Intelligenza contestuale

Intelligenza contestuale

 

L’autore, un professore della Harvard Business School esperto di strategia, è giunto a una conclusione che può sorprendere: cercare di applicare le pratiche di gestione in modo analogo in geografie differenti è una vera scemenza. Le best practice non passano bene attraverso le frontiere, perché le condizioni variano enormemente da Paese a Paese, e non solo in termini di sviluppo economico, ma anche di maturità istituzionale, norme educative, linguaggio e cultura.  Gli studenti di management una volta pensavano che una conoscenza tecnica delle migliori pratiche, per esempio di produzione, bastasse per sviluppare i processi, magari con un po’ di adattamento locale. Ma emerge che più spesso i processi vanno rilavorati radicalmente, non perché la tecnologia sia sbagliata, ma perché tutto ciò che la circonda ne modifica le condizioni di funzionamento.

Non c’è niente di errato negli strumenti a nostra disposizione, ma la loro applicazione richiede una intelligenza contestuale: la capacità di capire i limiti delle nostre conoscenze e di adattarle a un contesto differente da quello originario. Fino a quel momento, il tasso di fallimento di operazioni cross-border resterà elevato e le lezioni che impareremo da quanto sperimentiamo nel mondo rimarrà limitato. E la prospettiva di una crescita sana ovunque nel mondo resterà incompleta.

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