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Dirigenti d'azienda: dove e come si guadagna di più

Per valutare l’andamento del mercato del lavoro manageriale altamente qualificato occorre monitorare i livelli delle retribuzioni ai piani alti delle aziende. Badenoch&Clark, società di consulenza internazionale di executive search, ha pubblicato alcune Salary Guide sulle retribuzioni dei manager nel mercato italiano, frutto di un’ampia ricerca condotta su un campione di oltre 300mila osservazioni qualificate in tutta Italia. Dall’ultima rilevazione effettuata nel 2017 risulta che i dirigenti che guadagnano di più in Italia sono quelli che lavorano nelle grandi aziende in Lombardia, mentre in fondo alla classifica per Regioni troviamo i dirigenti che operano in Basilicata. Infatti il gap tra la retribuzione annua lorda (RAL) di un dirigente milanese – 104mila euro – e uno potentino – 84mila – risulta di circa 20mila euro lordi annui.

Naturalmente, anche le dimensioni dell’azienda influiscono sui livelli retributivi dei dirigenti: il gap tra micro-aziende (fino a 10 dipendenti) e grandi imprese con più di mille occupati supera il 25%. Nelle imprese minori la RAL media si attesta sugli 89.491 euro annui, mentre nelle aziende di medie dimensioni (da 51 a 250 dipendenti) risulta pari a 103.276 euro, e nelle grandi imprese supera i 112 mila euro. 

Secondo quanto emerge dalla ricerca, i ruoli dirigenziali meglio retribuiti risultano quelli appartenenti alla Direzione Generale, mentre i settori merceologici dove la RAL è generalmente più alta sono le assicurazioni, l’alimentare e l’industria dei beni di largo consumo. Nel settore farmaceutico appare più elevata per i dirigenti la componente variabile della retribuzione, mentre in fondo alla classifica troviamo i dirigenti con ruoli IT che operano in società di servizi e consulenza software.


Il valore della seniority

Un elemento importante da valutare è quello della seniority. Se consideriamo l’età anagrafica dei manager, possiamo notare che nei primi dieci anni di carriera (dai 25 ai 34 anni) la retribuzione annua lorda cresce del 24,1%, mentre nei vent’anni successivi aumenta più lentamente (21,3%) e nella fascia dai 55 ai 64 anni scende al 19,5%. Nel complesso il “gap generazionale” dei dirigenti italiani nel campione esaminato, partendo dallo stipendio del giovane manager (25 anni) fino all’ultimo stadio della carriera dirigenziale (65 anni), sfiora il 30%.


Quanto incide il titolo di studio

I dirigenti in possesso di un titolo di studio universitario percepiscono, in media, livelli di remunerazione più elevati di quelli dei colleghi sprovvisti di laurea (103.681 euro contro 97.345), con un gap tuttavia piuttosto modesto (6,5% in media). Ma la rapidità della scalata dipende soprattutto dalla leadership del giovane manager e dalle sue effettive capacità come decision maker.

Le università private si confermano una scelta vincente per quanto riguarda non solo la retribuzione dei dirigenti, ma anche le opportunità di carriera. I rilevatori di Badenoch&Clark hanno messo a confronto la RAL media dei dirigenti del campione esaminato in base all’ateneo di provenienza. Ai vertici nella graduatoria degli stipendi si classificano i manager provenienti da due atenei milanesi: la Bocconi, specializzata in scienze economiche, seguita dall’Università Cattolica del Sacro Cuore; a poca distanza, l’Università degli Studi di Parma e due Politecnici: Milano e Torino.

Pietro Valdes è Managing Director Badenoch&Clark.

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