SISTEMA ITALIA

Con i Cinque Stelle, resta alto il rischio di deriva populista

Renato Mannheimer

03 Ottobre 2016

Con i Cinque Stelle, resta alto il rischio di deriva populista

E’ iniziato il declino del M5S? Molti pensano di sì, ma non è detto. Certo non tramonta il successo del populismo nel nostro (e non solo nel nostro) Paese. Ancora di recente, le vicende della giunta comunale di Roma hanno riportato prepotentemente in luce le debolezze strutturali del movimento fondato dall’ex comico genovese. E’ stato posto soprattutto l’accento sulla palese approssimazione di certe scelte e anche sull’incompetenza che taluni esponenti del M5S hanno talvolta dimostrato. Molti, spesso giovani e, forse per questo motivo, un poco inesperti, si sono trovati improvvisamente a dovere gestire responsabilità, anche di gestione e di indirizzo. E i temi su cui sono cresciuti politicamente (la critica all’establishment, alla casta, ecc.), che pure si sono dimostrati – e rimangono tuttora - molto attraenti per l’elettorato, non forniscono una base di conoscenze sufficiente per poi assumere le redini del Governo.

Il motivo principale di quanto è avvenuto sta però nell’assenza di una vera e organica strutturazione del M5S che è, appunto, un movimento e non un partito, per di più di stampo verticistico. Questa sua connotazione porta a debolezze consistenti nella fase di selezione della leadership e dei candidati alle diverse cariche elettive, spesso prescelti con pochi voti espressi sul web, con una partecipazione straordinariamente modesta (diversamente da come Roberto Casaleggio aveva previsto e auspicato). E, al tempo stesso, a un processo decisionale fortemente concentrato nel vertice e totalmente privo di procedure condivise interne, specie nei momenti cruciali. E in molti casi – come si è visto in parte nella scelta degli assessori della giunta di Roma – più attento alla “purezza” che alla competenza e alla capacità di governare.

Tuttavia, e nonostante i guai attraversati dai grillini nel tentativo di governare la Capitale, un italiano su quattro continua a ritenere che “sarebbe una cosa positiva” che andassero al governo del Paese in caso di loro vittoria alle elezioni politiche nazionali (il dato emerge da un sondaggio su un campione rappresentativo della popolazione adulta del nostro Paese, condotto dall’Istituto Eumetra Monterosa).

Certo, il 25% è addirittura meno dello stesso seguito rilevato per il M5S nel momento (settembre 2016) in cui il sondaggio è stato effettuato. Ed è vero che la gran parte degli italiani dichiara di non fidarsi del M5S al Governo. Ma solo una porzione (28% del campione complessivo) dei restanti intervistati è esplicitamente del parere che i grillini “non sono in grado di governare”. Infatti – ed è l’elemento più significativo di questa ricerca - la maggioranza quasi assoluta (48%) dei rispondenti è convinta che la presenza del M5S al Governo sia in fin dei conti indifferente, “tanto i partiti sono tutti uguali”. Un’opinione superficiale e affrettata, ma molto presente tra chi – ed è, spesso lo si dimentica, la grande maggioranza degli italiani – segue poco e distrattamente le vicende politiche.

Sono in larga misura persone con un basso titolo di studio, casalinghe, pensionati, ma anche molti disoccupati o in cerca di prima occupazione. Le loro valutazioni muovono da un radicato disprezzo verso la politica e i suoi esponenti (compresi, in parte, quelli del M5S), un senso di forte lontananza dalle istituzioni democratiche rappresentative e, come ha osservato Folli, “un rancore permanente e una assoluta sfiducia verso chi governa o si trova comunque vicino all’area governativa”.

Questo modo di pensare è la base potenziale di movimenti populisti come il M5S. Al di là della sfiducia che appare coinvolgere anche il movimento di Grillo, il sentimento populista continua a restare molto (troppo) ampio nel nostro Paese. Ed è presente anche in parte dell’elettorato dei partiti tradizionali, tanto che il 31% degli elettori del Pd, il 39% di quelli di Forza Italia e addirittura il 54% dei votanti per la Lega Nord non esita ad affermare che “i partiti – compreso il M5S - sono tutti uguali”.

Se è vero dunque che dalla vicenda romana i Cinque Stelle hanno perso parte della loro credibilità, è vero soprattutto che le altre forze politiche non ne hanno acquisita. Lasciando intatto il pericoloso potenziale populista del nostro Paese.


Renato Mannheimer, sociologo, Eumetra Monterosa.

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