Leadership, progettata da Gaudì

Qualche tempo fa ero a Barcellona per un viaggio di lavoro e ho riservato una giornata alla visita della città. Volevo immergermi, anche se soltanto per poche ore, nell’atmosfera delle Ramblas (le tipiche, animate e spesso affollate vie che collegano Plaça de Catalunya con il porto) e del Barri Gòtic (il quartiere gotico). E dovevo vedere la Sagrada Famìlia.
Il Temple Expiatori de la Sagrada Família (Tempio espiatorio della Sacra Famiglia) è universalmente riconosciuto come il capolavoro di Antoni Gaudì l’architetto spagnolo, vissuto a Barcellona tra il XIX e il XX secolo, considerato fra i più grandi architetti della storia.

Camminando verso la basilica, stavo pensando a come Gaudì non solo ha progettato una parte considerevole dei monumenti più famosi della città, ma ha contribuito a costruire l’identità stessa di Barcellona. E questo mi ha stimolato a pensare alla relazione tra architettura e leadership, dato che un leader spesso deve affrontare la sfida di costruire l’identità di un gruppo o di un’organizzazione.
Sono arrivato alla Sagrada Familia al tramonto. La luce degli ultimi raggi di sole, filtrata dalle vetrate policrome, mi ha emozionato. Non sono un esperto di arte né di architettura, ma quattro cose mi sono rimaste in mente, e penso possano essere considerate quattro lezioni di leadership che possiamo imparare da Antoni Gaudì (fa parte della condizione di essere un docente di management il non riuscire a evitare di pensare alla leadership anche quando si passeggia dentro a uno dei maggiori capolavori della cristianità).

Gaudì ha lavorato con dedizione a un’opera che sapeva di non poter portare a termine. Aveva concepito la Sagrada Familia come un progetto che doveva impegnare generazioni, come una cattedrale medioevale. È stato capace di un progetto e di una visione che trascendesse la sua persona e il suo essere architetto. È una vera e propria opera di devozione. E mi domando se siamo ancora capaci di progetti di questo respiro e quanti leader in questo momento possano permettersi di affrontarne.

Ha lavorato tra molte incertezze. La Sagrada Familia è stata costruita “per approssimazioni successive”, modificando i progetti passo passo e definendo le forme man mano che la chiesa assumeva consistenza e realtà. Mi domando se sarei in grado di iniziare un progetto di questa portata senza il bisogno di essere rassicurato da un piano dettagliato, accogliendo l’incertezza di un’opera always in beta.

Si è focalizzato sia sui dettagli che sul progetto globale. Gaudì si è dedicato, nei quarant’anni trascorsi a progettare e costruire la Sagrada Familia, sia alla visione (l’atmosfera della basilica e i significati da trasmettere a ciascun elemento), sia alla cura quasi maniacale dei dettagli costruttivi e iconografici. Potremmo dire che ha alternato continuamente l’attenzione ai micro dettagli e la difesa della visione macro. Mi domando quanto sono capace di alternare in maniera efficace queste due tipologie di pensiero.

Infine, ha affrontato il lavoro più importante della sua vita con umiltà. Secondo il piano di Gaudì, la vetta più alta della chiesa dovrà superare i 170 metri di altezza, con un croce poggiata sulla cima. Ma l’altezza totale dovrà essere un metro meno del Montjuïc, il colle che occupa la parte sud della città, perché Gaudì era convinto che il suo lavoro non dovesse sopravanzare in altezza il lavoro di Dio.
So che queste idee non offrono una ricetta pronta per l’uso al fine di sviluppare la nostra leadership. Spero possano ispirarvi come Gaudì ha ispirato me. Se questo succederà, vi chiedo di condividere i vostri commenti.

Tegretol

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