Smart Digital Factory: una strada per l’Italia, ma occorre investire nelle competenze

Dal 5 al 7 marzo in Fieramilanocity si tiene la fiera della stampa 3D (3Dprinthub) in cui si mostrano le realtà concrete dell’“additive manufacturing” sia nell’area consumer che in quella business, aprendo la strada per uno sviluppo dell’industria manifatturiera italiana che può e deve divenire una “smart digital factory” a livello internazionale, come mostrano già tante “best practices”. 

Il Congresso di AICA il 13 novembre scorso ha chiaramente messo in evidenza quanto l’innovazione delle tecnologie digitali stia modificando profondamente l’organizzazione, i modelli di business e di gestione della produzione manifatturiera: favorendo la crescita dell’innovazione, della produttività e della capacità competitiva delle piccole e medie imprese e dell’artigianato italiano.  
Sta iniziando un percorso che intreccia sempre più strettamente i bit e gli atomi, e le tecnologie di digital fabrication, additive manufacturing, fast prototyping cambiano profondamente il volto della “fabbrica” come la si è tradizionalmente intesa;  nuovi soggetti quali i Fablab o i centri di digital prototyping  entrano nell’ecosistema della produzione. Questo cambiamento per costruire la “fabbrica digitale smart” è una sfida di rilevanza fondamentale per le imprese manifatturiere dell’Italia, secondo Paese manifatturiero d’Europa dopo la Germania, ma primo in numerosi comparti anche a livello mondiale e grande esportatore di prodotti di qualità.

Questa sfida trova davanti a sé alcuni ostacoli. Ci sono ostacoli legati al sistema economico, per cui le PMI hanno in media una bassa capitalizzazione, si muovono in un contesto di difficoltà burocratiche che frena gli investimenti innovativi. Ciò che però, in realtà, frena maggiormente la crescita è la carenza di risorse umane qualificate, in particolare di figure dotate di competenze digitali professionali in grado di affrontare il complesso mix di progettazione, programmazione, gestione dei materiali, dei nuovi processi produttivi e di supply chain. Allo stesso tempo, manca in troppe imprese una capacità di e-leadership, che consenta di comprendere e guidare verso il futuro. 

I recenti dati pubblicati dalla Agenda Digitale Europea mostrano il grave ritardo italiano nello sviluppo della economia digitale: siamo classificati al 25° posto su 28 Paesi. Vi è un grave ritardo nelle reti a  larga banda, ma vi è un pesante handicap, ancor più preoccupante, nelle competenze digitali di base e specialistiche.    

Il tema delle competenze è divenuto ormai un tema centrale per le imprese italiane: è urgente  investire per preparare competenze adeguate da inserire al più presto nel sistema manifatturiero italiano, operando trasformazioni nelle scuole di formazione tecnica, ma anche nei licei con l’effettiva attuazione pratica, non solo annunciata, dell’alternanza scuola-lavoro, così come nel sostegno alla formazione nelle imprese e per chi viene fatto uscire dal lavoro.   

Con tale obiettivo AICA sta organizzando un Osservatorio sulle competenze per il Sistema di Produzione Digitale (Digital Fabrication) assieme a imprese, artigiani,  associazioni, istituzioni formative; sulla base di quanto emergerà, sarà promosso lo sviluppo di  profili di competenze specifiche nell’additive manufacturing, con riferimento sia alle funzioni tecniche, sia alle capacità di e-leadership che le funzioni manageriali e imprenditive devono sviluppare per accelerare la trasformazione digitale, quale strada determinante per costruire un futuro per l’Italia. 

 

Bruno Lamborghini è presidente di AICA-Associazione Italiana Calcolo Automatico

 

 

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