Big Data: la rivoluzione manageriale

Big Data: la rivoluzione manageriale

I Big Data, scrivono gli autori, rappresentano una realtà molto più potente degli strumenti analitici del passato. I dirigenti possono misurare, e perciò gestire in modo più preciso, più di quanto non sia accaduto in passato. Possono effettuare previsioni migliori e prendere decisioni più appropriate. Possono indirizzare interventi più efficaci in aree finora dominate da sensazioni e intuizioni che da dati e rigore. Le differenze tra i Big Data e gli strumenti analitici consistono in volume, velocità e varietà. Oggi attraversano Internet ogni secondo più dati di quanti non ne fossero archiviati vent’anni fa nell’intera rete. Informazioni quasi in tempo reale permettono a un’azienda di essere molto più agile dei suoi concorrenti. E quelle informazioni possono venire da social network, immagini, sensori, rete o altre fonti non strutturate. Vi sono, tuttavia, delle sfide manageriali molto concrete. I decisori al vertice devono imparare a formulare le domande giuste e a praticare processi decisionali basati su prove. Le organizzazioni devono assumere degli scienziati capaci di individuare degli schemi in masse enormi di dati e di tradurli informazioni di business utili. Le direzioni IT devono lavorare sodo per integrare tutte le fonti rilevanti di dati, interne ed esterne. Gli autori presentano due storie di successo per illustrare in che modo le imprese usano i Big Data: PASSUR Aerospace abilita le compagnie aeree a far coincidere i tempi di arrivo stimati con quelli effettivi. Sears Holding analizza direttamente i dati in arrivo negli archivi per effettuare promozioni molto più precise e veloci.

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