SELF MANAGEMENT

Come gestire un collega che quando il capo non c'è diventa tossico

Come gestire un collega che quando il capo non c'è diventa tossico

Conoscete tutti quel collega: quello che si comporta in un certo modo quando il capo è nella stanza, ma canta una canzone ben diversa quando siete soli. Può essere una situazione estremamente frustrante quando il vostro capo non si rende conto di questo comportamento da camaleonte e pertanto elogia il vostro collega o, addirittura, lo promuove. Potreste essere tentati di smascherarne il comportamento incoerente, ma prima di fare alcunché prendetevi il tempo per capire per quale ragione quella persona si comporta in tal modo e cosa potete fare per gestire la situazione. Per prima cosa, riconoscete che ci sono diverse forme di incoerenza. Ecco tre delle sue manifestazioni più comuni:

All that jazz. Rapido nel parlare, eloquente, vulcanico, questo collega ha sempre una grande storia da raccontare quando il capo è presente. Benché la persona abbia grandi e nobili pensieri e sembri molto coinvolta, il problema salta fuori quando arriva il momento di spartirsi le cose da fare e mettersi al lavoro. «C'è un elemento da specchietto per le allodole in questo. Quattro persone escono dalla stanza con la loro lista di cose da fare e lui non ha mai nessun lavoro da svolgere», dice Karen Dillon, autrice della Guida HBR per le politiche da adottare in ufficio (office politics).

Il falso cortese. Amichevole e comprensivo, questo collega dice quello che le persone vogliono sentirsi dire. Scoprirete solo in seguito che, in realtà, sta cercando di mettervi in difficoltà. Dillon lo definisce il “falso buon collega”. Spiega che questa persona «plaude ai vostri sforzi mentre il capo è nella stanza e poi, dietro le quinte, viene fuori che senza farsi notare è andato a parlargli per esprimere la propria preoccupazione». Di solito, questo atteggiamento vi sorprende perché vi sareste aspettati di più da quella persona.

Il classico Machiavelli. Affascinante, sicuro di sé, rispettoso quando c'è il capo. Brusco, rude, sprezzante quando non c'è. Questa persona si comporta bene quando ha vicino persone che possono aiutarla a realizzare le proprie ambizioni. Nel suo libro Give and Take: Why Helping Others Drives Our Success, il professore della Wharton Adam Grant descrive questo tipo di collega come “gente che sa solo prendere”. Dice che questa dualità può essere espressa come un atteggiamento da “debole coi forti, forte con i deboli”: «Anche se queste persone tendono a essere dominanti e orientate al controllo con i loro subordinati, sono sorprendentemente sottomesse e deferenti verso i superiori. Vogliono essere ammirate da sponsor influenti, così vanno avanti affascinando e lusingando. Il risultato è che le persone potenti tendono a farsi di loro un'immagine brillante».

Indipendentemente da quale sia il tipo di persona con la quale avete a che fare, ecco i passi da compiere per gestire meglio le vostre reazioni e l'altra persona.

Il problema non siete voi. Non prendetela sul personale. Quando osservate un comportamento simile, fate un passo indietro e cercate di guardare la situazione da spettatori. È facile dare per scontato che in questo gioco ci troviamo ad assumere il ruolo di vittima; in realtà, è molto più una questione di mancanza di fiducia, di insicurezza e di esperienze pregresse che incidono sul vostro collega. «Poche persone si svegliano la mattina con l'intenzione esplicita di fare la parte del cattivo collega. Raramente si tratta di cattive intenzioni, di solito è più un problema di mancanza di consapevolezza o di scarsa propensione all'intelligenza emotiva. Deriva da un desiderio di impressionare il capo», spiega Dillon. Alcune persone sono cresciute in organizzazioni caratterizzate da un approccio “politico” e hanno imparato che questo è l'unico modo per avere successo.

Non ripagate con la stessa moneta. Quando si nota un comportamento del genere, la tentazione è quella di volersi fare giustizia o pareggiare i conti, soprattutto se il comportamento viene premiato. Ci facciamo prendere dalle nostre emozioni: non è giusto, lavoro così duro e cerco di essere un buon collega per gli altri. Perché il capo non se ne accorge? Qualsiasi cosa facciate, non combattete il fuoco con il fuoco. «Non cercate di stravolgere la vostra natura per adattarvi», dice Dillon. «Non fatevi prendere da un comportamento autodistruttivo. Non cercate di danneggiare a vostra volta la persona. Non parlatene male con gli altri colleghi. Non alzate gli occhi al cielo e non allontanatevi quando parla, perché tutto questo vi metterebbe in cattiva luce. Rendetevi conto che i capi non si fanno abbindolare tanto a lungo».

