Educare i bambini alla felicità per avere adulti sereni e appagati

MARCO MASELLA

23 Febbraio 2018

Le emozioni positive sono sempre state il mio pallino e nel corso degli anni, grazie alla possibilità di entrare in tante realtà aziendali differenti, ho via via realizzato una mia statistica personale che mi ha restituito un’intuizione illuminante: le persone in un “mood positive” sono generalmente più performanti, più creative, più “committed” (e anche più popolari!) rispetto a chi mostra un approccio negativo o neutro. Gli anni sono passati, la scienza ha fatto passi da gigante nell’indagare le emozioni e oggi possiamo ragionevolmente confermare che quell’intuizione è scientificamente vera e spiegabile.

Oggi parlare di positività e felicità legando questi termini al mondo del business non è più un’eresia; al contrario, molte aziende hanno compreso quanto il benessere dei propri dipendenti sia strettamente legato alle loro performance, e sempre di più si preoccupano di mettere in atto iniziative e offrire servizi a favore delle proprie risorse non solo in rapporto al ruolo specifico che ricoprono nell’organizzazione, ma anche a supporto della sfera personale. Smart working, nidi aziendali, il maggiordomo che sbriga le commissioni per conto dei dipendenti, sono solo alcune delle tante possibilità che molte imprese offrono ai propri organici allo scopo di “alleggerire” il peso di pensieri, responsabilità, incombenze che in qualche modo distraggono la concentrazione e l’impegno dal loro lavoro.

Felicità, benessere, soddisfazione personale… quanti di noi si affannano quotidianamente per raggiungere questi traguardi? E quanti di noi li ritengono obiettivi mai pienamente raggiungibili? La felicità è la chiave per vivere in pienezza, in armonia con sé stessi e il mondo, ma la verità è che, affinché questa condizione si realizzi, è necessario smettere di pensare alla felicità come a un traguardo e realizzare che siamo proprio noi i veri artefici del nostro benessere. C’è un prerequisito molto importante senza il quale è difficile raggiungere la felicità che ha a che fare con la solidità psico-emotiva e la consapevolezza di avere un ruolo attivo sugli eventi che ci accadono. La felicità, così, smette di apparire come il risultato di circostanze esterne più o meno fortunose e si rivela come un prodotto delle nostre abitudini mentali, emotive e fisiche, che interagendo determinano il nostro livello di benessere personale.

La felicità è un’abitudine, ed è questa la grande notizia! Così come con grande forza di volontà possiamo smettere di fumare, possiamo anche eliminare dalla nostra vita le abitudini che non ci fanno stare bene per assumerne di nuove e più funzionali al nostro benessere. Penso che in un mondo sempre più complesso come il nostro, che muta alla velocità della luce, carico d’incertezze, conflitti valoriali e competizione globale, sia più che mai necessario crescere bambini solidi, resilienti e felici e sarebbe un grande peccato non sfruttare la grande opportunità di farlo sin dai primi anni di vita nel periodo di maggior plasticità del loro cervello. La solidità è il frutto di un percorso di vita che inizia in tenera età con il supporto e l’amore dei nostri genitori e che continua nel tempo con la capacità di costruirsi intorno una rete di relazioni che ci fanno stare bene e ci sostengono; con lo stimolo a impegnarci in qualcosa di più grande di noi, con l’avere degli obiettivi da raggiungere, con la consapevolezza che possiamo fare molto per il nostro prossimo, con la capacità di apprezzare il buono che ci accade nella vita ma, allo stesso tempo, di accettare anche le cose negative come momenti che siamo in grado di superare.

Come far comprendere tutto questo ai bambini? La verità è che mentre educhiamo i nostri figli educhiamo prima noi stessi. La vera educazione passa attraverso l’esempio e quanto più saremo capaci di fare nostri alcuni meccanismi tanto più i nostri figli ne trarranno beneficio.

Il libro Educare i bambini alla felicità parla proprio del ruolo della felicità nella crescita di un individuo e illustra le tecniche e le metodologie esistenti per svilupparla e insegnarla.  Da più di cinque anni la Scuola di Palo Alto lavora con grande entusiasmo a un progetto no profit che mira a diffondere ad ampio raggio i principi della Positive Education e il libro è la naturale conseguenza di questo percorso: è la volontà di esaudire il desiderio di tanti genitori che hanno partecipato ai nostri incontri di avere la possibilità di rinfrescare – ogni tanto – alcuni concetti sentiti e di approfondirne altri. Ma è anche la risposta più elementare al mio desiderio di condividere quanto più possibile con gli altri ciò che negli anni ho studiato, appreso, elaborato e provato in prima persona nella pratica educativa.

Marco Masella è fondatore e presidente della Scuola di Palo Alto, business school operante da 25 anni nella formazione e consulenza e CEO di Profiles International Italy, azienda americana leader nell'ambito degli assessment online. Ponendo l’individuo al centro di ogni processo aziendale, si è interessato in maniera sempre più attiva al benessere e alla felicità delle persone come elementi fondamentali per la crescita individuale e professionale. Da tempo ha abbracciato la "Scienza dell'Happiness" e, sulla base delle scoperte scientifiche fatte in questo ambito, ha sviluppato una linea di corsi che si pongono l’obiettivo di insegnare alle persone a essere più solide, felici e appagate. È autore di Sputnik Moment, co-autore di Le Sfide del Fare e La Bibbia da Bagno del Business e di Educare i bambini alla felicità - volume 1, editi dalla Scuola di Palo Alto.

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 2500

Temi più seguiti

Partner center