Sistema mondo

In Italia la partita delle banche fa progressi

All’inizio dell’estate abbiamo assistito a una serie di provvedimenti relativi al sistema bancario italiano. L’intervento dello Stato e di Banca Intesa ha garantito la continuità operativa di Veneto Banca e Popolare di Vicenza tramite la liquidazione coatta amministrativa. Nei giorni seguenti è arrivata l’approvazione della Commissione Europea al nuovo piano definitivo per il Monte dei Paschi di Siena (MPS), per il quale lo Stato Italiano diventerà il primo azionista, con circa il 70% del capitale.
Un merito del governo Gentiloni. Il governo Gentiloni, in carica da pochi mesi, ha fatto quello che il governo Renzi non ha voluto fare meramente per incentivi politici legati al referendum costituzionale del dicembre 2016. In soli sei mesi, l’attuale governo è riuscito a trovare una soluzione a un problema che era presente da anni e per il quale in passato erano state tentate solo delle mezze soluzioni. Un po’ di meriti li ha anche il governo Renzi – senza il decreto che trasformò le banche popolari in Spa implementato dall’allora governo Renzi, infatti, tutto questo non sarebbe potuto succedere.
Verso un calo consistente dei crediti deteriorati. Con queste due iniziative, alle quali dobbiamo aggiungere le operazioni di Unicredit e una serie di altre operazioni di taglio minore, i crediti deteriorati in pancia ai bilanci delle banche potrebbero diminuire di oltre 50 miliardi di euro lordi nei prossimi mesi, un calo sostanziale rispetto agli attuali 200 miliardi di crediti deteriorati del sistema italiano.
Non è tuttavia garantito che un miglioramento dei bilanci bancari si traduca in maggior credito alle aziende, aspetto mancante e forse necessario per la ripresa economica italiana. Molti operatori citano infatti anche la mancanza di domanda da parte delle aziende come fattore negativo per la mancata erogazione dei crediti alle aziende. Sicuramente il calo delle sofferenze sui bilanci delle banche porterebbe però a risolvere parte del problema.
E il conto per noi contribuenti? Per ora è negativo. Con le operazioni di MPS e delle due banche venete lo Stato verserà oltre 10 miliardi di euro. Questi verranno considerati aumento di debito pubblico, ma non dovrebbero andare ad aumentare il deficit statale. Se queste operazioni saranno profittevoli per lo Stato dipenderà da diversi fattori. Per l’operazione MPS sarà determinante il prezzo di vendita delle azioni, presumibilmente non prima dei prossimi 3-4 anni; per le due banche venete quanto dei crediti deteriorati che lo Stato acquisisce dalle due banche venete potrà essere recuperato. Ci vorrà del tempo, ma, se l’economia veneta crescerà con più slancio, alla fine il conto potrebbe essere meno salato del previsto.
È un punto di svolta quindi? Probabilmente sì. I due principali focolai di crisi nel sistema bancario nazionale sono stati spenti. Agli occhi degli investitori, il sistema italiano ora appare decisamente più solido dell’anno scorso. Gli interventi rimuovono i fattori di rischio che negli ultimi mesi avevano pesato sulle valutazioni degli operatori finanziari e sulla capacità delle banche di aiutare la crescita economica tramite prestiti alle aziende. Probabilmente ci sono altre banche in difficoltà che dovranno essere salvate, ma la loro importanza sarà molto marginale. In questi casi, dovrebbe essere più facile proseguire con la stessa procedura utilizzata nel caso delle banche venete, ossia una liquidazione che protegga i detentori di bond senior e i correntisti.
Come però affermato dal presidente della banca d’Italia Ignazio Visco nell’intervento all’assemblea dell’ABI, «rimane molto da fare per raggiungere una configurazione del settore in cui le banche siano in grado di generare utili adeguati a sostenere livelli di patrimonializzazione richiesti dalle regole a tutela della stabilità dei singoli intermediari e del sistema nel suo complesso». Oxford Economics ritiene comunque che ci si trovi ormai a un punto di svolta e che queste risoluzioni rappresentino, in termini di rischi, un fattore positivo per l’outlook economico italiano.

Nicola Nobile è Senior Economist, Oxford Economics.

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