Mantenete un comportamento costruttivo col collega. Prima di affrontare in modo esplicito la situazione, siate onesti con voi stessi: il comportamento dell'altro è solamente fastidioso oppure incide sulla capacità, vostra o del vostro team, di fare le cose e di portare a termine il lavoro? Se è vera la seconda ipotesi e decidete che è arrivato il momento di agire, di solito è meglio partire col collega che non col capo. Gestite la cosa nel modo più costruttivo possibile. «Non affrontate il collega in pubblico», consiglia Dillon. «Parlate in un luogo privato. Fategli capire che volete fare una correzione di rotta e non scatenare una guerra.» Date al collega il beneficio del dubbio e cercate di capire, essendo molto chiari su quelle che sono le vostre necessità.

Potreste dire:

«Non mi è chiaro in che modo i nostri team si stanno dividendo le cose da fare. Possiamo discutere chi fa cosa prima del prossimo meeting?»

«Ho saputo che hai qualche perplessità sull'approccio che stiamo seguendo. Mi piacerebbe sapere quali sono. Potresti dirmi che ne pensi? La prossima volta, per favore, parlamene direttamente».

«Sono consapevole che siamo tutti impegnati. Potresti dirmi cosa il nostro team potrebbe fare per avere la tua piena attenzione su questo aspetto? L'ultima volta che eravamo assieme ho percepito la tua frustrazione e la tua impazienza e vorrei che cercassimo di mantenere un tono collaborativo».

Se necessario, parlatene cautamente col capo. Se non vedete grandi cambiamenti e continuate a pensare che il comportamento impatti sul lavoro, usate tutte le precauzioni nel parlarne col capo. Prendetevi del tempo per prepararvi. Chiedetevi: ho fatto tutto il possibile per risolvere il problema? Com'è la mia attuale relazione col capo? Come posso inquadrare la cosa al meglio per non dare l'impressione di rimpallare un problema? Quali sono il timing e l'approccio migliori?

Dillon consiglia, «State attenti a non sembrare voi quelli problematici. Cercate di non dare l'impressione di essere arrabbiati, meschini, quelli che vogliono fare la lezione, che piagnucolano o si lamentano. È importante focalizzarsi sul lavoro». Nell'approcciare il vostro capo, siate espliciti riguardo le vostre intenzioni, fate domande e cercate di chiarire le cose. Mantenete un tono calmo e neutrale.

Potreste dire:

«Ho parlato con Joe del modo per definire al meglio ruoli e responsabilità nella nostra prossima attività. Potremmo fare un incontro a tre per confermare le cose prima di andare avanti?»

«Grazie per aver condiviso le preoccupazioni di Laura. Mi sono confrontato con lei sul tema. Se ti porta qualche altro elemento, per favore fammelo sapere o incoraggiala a parlarne con me direttamente».

«Sono un po' confuso a proposito del ruolo di Tom nel Progetto X. Ho parlato direttamente con lui del tono generale che si percepisce in questi meeting, dato che quando tu non ci sei lui sembra poco coinvolto o frustrato. Qualsiasi indicazione per capire come questo impatta sulle sue priorità sarebbe la benvenuta».

Imparate dal collega e cercate di trarne una lezione. Di solito, c'è una motivazione personale dietro al fatto che un collega ci infastidisce, ed è bene cercare di imparare da questo. Considerate in che modo il collega potrebbe essere lo specchio delle caratteristiche che non apprezzate in voi stessi. Vorreste essere capaci di reagire velocemente alle situazioni? Siete preoccupati di non essere altrettanto visibili al vostro capo o ad altre persone che ricoprono ruoli importanti nell'organizzazione? Invece di considerare il comportamento dell'altra persone come del tutto negativo, pensate alle caratteristiche positive che mostra di possedere: inquadrare le cose, saper raccontare, fare buone domande, avere una visione strategica, farsi conoscere dagli altri per le competenze che possiede. È possibile emulare questi atteggiamenti senza accompagnarli con tracotanza, arroganza, doppiezza o mancanza di rispetto. Come scrive Dorie Clark, autrice di Reinventing You and Stand Out, è possibile promuoversi “senza alienarsi i propri colleghi e fare la figura della carogna”. Focalizzatevi su queste importanti competenze a modo vostro, senza compromettere la vostra integrità, andare contro i vostri valori o essere un cattivo collega per gli altri.   

È facile perdersi nella rabbia e nella frustrazione quando si ha a che fare con colleghi che fanno le cose in modo diverso da noi, specialmente di fronte al capo. Rifocalizzate quell'energia su quello che potete fare direttamente: siate consapevoli del vostro comportamento, gestite le cose in modo costruttivo, siate disposti a imparare e mantenetevi allineati con i vostri valori. In altre parole, fate di questa esperienza un'occasione per diventare dei colleghi migliori, non per punire gli altri se non sono come voi.


Amy Jen Su è co-fondatrice e managing partner di Paravis Partner, una società di executive coaching e di sviluppo della leadership. È co-autrice con Muriel Maignan Wilkins di Own the Room: Discover Your Signature Voice to Master Your Leadership Presence. Seguite Amy su Twitter: @amyjensu.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 2500

Temi più seguiti

Partner center