SISTEMA ITALIA

L’autonomia “soft” che piace in Italia

Come si sa, la Lombardia e il Veneto somigliano alla Catalogna per il relativo benessere economico. Anche questo è un elemento che spiega – o forse ispira – le pulsioni autonomistiche che si colgono sia in Spagna sia in Italia. Certo, con differenze enormi tra le due situazioni. La Catalogna reclama addirittura l’indipendenza e desidera diventare una nazione autonoma. Da noi si ragiona su scenari completamente differenti, tanto che entrambi i referendum sull’autonomia, indetti in Lombardia e Veneto, hanno proposto sì un allargamento e un’accentuazione di quest’ultima, ma specificando che la richiesta è avanzata nel quadro indiscutibile dell’unità nazionale.

Ci si può domandare al riguardo fino a che punto gli stessi abitanti dei contesti tra i più interessati in Italia alle tentazioni autonomistiche, i Lombardi e i Veneti – e la popolazione italiana nel suo insieme – credano davvero nella necessità di allargare i poteri oggi attribuiti alle singole regioni o invece questa richiesta non rappresenti l’idea isolata di qualche leader della Lega. Un sondaggio svolto dall’Istituto Eumetra Monterosa mostra come in effetti l’aspettativa di autonomia sia molto diffusa nelle due regioni del Nord, ma come al tempo stesso essa sia anche presente, sia pure in misura minoritaria, anche nelle altre regioni italiane.

Nel complesso, il 61% degli abitanti di Lombardia e Veneto esprime una richiesta di maggiore autonomia per la propria regione (con una accentuazione in Lombardia). Tra costoro, una minoranza che ha tuttavia una sua estensione relativa (14%), arriva ad auspicare una autonomia totale (qualcuno dice “l’indipendenza”) dal resto del Paese, mentre la maggioranza (46%) desidera un allargamento dell’autonomia parziale di cui già godono le singole regioni, specie nell’ambito della sanità e delle politiche del lavoro, senza dimenticare la tematica fiscale (che tuttavia non è la prima tra gli ambiti di maggiore autonomia desiderati e che è indicata dal 15%). A costoro si contrappone grossomodo un terzo (34%) dei lombardo-veneti, che afferma di non ambire ad una maggiore autonomia “perché la situazione attuale va già bene” e un altro 6% che vorrebbe al contrario una riduzione del grado di autonomia attualmente goduto da queste regioni.

Come si è detto, però, l’ambizione a una maggiore autonomia non è una caratteristica delle sole due regioni che sono state interessate al referendum (Lombardia e Veneto), ma si riscontra, seppure in misura minore, anche nel resto della popolazione italiana, residente in altre parti del Paese. Complessivamente, infatti, il 49% (vale a dire quasi la metà) degli intervistati sul territorio nazionale chiede una accentuazione del grado di autonomia della propria regione (il 9% si spinge a chiedere la “totale indipendenza”).

Ma, al tempo stesso, una percentuale quasi analoga del campione di italiani (45%) è di parere esattamente opposto e ritiene che quanto riconosciuto già oggi alle singole regioni, sia sufficiente. Se a costoro aggiungiamo i pochi (6%) che pensano che il livello di autonomia concesso dalla legge vigente sia eccessivo (e ne propongono quindi una riduzione) vediamo distintamente come la questione dell’allargamento dei poteri alle regioni spacchi letteralmente in due l’opinione pubblica italiana, con una metà di favorevoli e una metà di contrari. I primi si trovano più frequentemente nelle regioni del Nord e, com’era prevedibile, tra i votanti per la Lega (ma con una accentuazione anche tra gli elettori del M5S). È tra i sostenitori del Pd, invece, che si rileva la più intensa accettazione dell’ordinamento attuale.

Anche questi dati mostrano quindi come il tema dell’allargamento della attuale sfera di autonomia concessa alle regioni divida il Paese in due fronti opposti, di misura sostanzialmente uguale. C’è chi è favorevole a un incremento di poteri, specialmente al Nord, e chi è contrario e vorrebbe mantenere la situazione attuale. È significativo che siano pochissimi, invece, coloro che vorrebbero restringere il grado di autonomia regionale. Il che significa che, contrariamente all’opinione di qualche osservatore, l’idea di un decentramento di poteri e di funzioni alle singole regioni è ancora largamente condivisa e sostenuta dai cittadini. Semmai si tratta di discuterne i limiti e il perimetro. Una questione prioritaria da risolvere nella prossima legislatura.

 

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