Quando il consumatore vince, chi perde?

Quando il consumatore vince, chi perde?

Per la maggior parte delle aziende fare ciò che è meglio per i consumatori è una cosa sensata. Ma per le economie questo può essere pericoloso.Per comprendere il perché, iniziate a pensare all’economia semplicemente come a due gruppi di persone: i produttori e i consumatori. Le politiche di governo possono favorire i produttori attraverso restrizioni sulle importazioni, minori tassazioni per le aziende, una regolamentazione non troppo severa e facile accesso al credito commerciale. In alternativa, ci sono politiche che possono favorire i consumatori attraverso il libero scambio, basse imposte per chi acquista, normative a favore del consumatore e un facile accesso al credito al consumo. Inoltre entrambi i gruppi possono ottenere sussidi diretti: agevolazioni fiscali e sovvenzioni per le imprese o pagamenti agevolati per i consumatori. Ogni economia è una mix di queste cose, ma di solito c’è sempre un gruppo che riesce a ottenere più vantaggi rispetto all’altro. La Cina è famosa per avere una economia che favorisce soprattutto il produttore. Un paradiso capitalistico in cui le tariffe, il supporto governativo e i generosi prestiti bancari rendono facile mettere in piedi un’azienda. I consumatori (e i lavoratori) hanno scarso accesso al credito e gli esperti chiedono spesso alla Cina a fare di più per i suoi consumatori. Gli Stati Uniti, che avevano le stesse tendenze durante il diciannovesimo secolo, si trovano oggi esattamente all’estremo opposto. Perché, allora, gli economisti non chiedono agli Stati Uniti di trovare un equilibrio? La risposta risiede nel fatto che la teoria economica neoclassica – che guida in maniera preponderante le politiche degli Stati Uniti – non riconosce esserci un conflitto. Nel mercato ideale le imprese competono così efficacemente che tutto il valore che creano va ai consumatori, tranne quel minimo necessario che serve per pagare il capitale e il lavoro. In teoria, non dovrebbe essere necessario scegliere tra il produttore e il consumatore dato che servire quest’ultimo implica il far prosperare i settori industriali. Purtroppo oggi questa teoria sta rendendo molti consumatori americani sempre più poveri. Certo, possono comprare televisori a schermo piatto a prezzi incredibilmente bassi, ma questo non è molto utile se parliamo di consumatori disoccupati. La conseguenza del dare troppo peso ai consumatori è stata quella di rendere l’economia americana meno competitiva. Molte aziende americane, infatti, investono all’estero non solo perché il costo del lavoro è più basso ma anche perché lì le politiche favoriscono il produttore offrendogli maggiori probabilità di successo. In un mercato completamento globalizzato, le aziende statunitensi rappresentano il pesce piccolo che nuota in un mare pieno di piranha: i supercompetitor hanno prosperato grazie a Governi meno concentrati sull’efficienza di mercato. A cosa assomiglia, dunque, un’economia più equilibrata? Negli ultimi decenni il presunto Welfare State della Germania si è allontanato dai consumatori. Le imposte sul valore aggiunto sono salite, come anche l’età di pensionamento. I ricavi derivati dalla tasse sui combustibili fossili e le più basse imposte a valore aggiunto sulla produzione hanno supportato la produzione di beni ad alto valore aggiunto della Germania e i settori delle energie rinnovabili, attraverso corsi di formazione professionali e Ricerca e Sviluppo. Un Governo a favore del libero scambio all’interno dell’Unione Europea ha lavorato per mantenere alte le tariffe europee sull’import di beni industriali da fuori dell’UE. Poiché questo ha impedito ai concorrenti asiatici di vendere a prezzi inferiori rispetto ai produttori tedeschi, le aziende nazionali hanno avuto fiducia nell’investire e nel mantenere la propria forza lavoro. Le tariffe erano comunque abbastanza basse da impedire alle aziende di creare comodi oligopoli. Hanno dovuto cercare la crescita altrove, e la loro competitività a livello mondiale è una valida ragione per cui la Germania è risorta dalla Grande Recessione con un livello basso di disoccupazione e di debito rispetto alle altre nazioni. Negli Stati Uniti c’è stato un drastico taglio delle pensioni pubbliche e qualche abbassamento delle imposte sulle imprese. Ma tali provvedimenti sono stati presi in un contesto di dibattito sulla dimensione del Governo, non su come riequilibrare gli interessi di produttori e consumatori. (Così c’è stato chi ha polemizzato con il Governo perché spende per l’addestramento professionale, anche se questo alla fine aiuterebbe le imprese). Ridefinendo la scelta e ricordando che gli elettori hanno più a cuore il lavoro che non i consumi, i politici americani potrebbero creare una economia solida in cui a rimanere sani siano i produttori, perché non è vero che il cliente ha sempre ragione.

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