imprese e rivoluzione digitale. Nuovi modelli di business abilitati dal digitale; il predominio delle aziende-piattaforma e le nuove forme di concorrenza. Effetti di disruption ed effetti-rete.

Tecnologia, occupazione, lavoro e competenze: impatto di robotica e intelligenza artificiale sul lavoro; il potenziale di disoccupazione tecnologica; il mismatch delle competenze; le new skills; le nuove modalità di apprendimento; il continuous learning.

Demografia e ambiente. Prosegue l’espansione demografica. Gli effetti sociali e finanziari dell’allungamento della vita media. I fenomeni migratori interni e la moltiplicazione delle mega-città. Nuove forme di mobilità e di condivisione.

Climate Change. Si accentuano gli effetti di disruption generata dal cambiamento climatico e dal riscaldamento globale.

 

Questi 10 punti sono stati discussi in due tavole rotonde dagli autori dei saggi che hanno spiegato e ampliato le tesi presentate nei rispettivi contributi. Nel primo dibattito si sono affrontati i “grandi assi del cambiamento”: politica, economia e società. Paolo Magri (Vice Presidente Esecutivo e Direttore, Ispi) ha delineato l'attuale quadro geopolitico caratterizzato da crescente incertezza e frammentazione. Le grandi potenze che dominano la scena devono difendersi dagli attacchi di alcune minoranze che generano crescenti rischi e preoccupazioni. Nonostante individui e aziende risentano di questo clima instabile, i dati mostrano una crescita del PIL mondiale. Alcune regioni del mondo (Asia, Africa Subsahariana e America Latina) crescono seppur con ritmi diversi, altre (USA ed Europa) devono fare chiarezza su alcune situazioni e altre ancora (Russia e Medio Oriente) hanno pungenti questioni da risolvere.

Tra rivoluzioni, conflitti e populismi, la politica internazionale si trova a dover fare i conti con diverse problematiche e situazioni turbolente.

In particolare Alberto Martinelli (Professore emerito di Sociologia e Scienza politica, Università Statale di Milano) pone l'accento sui rischi del nazional-populismo che in forme diverse sta contagiando alcuni Paesi. Questa ideologia, che si è insinuata nelle lacune di alcune democrazie, genera danni alla società nel suo complesso basandosi su proclami illusori, a volte iniqui, e false aspettative. La chiusura delle frontiere, l'aumento delle misure protezionistiche e il nazionalismo dilagante non risolveranno i problemi attuali, al contrario rafforzeranno i meccanismi di esclusione, mineranno la crescita e il benessere della società.

In questo scenario politico poco confortante, bisogna monitorare anche il rischio di crisi economiche e finanziarie. Rony Hamaui (Presidente, Intesa ForValue) ha spiegato il perverso meccanismo secondo il quale le crisi accadono con cadenza regolare dall'avvento del capitalismo. Diversi studi dimostrano che le crisi sono sempre precedute da un periodo di benessere caratterizzato da liberalizzazione e politiche espansive. Per evitare lo scoppio della bolla servirebbero politiche prudenziali e indicatori capaci di prevedere l'insorgere di una crisi. Le classi politiche dovrebbero introdurre una regolamentazione in grado di interrompere una volta per tutte la corsa incessante di questa ruota.

La politica e l'economia devono fare i conti con l'evoluzione dell'ambiente e dei territori. Ai cambiamenti virtuali si accompagnano in modo sinergico quelli fisici descritti da Lanfranco Senn (Presidente e Responsabile Scientifico, Gruppo CLAS). All'aumentare delle interazioni digitali crescono anche quelle reali, per questo le nostre città devono trasformarsi in modo da rispondere adeguatamente alle esigenze crescenti di mobilità e connessione. Le città si aprono e si allargano dal punto di vista funzionale. Cresce il bisogno di infrastrutture dislocate in modo uniforme, non c'è più un solo centro urbano. Cambia la domanda di mobilità, il tempo e la fluidità dei trasporti sono le variabili chiave per i cittadini. Superata la frontiera del car sharing, i prossimi trend saranno car pooling, veicoli driverless e nuovi carburanti. Energia, urbanistica e mobilità saranno temi sempre più centrali che offriranno grosse opportunità di investimento e daranno spazio allo sviluppo di nuove professionalità. 

