Catania: più che malasanità, mala-organizzazione

Sdegno, ispezioni, convocazioni, notizie di reato vanno bene, ma poi non succede niente tranne forse qualche punizione individuale. Un triste incidente, quello della neonata di Catania deceduta dopo essere stata respinta da diversi ospedali, che ha turbato l'opinione pubblica e ha indignato il Presidente della Repubblica , e che diventa un "casus" per una polemica politica. Verranno rilevate le responsabilità individuali, speriamo. Ma ciò che non  funziona bene è la "rete organizzativa della salute" in Sicilia come in molte altre regioni: funzioni della holding dell'Assessorato e responsabilità delle strutture pubbliche e private, obiettivi e misure a tutti i livelli, rilevazione molecolare della qualità dei servizi, allocazione di risorse, professionalità e managerialità, trasparenza, sistemi di comunicazione e cooperazione, condivisione delle conoscenze, senso di comunità e molto altro. 

I processi di servizio sono spesso difettosi, sia negli aspetti hard che nella diversa competenza di servizio. L'incidente così si rende spesso inevitabile e poi si cerca il capro espiatorio in un addetto all'ambulana, in un medico o in un assessore. Nel 2012 era stata perfezionata e finanziata  una Convenzione fra Regione, Agenas, Università di Palermo e Milano Bicocca per un  vasto piano di  sviluppo organizzativo del sistema sanitario in Sicilia  pronto per partire dal 2013 guidato dall'Assessore Borsellino e diretto da chi scrive. Il progetto è stato mandato verso le sabbie mobili dalla burocrazia regionale e ministeriale, forse in nome e per conto di altri e contro le intenzioni  dell'Assessore. Perché, invece di scambiarsi attacchi, Ministro e Assessore non riprendono e rilanciano quel progetto (o uno simile), assumendosi una forte leadership e un impegno congiunto,  attivando la più grande partecipazione dei molti buoni dirigenti e personale sanitario a livello regionale e nazionale, avvalendosi  di contributi scientifici e professionali di alto profilo e di indiscutibile integrità?   

Sarebbe un caso di positivo “reinventing governement”, con i servizi cruciali per i cittadini come principio guida di una riorganizzazione, principio di realtà che rimette sui piedi la politica.

 

Federico Butera è Direttore della rivista Studi Organizzativi e Presidente della Fondazione Irso.

 

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