Mondo formazione

Così le Business School si stanno attrezzando per lavorare con il mercato cinese

L’alta formazione punta i riflettori sul colosso asiatico per preparare una nuova classe di manager con competenze cross-culturali, in grado di confrontarsi con le aziende cinesi e sostenere la loro concorrenza

Francesco Rattalino

08 Giugno 2018

Nel considerare una carriera internazionale giovani studenti e affermati professionisti sono tutti consapevoli del ruolo centrale rappresentato dalla Cina nell'economia globale. Entrare a contatto diretto con questo player, provare ad anticipare i grandi cambiamenti politico-economici che è in grado di esercitare e prevederne le ricadute sul mercato europeo sono gli attuali obiettivi dell’alta formazione manageriale.

La Cina sta entrando in un periodo caratterizzato da dinamiche diverse rispetto al passato. La sua economia sta attraversando un processo che prevede il rafforzamento dei propri elementi di successo verso un modello più sostenibile in termini di servizi, ambiente e qualità dei consumi. La produzione industriale aumenta in modo esponenziale in un Paese che oggi conta 1,38 miliardi di abitanti, forte di un Pil cresciuto del 6,9% nel 2017 e capace di imporsi nei rapporti commerciali con sempre più nazioni, di cui è diventato interlocutore importante per esportazioni, investimenti e sviluppo economico.

Con il rilancio della “Via della Seta” – nota oggi anche come “Bri”, acronimo di “Belt and Road Initiative” – la Cina sta promuovendo una propria versione di globalizzazione. Il Celeste Impero offre molteplici opportunità per gli investitori esteri, ma rispetto a prima richiede una maggiore conoscenza delle dinamiche settoriali e locali in vista dell’ingresso sul mercato.
Comprendere questo aspetto permette a noi europei di sviluppare dinamiche virtuose di lungo periodo, in cui la realizzazione di flussi di scambi di figure manageriali ed imprenditoriali rappresenterà una manifestazione di reciproca esportazione di capitale umano e capacità produttiva.
Questo progresso può avvenire solo grazie a una contestualizzazione della formazione manageriale sulla cultura asiatica, e cinese in particolare: una realtà molto complessa e vivace, attraversata da tante contraddizioni e sfaccettature, che vanno individuate, riconosciute e comprese. Il mercato cinese è diventato uno dei più strategici, ma per avvicinarlo occorre adattarsi a esso.

Pur essendo la seconda potenza economica del mondo, la Cina infatti non è ancora del tutto conosciuta in Occidente. Va studiata da vicino. Non tutti sanno, per esempio, che tra le 500 più grandi aziende al mondo in termini di fatturato del 2017, 109 sono cinesi. Ancora meno è noto che le 40 maggiori società cinesi generano complessivamente un patrimonio totale di oltre 17 trilioni di euro, che equivale a più del PIL dell'intera Unione Europea.
L’ambiente competitivo cinese è in continuo cambiamento. Sono poche le società attrezzate per adattarsi prontamente al nuovo ambiente economico. Gli imprenditori e i manager che desiderano migliorare le loro abilità strategiche nel campo dell'internazionalizzazione delle imprese e della gestione interculturale si interrogano sul modo migliore di fare affari in Cina o con la Cina.
Nessuna società con ambizioni globali può permettersi di ignorare la piazza cinese. Le società che non riusciranno a comprendere le tendenze del mercato e non risponderanno in maniera adeguata perderanno terreno, a vantaggio delle multinazionali maggiormente proattive e delle intraprendenti aziende locali.
Per ottenere risultati in linea con le potenzialità di questo grande mercato, in termini molto pratici, le aziende di stampo occidentale dovrebbero prepararsi ad affrontare una nuova concorrenza. Alla maggior parte di esse sarà richiesto di cambiare struttura di management e di promuovere una maggiore efficienza operativa.

Chi è intenzionato a confrontarsi con il mercato cinese è, infatti, destinato a fronteggiare due principali tendenze: da una parte la costante crescita dei consumi, dall’altra la crescita del livello tecnologico della produzione industriale, in particolare nel settore manifatturiero, una circostanza che richiederà nel breve periodo approfondite conoscenze e raffinate competenze.
Le competenze sono l’asset fondamentale delle organizzazioni e appartengono alle persone che le sviluppano e le esercitano attraverso i rapporti umani, l’interazione professionale e la propria capacità di assimilare nuove culture. Per sapersi conformare a un Paese formato da 31 province, ognuna con le sue ricchezze e difficoltà, è importante quindi trasferire competenze specifiche e conoscenza approfondita sul singolo diverso contesto.

Le relazioni intercontinentali fra gli enti di formazione (business school, università ecc.) sono dunque un ponte prezioso fra l’Italia – e più in generale tutta l’Europa – e la Cina per alimentare la conoscenza delle particolarità di questo Paese e per costruire quell’intensità di interazione, essenziale sia a cogliere tutte le opportunità offerte dalla Cina sia a offrire alla Cina la possibilità di non solo apprezzare l’Italia ma di assumere il nostro Paese quale interlocutore principale della propria espansione in Europa.
Dai corsi di laurea triennale fino a programmi specialistici, MBA, Executive e Ph.D, le business school si stanno attrezzando per preparare gli studenti a lavorare in e con la Cina, proponendo percorsi di studio di qualità e altamente formativi, mirati ad approfondire le dinamiche commerciali tra questo mercato asiatico e la regione euro-mediterranea. All’esperienza di studio è sempre più spesso affiancata quella lavorativa sul campo per formare nuove figure professionali con specifiche competenze di cross-cultural management, capaci di porsi come leader in grado di accompagnare le imprese all’ingresso sul mercato cinese o al rafforzamento della loro presenza. L’obiettivo ancora una volta deve essere quello di formare menti in grado di lavorare su più orizzonti, fornendo conoscenza facilmente trasferibile ad altri contesti internazionali.

Come istituto europeo multicampus dalla forte caratterizzazione internazionale – 6 campus in Europa, a Torino dal 2004 – ESCP Europe ha scelto di sviluppare un asse Europa/Cina che si conforma perfettamente alla strategia di internazionalizzazione e alla logica di preparare i leader di domani a muoversi con disinvoltura da una cultura all'altra. Lo fa tramite più canali: con TOChina – centro di conoscenza integrato, creato per coinvolgere la Cina come partner indispensabile nell'educazione delle future generazioni di cittadini cosmopoliti e competenti professionisti – e anche attraverso accordi internazionali sviluppati direttamente con le C9, le migliori 9 università della Cina. Tra queste Peking University, Zhejiang University, Shanghai Jiao Tong University e infine Tsinghua University, presso la quale da settembre 2019 studenti universitari italiani ed europei al primo anno di economia potranno frequentare un percorso di laurea integrato fra Europa e Cina.


 
Francesco Rattalino
è Direttore ESCP Europe Torino Campus e Direttore degli studi del ChinaMed Business Program

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