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Lavoro agile: oltre la distinzione tra lavoro autonomo e subordinato

Lavoro agile: oltre la distinzione tra lavoro autonomo e subordinato

Volendo descrivere in poche parole cosa sia in concreto il "lavoro agile", può essere utile richiamare la definizione elaborata dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, secondo il quale lo Smart Working è «una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati».

In realtà, credo che il concetto di Smart Working implichi addirittura qualcosa di più di quanto appena descritto. Consentire di lavorare quando, dove e come si vuole significa addirittura mettere in discussione la nozione di lavoro subordinato.

Oggi, le modalità di svolgimento dell’attività lavorativa si sono decisamente trasformate rispetto al passato. L’immagine dell’impiegato che entra in azienda, timbra il cartellino e lavora alla sua scrivania per otto ore non descrive più in maniera fedele la situazione presente in molte aziende. Come risulta da alcune indagini, ormai circa il 50% delle postazioni di lavoro fisse presenti all’interno dei locali di lavoro non sono utilizzate.

È un dato acquisito che, grazie alle nuove tecnologie, non è più necessario che il lavoratore sia fisicamente in ufficio per svolgere la propria attività: per alcune tipologie di lavoro, al dipendente è sufficiente disporre di uno strumento digitale e di una connessione internet per fare tutto quello che farebbe in ufficio. Proprio per questo, alcune aziende hanno già iniziato da diverso tempo a consentire ai propri dipendenti di lavorare sfruttando le enormi possibilità offerte dai moderni strumenti tecnologici.

Fino a questo momento, il concetto di "lavoro agile" è stato studiato molto da un punto di vista organizzativo, ma decisamente meno da un punto di vista giuridico. Nel mondo del diritto del lavoro, si è sempre distinto il lavoro subordinato dal lavoro autonomo, descrivendoli come due "tipi" contrattuali contrapposti. Considerando la definizione di Smart Working del Politecnico sopra richiamata, è evidente come assumano rilevanza le parole "autonomia" e "responsabilizzazione": due concetti che sembrerebbero ricondurre il "lavoro agile" all’interno della tipologia del lavoro autonomo.

In realtà non è così, posto che il recente Disegno di Legge stabilisce, preliminarmente, che il lavoro agile consiste in una «modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato». Il provvedimento normativo attualmente in discussione in tema di Smart Working rappresenta, pertanto, un importante passo avanti nella disciplina e nell’inquadramento giuridico di una modalità di svolgimento dell’attività lavorativa che, nei fatti, ha già iniziato a diffondersi in quelle realtà aziendali particolarmente organizzate e sensibili alle esigenze dei propri dipendenti, ma che potrebbe essere oggetto di un’applicazione sempre più diffusa.

Il punto più importante della norma in discussione è lo "sganciamento" dal c.d. telelavoro, soprattutto per quanto riguarda gli obblighi di sicurezza. A ben guardare, tuttavia, quest’ultimo intervento del legislatore arricchisce un quadro normativo in cui è già presente una norma, recentemente riscritta, senza la quale non sarebbe possibile realizzare in maniera efficiente alcuna modalità di lavoro agile.

Mi riferisco al novellato art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, che oggi considera leciti i controlli dei lavoratori effettuati tramite gli «strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa». È evidente che quest’ultima norma rappresenti il presupposto necessario per attuare nuove modalità di lavoro che prescindono da un'effettiva presenza del lavoratore in azienda. In tal senso, è chiaro che lo Smart Working si fonda su un rapporto di fiducia tra datore di lavoro e dipendente; ma è altresì evidente che, per tutelare gli interessi aziendali, per il datore di lavoro deve essere possibile accertarsi che l’attività lavorativa venga effettivamente svolta dal dipendente non presente in azienda.

Forse è veramente cominciato l’ineluttabile cammino verso la soppressione della distinzione tra lavoro autonomo e subordinato.


Franco Toffoletto, avvocato, Chairman e Managing Partner dello Studio legale Toffoletto De Luca Tamajo e soci.

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