Editoriale: I tranelli della successione

I tranelli della successione È significativo il titolo dell’articolo di Ivan Lansberg sul tema della successione familiare: «Il test del principe». Ha un po’ il sapore di una visione ottocentesca all’interno della quale si svolge un racconto di tipo dinastico, con gli intrighi cari a Machiavelli e il respiro storico dei Buddenbrook di Thomas Mann. Ma il saggio di Lansberg è tutt’altro che il richiamo a una visione d’antan, perché è invece una attualissima riflessione sui problemi della successione in azienda, in primo luogo familiare, ma in realtà non solo. È infatti questione della massima rilevanza quella delle aspettative che circondano l’avvento di un nuovo CEO. Dipendenti, azionisti e sindacati attendono al varco il nuovo venuto, di norma poco disposti a perdonargli qualche errore iniziale. Altri stakeholder, come i fornitori, i clienti e le banche accompagnano il percorso di avvio con la massima attenzione, forse meno pronti a censurare, ma certo poco disposti a perdonare. Il tema della successione diviene rovente quando, come descrive ottimamente Lansberg, si tratta di un membro della famiglia dell’imprenditore ad assumere le redini del comando. L’attenzione si fa spasmodica, il candidato sente la pressione, i tranelli sono ovunque, il fallimento può essere a ogni passo. Lansberg richiama i dilemmi del principe, ma la sua simpatia sta con il nuovo arrivato e i suoi consigli su come superare Scilla e Cariddi sono estremamente puntuali e utili, anche nelle successioni fuori dalla famiglia. Un altro articolo di questo numero tocca un tema altrettanto difficile e delicato: quello di Eagly e Carli sulle difficoltà che le donne tuttora hanno nell’accedere a posizioni di vertice. Le autrici propongono di rivedere la celebre metafora del «soffitto di cristallo», e cioè la barriera evidente ma insuperabile che si oppone alla crescita femminile nelle organizzazioni, e propongono la nuova visione del labirinto della leadership. Le loro proposte per spezzare le moderne catene femminili nelle imprese sono forti e creative. Altri eccellenti contributi compongono questo numero di Harvard Business Review Italia. Barber e Goold analizzano le strategie di successo delle società di private equity nella prospettiva delle aziende quotate, ipotizzando strade dinamiche e flessibili per realizzare acquisizioni di successo. E Bruce Nolop propone, proprio per le acquisizioni, alcune regole pratiche e chiare, basate su una lunga esperienza, per garantirsi il massimo di probabilità di successo in queste complesse operazioni. Anche l’articolo di Malhotra e Bazerman ha risvolti di grande utilità pratica, poiché insegna a gestire in modo accorto le trattative che, spesso, finiscono in niente a motivo di una gestione poco attenta: la loro proposta è di comprendere quanti più possibile della controparte praticando la negoziazione investigativa. Il contributo di Yip e Bink spiega con chiarezza in che modo gestire i clienti globali, concedendo eventualmente lo status di Global Account. E Slone e altri mettono in guardia i CEO dal trascurare la gestione strategica della supply chain, poiché sempre più da essa dipendono i risultati economici dell’impresa. Non meno rilevante, infine, il saggio di Gadiesh, Leung e Vestring sulla crescita in atto del segmento medio dell’immenso mercato cinese. Buona lettura!

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