Dopo questa panoramica sulle tematiche macro, la seconda tavola rotonda si è concentrata sull’impatto della rivoluzione digitale su modelli di business, lavoro e competenze. Umberto Bertelè (Professore emerito di Strategia, Politecnico di Milano) ha parlato degli effetti della trasformazione digitale sui modelli di business. L'avvento del digitale ha modificato le modalità di vendita dei prodotti e di erogazione dei servizi. Le nuove imprese-piattaforma offrono servizi fruibili direttamente in rete oppure vendono titoli per l'utilizzo in altra sede (come avviene per trasporti o alloggi). Altre aziende, come Google, basano il loro successo su un modello di business che facilita le vendite, offrono informazioni utili all'utente in cambio di dati sulla sua identità. Le aziende tradizionali si sono dovute adattare a questi modelli, offrendo servizi in rete e integrando piattaforme di e-commerce.

Andrea Granelli (Presidente, Kanso) ha posto l'accento sulle modalità di utilizzo delle nuove tecnologie, sui relativi rischi e sui temi etici connessi. Per gestire le innovazioni e trasformarle in opportunità per il business servono apertura mentale e competenze. La classe dirigente e i leader aziendali devono essere pronti ad affrontare le questioni connesse al digitale in modo oggettivo e competente senza lasciarsi influenzare da luoghi comuni o paure. Le macchine dovranno essere programmate per svolgere le mansioni più ripetitive e semplificare il lavoro umano. Fondamentale per le imprese investire sullo sviluppo delle soft skill che contraddistinguono le persone dai robot come capacità di astrazione, pensiero critico e sense making. La formula per il successo non esiste, certamente le aziende che vogliono rimanere competitive devono ascoltare, sperimentare, studiare approfonditamente i lati oscuri del digitale e prevenire i possibili problemi.

Tra i “lati oscuri” del digitale impossibile non citare la cybersecurity. “Il 90% delle imprese hanno subito almeno un attacco” dice Marianna Vintiadis (Responsabile per il Sud Europa, Kroll). Il cybercrime è sempre più organizzato e diffuso. Non è più solo un ambito per pochi tecnici con competenze eccezionali che corrompono sistemi per dolo, per piacere o altre ragioni. Dipendenti arrabbiati, consumatori insoddisfatti o concorrenti possono ora ingaggiare hacker a prezzi modici per danneggiare imprese, istituzioni o enti. Per difendersi bisogna informare le persone, ripensare ai modelli di business, stabilire le competenze necessarie e valutare le barriere più adeguate in relazione ai rischi.

Elio Catania (Presidente, Confindustria digitale) ha chiuso i lavori sottolineando quanto il tema delle competenze digitali sia fondamentale per aziende, pubblica amministrazione e persone. Le tecnologie abilitanti ci sono già, servono leader che sappiano come integrarle al business tradizionale nel modo più adeguato. Per quanto riguardo la digitalizzazione e la trasformazione dei processi il nostro Paese è in ritardo rispetto ad altre realtà europee. Imprenditori e manager non hanno colto subito la portata del cambiamento digitale ritenendolo un tema tecnico e marginale. Il Governo attraverso il piano Industria 4.0 ha dato nuovo impulso alla rete imprenditoriale italiana incentivando l'adozione di tecnologie innovative. La trasformazione deve partire dall'alto perché c'è in gioco la crescita del Paese. Imprenditori e leader aziendali devono ripensare il modello di business partendo dall'analisi dei bisogni. Le paure e le difficoltà non possono fermare il processo di cambiamento, il rischio è quello di rimanere fuori dal mercato.

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